Al Festival delle Letterature Migranti si parla di Siria, senza i soliti clichè

  • Condividi questo articolo

Robin Yassin-Kassab e Leila Al-Shami, a Palermo per la seconda edizione del Festival, hanno discusso di democrazia, diritti, regime e situazione internazionale

18 ottobre 2016 | di | Attualità - Cultura - Eventi - Libri

Dal 12 al 16 ottobre si è svolta a Palermo la seconda edizione del Festival delle Letterature Migranti. L’obiettivo del festival è riuscire a far parlare tutte le anime di una Palermo multiculturale e multirazziale evidenziandone la ricchezza e l’integrazione. La diversità come fattore di ricchezza, terreno fertile per la cultura.

Moltissimi gli interventi con sfumature non soltanto culturali ma anche politiche, come quello svoltosi venerdì 14 all’Archivio Storico Comunale. Sul tavolo dei relatori Robin Yassin-Kassab e Leila Al-Shami co-autori di “Burning Country – Syrians in revolution and war” un libro che racconta la Siria odierna a partire dalla rivolta di Damasco, si è parlato di tutto ciò che è accaduto e accade in Siria, dagli aiuti umanitari alle politiche europee.
img_6371Sono davvero molti i temi affrontati nel corso dell’intervento e i due relatori affrontano con coraggio e determinazione le domande e le osservazioni di Alessandra Rizzo, professoressa dell’Università di Palermo: si inizia parlando di democrazia. La democrazia in Siria ha compiuto dei grandi passi avanti, dopo il 2011. La rivoluzione ha portato radio e giornali liberi e comitati eletti democraticamente, ha dato la possibilità alla gente di autodeterminarsi, tutto questo non esisteva prima del 2011, quando il regime di Assad permetteva la diffusione di tre giornali, stampa di regime ovviamente, e soltanto alla cultura dell’èlite di circolare. E’ Leila Al-Sshami a parlare proprio della cultura: vi è stata una esplosione nella danza, nell’arte, movimenti che finalmente sono nati dal basso e lì si sono diffusi. Non più una cultura imposta dall’alto, ma un popolo che trova nuove e proprie forme di espressione. La Siria pre-rivoluzionaria viene definita come “il regno del silenzio” in contrapposizione con quello che è accaduto in seguito. Dove anche le donne hanno trovato la loro dimensione: centri gestiti da donne per le donne, che spingono alla partecipazione politica alla compromissione con la società, ad abbandonare la loro posizione di spettatrici.
download-1Alcune critiche vengono mosse da Robin Yassin-Kassab e Leila Al-Shami all’Europa. Una su tutte quella di cercare nelle università o nei centri di geopolitica esperti per capire cosa stia succedendo in Siria, ignorando i siriani stessi, non rivolgendosi direttamente a loro per capire le dinamiche interne del Paese. E ancora, si parla di destra e sinistra europea: la destra è facilmente riuscita a collocarsi nelle dinamiche siriane, la sinistra europea invece, ha abbandonato i comitati rivoluzionari, ha tolto loro quel supporto fondamentale per ricostruire il Paese quando la guerra sarà finita: «Non esiste solo Assad o Daesh, in Siria, vi è una terza via che tenta di farsi spazio ma che senza aiuto sta finendo soffocata» ha precisato Leila Al-Shami. La destra ha supportato Assad, perché ha saputo forse spiegarsi meglio, proiettarsi meglio all’esterno.

Il discorso politico si amplia ancora di più: il regime resiste laddove i comitati si spengono, è vero, ma, precisano i due autori, il regime è in realtà già caduto, perché da solo non riesce a reggersi, ha bisogno del supporto internazionale della Turchia, della Russia, dell’Iran. Specifica Yassin-Kassab:«l’80% dei combattenti di Assad sono stranieri, russi, turchi, sciiti».

La libertà è a rischio, e non solo se la vittoria di Assad dovesse essere completa:«le richieste di diritti è prosperità vengono ignorate, la dignità del popolo siriano è calpestato, ciò rende i nazionalismi e i movimenti identitari più forti. La direzione che prenderà la Siria, dipende anche dall’Europa, da quanto deciderà di farsi coinvolgere politicamente».

 

Ilenia Maria Calafiore

Foto © festivaldelleletteraturemigranti.it

 

  • Condividi questo articolo

2 thoughts on “Al Festival delle Letterature Migranti si parla di Siria, senza i soliti clichè

    1. Ciao, sono l’autrice dell’articolo. A tutt’oggi non mi risulta ci siano traduzioni in italiano del testo, purtroppo. Ho fatto una ricerca sui principali canali di distribuzione ed e-commerce ma nulla da fare!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *