Per banche venete spettro bail in, ma il governo nega

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Unione europea ferma su richiesta di fondi privati. Dialogo con istituzioni: ieri incontro a Bruxelles, oggi istituti al ministero dell’Economia

25 maggio 2017 | di | Attualità - Economia

Il lungo incontro vis-à-vis a Bruxelles con la direzione generale per la concorrenza della Commissione europea ha fatto lievitare le preoccupazione per le sorti della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, che vedono farsi più concreto il rischio bail in. Così i due istituti adesso si aspettano un intervento deciso del governo, anche sulla base del decreto salvarisparmio di dicembre, con cui sono stati stanziati 20 miliardi per il salvataggio delle banche in crisi.

Stamattina c’è stato l’incontro a Roma con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e i vertici dei due istituti per un’analisi congiunta della situazione delle due banche. Con riferimento alla riunione che si è svolta ieri a Bruxelles tra le autorità italiane e le autorità europee, con la partecipazione di rappresentanti delle due banche, si è trattato di uno dei numerosi passaggi previsti dalla consueta interlocuzione tecnica contemplata per questi casi.

Il dialogo con le autorità europee prosegue, con il comune obiettivo di concordare la soluzione che garantisca la stabilità delle due banche venete e salvaguardi integralmente i risparmiatori, nel pieno rispetto delle regole europee. Sotto il profilo della liquidità, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca dispongono di tutte le garanzie pubbliche necessarie, per cui il governo continua a escludere categoricamente il bail in ed è impegnato perché la soluzione sia definita in tempi rapidi.

Fra i punti in discussione c’è la richiesta da parte delle istituzioni europee di un maggior coinvolgimento dei privati nella ricapitalizzazione. Chi si aspettava che l’appuntamento di Bruxelles fosse l’occasione per un passo indietro della Commissione è rimasto ovviamente deluso. Così come le risposte laconiche dei protagonisti della trattativa non aiutano certo a rasserenare il clima.

Sia l’A.d. di Veneto Banca, Cristiano Carrus, che quello della Banca Popolare di Vicenza, Fabrizio Viola, hanno evitato di rilasciare commenti, in modo che la trattativa, che verte su più fronti, dallo schema di fusione dei due istituti agli esuberi, dai modi con cui raggiungere i 6,4 miliardi di ricapitalizzazione chiesti dalla Banca centrale europea a quelli per smaltire i 9,6 miliardi di sofferenze lorde, vada a buon fine senza ulteriori complicazioni.

Al momento, però, l’ostacolo più grosso è rappresentato dal contributo di circa un miliardo di euro che l’Unione europea vorrebbe veder arrivare dai privati, per alleggerire l’intervento pubblico. «Francamente» – ha dichiarato il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina – «partirei dal presupposto che i privati hanno già perso o stanno perdendo soldi. A questo punto garantite la possibilità di mettere in sicurezza queste banche attraverso l’intervento pubblico», con il decreto Salvabanche di dicembre. La soluzione per le banche in difficoltà «doveva essere affrontata con maggiori investimenti da parte del Fondo Atlante sulle sofferenze bancarie, sono stato l’unico insieme all’avvocato Guzzetti ad avere difeso il fatto che Atlante dovesse investire il 100% dei suoi fondi sulle sofferenze bancarie», ha aggiunto Messina.

È invece in dirittura d’arrivo il confronto europeo di Montepaschi. Domani a Siena il cda farà il punto della situazione. All’accordo manca però qualche tassello, come quello degli esuberi. L’Ue non ha messo sul tavolo una cifra, ma ha chiesto un deciso taglio ai costi. Mps, però, non ha troppi fronti su cui agire, se non quello del personale. Così, il punto di caduta si tradurrebbe in circa 10 mila esuberi. Una cifra che Siena ritiene spropositata.

 

Sophia Ballarin

Foto © Blastingnews.com, Movimentoconsumatori.it, European Union

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