Piano UK per stretta a “immigrati europei”

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Critiche da Labour e imprese, ma per Theresa May «gli ingressi devono diminuire». Per il sindaco di Londra «è un piano che rischia di soffocare l’economia di Londra»

7 settembre 2017 | di | Attualità - Europa - in evidenza - Lavoro - Politica
Brexit

Alla fine la Brexit sarà come se la immaginavano coloro che spingevano per rimanere nell’Unione europea: molto dura, con il rischio di isolare ancora di più “l’isola”. Prende sempre più forma, infatti, il piano del governo britannico per ridurre l’immigrazione dall’Ue dopo il referendum dello scorso anno. Si prospetta una decisa stretta agli ingressi che ha già scatenato una bufera. A dare fuoco alle polveri è stato il quotidiano (con linea progressista) Guardian pubblicando un documento dell’Home Office di 82 pagine in cui si elenca una serie di possibili misure. Fra queste è previsto che la libera circolazione dei lavoratori – punto cardine dei trattati comunitari da sempre – finisca subito dopo l’uscita del Regno Unito dall’Ue, che sia scoraggiato l’ingresso di lavoratori non qualificati con permessi di residenza della durata di massimo due anni e che sia introdotto il reato alla frontiera.

Un vero e proprio “giro di vite” per molti osservatori subito finito sotto accusa da più parti. Nonostante qualche timida rassicurazione da parte dell’esecutivo Tory – come quella del ministro della Difesa Michael Fallon che nega la volontà di chiudere le porte («Vogliamo attirare persone, non chiudere porte in faccia») – è stata la premier Theresa May a chiarire che, almeno a parole, lei intende tagliare drasticamente gli ingressi nel Paese. Durante il Question Time ai Comuni ha affermato che l’immigrazione deve scendere a «livelli sostenibili». E con questa definizione il primo ministro intende al di sotto della soglia dei 100mila nuovi ingressi l’anno, il target a lungo promesso ma ampiamente mancato dagli ultimi governi conservatori. Anche se si tratta di proposte, non ancora approvate dai ministri e soggette ai negoziati con Bruxelles, le misure nel documento dell’Home Office mettono in rilievo, nero su bianco, la volontà dei Tory di restringere in futuro gli arrivi dei cittadini che si trasferiscono dall’Ue.

La bozza, datata agosto 2017, punta a dare priorità ai britannici nell’accesso al mercato del lavoro. Prende di mira in particolare i lavoratori con bassa specializzazione, rispetto ai quali oggi May è intervenuta affermando che il forte afflusso di manodopera straniera finisce col penalizzare i cittadini meno abbienti. Ma anche per i lavoratori Ue altamente qualificati sono proposti permessi di residenza, un po’ più lunghi, da tre fino a cinque anni. Fra le altre potenziali restrizioni, quelle riguardanti i ricongiungimenti familiari, col rischio che molte famiglie siano così divise, e quelle per gli studenti dal continente che prevedono una maggiore padronanza dell’inglese e il controllo della loro disponibilità finanziaria.

Non è un caso che una delle reazioni più critiche sia stata quella del sindaco laburista di Londra, Sadiq Khan: «Il documento è un esempio di hard Brexit ed è un piano che rischia di soffocare l’economia di Londra» con conseguenze «catastrofiche». Oltre al primo cittadino, sono insorte le imprese che contano proprio sui lavoratori non specializzati. Ian Wright, direttore generale della Food and Drink Federation (Fdf), che riunisce le aziende degli europei all’economia del Regno Unito. Mentre la National Farmers’ Union, sindacato degli agricoltori britannici, afferma che i paletti proposti dal governo per l’assunzione degli stranieri rischiano di bloccare l’intera filiera alimentare del Paese. La tensione sul divorzio dall’Ue, senza contare le difficoltà nei negoziati con Bruxelles, continua quindi a salire ed è destinata ad aumentare ancora di più nei prossimi giorni col dibattito in Parlamento sulla Brexit Repeal Bill, la cruciale legge quadro che revoca la vasta normativa europea. Il Labour, infatti, si è già dichiarato contro il testo di legge presentato dal governo conservatore che rischia anche una ribellione di alcuni deputati pro Ue capace di mettere a rischio la sua risicata maggioranza.

 

 

Angie Hughes

 

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