Previsioni economiche: crescita costante nell’Ue, meno in Italia

  • Condividi questo articolo

Belpaese maglia nera per crescita. Moscovici, «persistono fragilità strutturali». Pil rivisto al rialzo per l’Eurozona all’1,7% per il 2017 e invariato all’1,8% per il 2018

11 maggio 2017 | di | Attualità - Economia - in evidenza - Politica

L’Europa va avanti, l’Italia resta indietro. Ancora una volta, nelle previsioni economiche della Commissione europea, è l’unico Paese colorato di scuro sulla mappa, perché è il solo con una crescita sotto l’1%. Dunque l’Italia resta maglia nera in Europa per la crescita sia nel 2017 che nel 2018. Secondo le nuove previsioni di primavera Ue è il Paese europeo che cresce meno di tutti. «Da 0,9% quest’anno passa a 1,1% l’anno prossimo», perché «persistono le fragilità strutturali che conosciamo», ha spiegato il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici presentando le nuove stime che confermano quelle di febbraio che già vedevano l’Italia in ultima posizione. E pesano anche fonti di «rischi al ribasso» come «la situazione politica e il lento aggiustamento del settore bancario». Il fronte dei conti pubblici, invece, sembra per ora libero da ostacoli.

Pierre Moscovici

La premessa del documento era in realtà positiva. Per l’esecutivo europeo, infatti, «l‘economia comunitaria è entrata ormai nel quinto anno di una ripresa che sta ora interessando tutti gli Stati membri dell’Ue e che dovrebbe proseguire a un ritmo per lo più regolare quest’anno e l’anno prossimo». «L’incertezza che circonda le previsioni economiche resta elevata» ma «nel complesso i rischi sono diventati più bilanciati che in inverno anche se restano al ribasso». Così le previsioni di primavera della Commissione Ue, secondo cui i rischi possono venire «dalla futura politica economica e commerciale Usa e più ampie tensioni geopolitiche», ma anche «dall’aggiustamento economico della Cina, la salute del settore bancario in Europa e gli imminenti negoziati con la Gran Bretagna» per la Brexit.

Una «crescita salda» che continuerà con un «ritmo stabile», con un Pil rivisto al rialzo per l’Eurozona all’1,7% per il 2017 (1,6% nelle previsioni d’inverno), e invariato all’1,8% per il 2018. Ritoccato in su anche il Pil per l’Ue a 28 a 1,9% per entrambi gli anni da 1,8%. Tornando all’Italia, sebbene il giudizio definitivo arriverà solo la prossima settimana, già ora c’è il plauso alla manovra-bis, che ha fatto calare il deficit, e il riconoscimento delle ragioni italiane sulla flessibilità per investimenti. «Apprezziamo lo sforzo fatto dall’Italia», sottolinea lo stesso Moscovici, secondo il quale ora bisogna guardare «al giusto aggiustamento per il 2018, è un work in progress». Economia del Belpaese trainata da domanda interna, export, ripresa degli investimenti e politica accomodante della Banca centrale europea (Bce). Fattori evidentemente insufficienti a far ripartire in modo convinto la quarta economia europea. Anche la disoccupazione cala solomarginalmente” (11,5% nel 2017 e 11,3% nel 2018), mentre nella zona euro segnerà nel 2018 il record più basso dal 2009 (8,9%).

Le buone notizie arrivano invece sul fronte del risanamento, perché lamanovrinaha funzionato. «La Commissione ha incluso quasi completamente l’impatto delle misure fiscali che abbiamo valutato in 0,19 del Pil, e si felicita che la maggior parte riguardino la lotta all’evasione fiscale», ha commentato Moscovici. Il deficit quindi scende a 2,2% quest’anno e a 2,3% nel prossimo. Peggiorano “leggermente” il deficit strutturale e il debito che salirà al 133,1%, anche a causa «delle risorse aggiuntive stanziate per il sostegno pubblico al settore bancario e agli investitori retail». Il commissario ha spiegato inoltre che è presto per dire se il rischio di una procedura per debito eccessivo sia davvero scongiurato. Bisogna aspettare le raccomandazioni di mercoledì prossimo. Ma da qualche indizio lascia intendere che non sono in arrivo brutte sorprese. Ad esempio, quando parla del calo degli investimenti, problema rilevato dai tecnici Ue nelle scorse settimane, accoglie le spiegazioni date dal Governo, salvando quindi la flessibilità ad essi collegata.

Il problema del debito elevato però non scompare, e si ripresenterà in autunno, quando l’Italia sarà chiamata a fare uno sforzo strutturale di almeno 0,6%, che farà crescere la manovra 2018 di circa dieci miliardi. A meno che le regole non cambino, grazie alla “nuova” Francia di Emmanuel Macron, il cui deficit è salito al 3%. Per riportarlo sotto la soglia, e chiudere quest’anno la procedura per deficit eccessivo come previsto, anche lui dovrà negoziare con Bruxelles. «Non stiamo mettendo sotto pressione la Francia, ma lavoriamo insieme perché gli impegni presi siano rispettati», ha concluso Moscovici, tranquillizzando i francesi preoccupati da una manovra correttiva estiva. L’attuale ministro, Michel Sapin, ha avviato una battaglia assieme al collega Pier Carlo Padoan e ai colleghi spagnolo e portoghese per rivedere i criteri di valutazione dei bilanci. Se il neo presidente e il nuovo ministro confermeranno la battaglia, si potrebbe andare verso nuove modifiche interpretative alle regole del Patto di stabilità che favoriranno l’Italia tenendo conto, ad esempio, dell’inflazione e della crescita nominale ancora basse e degli effetti della crisi sull’occupazione.

 

Ayla Şahin

Foto © European Union

  • Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *