Primo round passato, Milano per Ema in corsa

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La candidatura italiana supera l’esame della Commissione. Ma per l’Agenzia europea del farmaco i competitor continuano ad essere insidiosi

30 settembre 2017 | di | Attualità - Europa - Politica

Milano supera il primo scoglio dei requisiti per la candidatura ad ospitare l’Agenzia europea del farmaco (Ema), che traslocherà da Londra per l’uscita del Regno Unito dall’Ue (Brexit), ma in gara ci sono altre 18 città, fra cui le offerte competitive di Amsterdam, Barcellona, Bruxelles, Copenaghen e Vienna, oltre alle capitali dell’Est che non hanno ancora una sede comunitaria. La valutazione pubblicata dalla Commissione europea mette in luce il valore aggiunto del capoluogo lombardo, ma non contiene classifiche, o “shortlist” e quello dell’esecutivo Ue non è un parere vincolante ai fini della decisione finale, che spetta ai 27 Stati, con una votazione dai meccanismi piuttosto complessi, al consiglio Affari generali del 20 novembre.

Tra i pericoli principali, è che a pesare sul giudizio definitivo possa essere il criterio politico dell’equilibrio geografico. L’Italia, infatti, ha già due agenzie, mentre Bulgaria, Romania e soprattutto Slovacchia – come Eurocomunicazione ha già scritto – in corsa con Sofia, Bucarest e Bratislava, nessuna. Ancora da delineare lo scenario delle strategie, con ipotesi non verificate di scambi e accordi sottobanco che iniziano a circolare. Ma per il momento, secondo fonti diplomatiche europee, è presto per le alleanze strategiche. Intanto dai dossier emerge anche una gara al miglior offerente: c’è chi, come Amsterdam, propone soluzioni su misura per la sede, da costruire ex novo, e chi strizza l’occhio sul prezzo, come Copenhagen, che offre un comodato gratuito per 20 anni.

Il grattacielo Pirelli

Se Milano offre il Pirellone per gennaio 2019, Vienna mette a disposizione tre alternative, di queste la prima pronta nel primo trimestre del 2018; Bruxelles cala sul piatto “The one”, da metà novembre 2018, a due passi dai palazzi delle istituzioni Ue. Barcellona è in gara col “Torre Glories” da fine 2018, mentre Bratislava è in lizza col “Westend Plaza” e un piano per il trasloco per fine 2018. Se Milano vanta voli diretti con tutte con tutte le capitali europee, con una frequenza tra i due e i 256 viaggi settimanali, le altre capitali tra uno e nove voli al giorno per ogni altro capoluogo (Bratislava considerando anche la vicina Vienna). Per scuole, sanità e accesso al mercato del lavoro per i dipendenti (e i familiari, fra i requisiti richiesti) la città meneghina, tanto quanto gli altri competitor, evidenzia un’ampia e ricca offerta di forme d’istruzione internazionali, così come accesso al proprio sistema sanitario nazionale e portali per l’occupazione.

Per quanto riguarda l’equilibrio geopolitico la scelta del capoluogo lombardo ha le stesse possibilità delle altre città “occidentali”, visto che quelle “orientali“, come già scritto, non hanno nemmeno un’agenzia. Ma non godono nemmeno delle preferenze dei dipendenti dell’Ema, come riportano diversi “rumors”. Parimenti difficile la competizione anche per scegliere l’Autorità bancaria europea (Eba). Come per l’Ema, anche in questo caso la valutazione prefigura una dura battaglia tra Bruxelles, Dublino, Francoforte, Lussemburgo, Parigi, Praga, Varsavia e Vienna per vincere la partita. Una battaglia molto dura che si risolverà probabilmente con una procedura di voto alquanto complessa, in cui ogni Paese avrà all’inizio diritto a sei voti, nella prima tornata di votazione, con tre voti da dare alla prima scelta, due alla seconda e un voto alla terza. Per essere selezionata, la sede dovrà ottenere tre voti da almeno 14 Paesi su 27. In caso contrario, le tre sedi più votate avranno accesso a una seconda tornata. In questo secondo caso, i governi nazionali avranno un voto ciascuno.

L’Ema, con i suoi 890 dipendenti più l’attività di lobbying, è molto appetibile anche per l’indotto. Per questo, anche per non essere invischiata in una battaglia senza fine, l’esecutivo comunitario si è dichiarato assolutamente neutrale, come ha ribadito il commissario europeo alla Salute e sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis, che oggi ha incontrato a Roma la ministra della Salute italiana Beatrice Lorenzin, affrontando vari temi di interesse comune. Pubblicando in tarda mattinata le proprie valutazioni in base ai criteri individuati sulle città candidate ad ospitare l’Ema e l’Eba, che dovranno lasciare Londra, non ci sono né shortlist, né una classifica, come ha spiegato il portavoce Alexander Winterstein.

 

Fiasha Van Dijk

Foto © Wikicommons

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