Rapporto Censis 2016: in crisi la funzione delle istituzioni

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Necessità di un rilancio dell’etica e della moralità pubblica, con il contrasto alla corruzione e l’imposizione di valori di onestà e trasparenza delle decisioni

2 dicembre 2016 | di | Attualità - Economia - Lavoro

Presentato a Roma presso la sede del Cnel – Consiglio nazionale economia e lavoro – (l’ente che se prevarrà il “Sì” al referendum di domenica 4 dicembre sarà abolito) il “50° rapporto del Censis – Centro studi investimenti sociali – sulla situazione sociale del Paese” dal quale risulta che l’Italia è affetta da immobilità sociale che genera insicurezza. Per il Prof. Giuseppe De Rita presidente del Censis,  «dall’inizio della crisi (2007) gli italiani hanno accumulato liquidità aggiuntiva per 114 miliardi di euro, un valore  superiore al Pil di un Paese come l’Ungheria».

dscn6762Poiché si è convinti che il proprio reddito non aumenterà nei prossimi anni l’accumulo del nuovo risparmio è cautelativo e quindi non s’investe nel futuro. Il 36% degli italiani – spiega il rapporto – tiene regolarmente contante in casa per le emergenze per sentirsi più sicuri  e se potessero disporre di risorse aggiuntive, il 34,2% le terrebbe ferme su conti correnti o cassette di sicurezza. Così con un’incidenza degli investimenti sul Pil pari al 16,6% nel 2015, l’Italia si colloca non solo a grande distanza dalla media europea che è 19.5% ma anche dalla Francia (21,5%), Germania (19.9%), Spagna (19.7%) e Regno Unito (16,9%) ed è tornata ai livelli minimi dal dopoguerra. Il ko economico è principalmente dei giovani. Oggi le famiglie composte da persone con meno di 35 anni hanno un reddito più basso del 15,1% e una ricchezza inferiore del 41,1% rispetto a venticinque anni fa.

Disagio sociale. La crisi e la stentata ripresa hanno creato nuovi poveri. Nel 2014 vi erano quasi sette milioni di persone in condizioni di deprivazione materiale grave. Nel 2015 i minori in povertà erano oltre due milioni. Si stima che 1,7 milioni di pensionati abbiano ricevuto un aiuto economico da parenti o amici, mentre con una redistribuzione orizzontale, 4,1 milioni hanno prestato a figli o nipoti. 

dscn6748La bolla dell’occupazione. Tutto dipende da come si leggono i dati, perché i maggiori siti di informazione ci danno la sensazione che il mercato del lavoro in Italia migliori. Anche il rapporto ne parla. Tra il 2013 e il 2015 c’è stato un recupero di 274.000 occupati ma – continua il rapporto – alla nuova occupazione creata ha corrisposto una bassa crescita economica. I nuovi occupati dall’inizio 2015 sono associati ad una produzione di ricchezza di soli 9.100 euro pro-capite, veramente bassa. All’interno del mercato del lavoro sono in crescita le professioni non qualificanti con una drastica riduzione della componente operaia, degli artigiani e degli agricoltori. La struttura sociale ha subito un dimagrimento delle fonti di reddito e ha perduto consistenza proprio nella porzione centrale della cosiddetta classe media.

La crescente ondata migratoria con sbarchi, al 30 novembre 2016, di 173.017 arrivi di migranti da inizio anno, ha messo in luce che sul piano internazionale, ed europeo in particolare, manca una strategia di azione condivisa.

dscn6757La generosità degli italiani durante le calamità naturali continua anche in tempi di crisi. I fondi raccolti dalle tante organizzazioni umanitarie sono aumentati in modo considerevole. Nel terremoto del Molise del 2002 l’impegno economico delle famiglie fu di 2 milioni di euro, per l’Abruzzo del 2009 è stato di 5 milioni, per il sisma del Lazio, Umbria e Marche di quest’anno ha raggiunto i 15 milioni di euro.

Riguardo la scure che si è abbattuta sulla sanità italiana con il progressivo restringimento del welfare sanitario, nel 2016 11 milioni di italiani sono stati costretti  a rinunciare o rinviare alcune prestazioni sanitarie specialmente odontoiatriche, specialistiche e diagnostiche. Anche l’offerta ospedaliera ha mostrato un progressiva riduzione dei posti letto 3,3 per 1.000 abitanti secondo i dati Eurostat, contro i 5,2 in media dei 28 Paesi Ue, gli 8,2 della Germania e i 6,3 della Francia.

dscn6754Il grande distacco tra potere politico e il popolo. È in crisi la funzione sociale delle istituzioni in quanto il corpo sociale si sente vittima di un sistema di casta. Sono proprio le istituzioni ad essere profondamente in crisi. Per tutta la nostra storia – si legge nel rapporto – nel periodo risorgimentale, nella fase pre-fascista, nel ventennio fascista, nell’immediato dopoguerra, è stata la potenza e l’alta qualità delle istituzioni a fare la sostanza unitaria del Paese ma oggi le istituzioni sono inermi perché vuote o occupate da altri poteri. La politica afferma orgogliosamente il suo primato progettuale e decisionale, mentre il corpo sociale cerca di rafforzare la sua orgogliosa autonomia nel “reggersi”. È tempo che il mondo politico e il corpo sociale, insieme, diano vita ad un nuovo umanesimo alle troppo mortificate istituzioni.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Giancarlo Cocco

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