Regioni, senza politica di coesione l’Europa non ha futuro

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I leader locali a Varsavia con la commissaria Creţu e i ministri del gruppo Visegrad. Fondi Ue: Cattaneo, preoccupati da contenuto “Libro bianco”

3 marzo 2017 | di | Attualità - Europa - Eventi - in evidenza

Investire di più per ridurre le disuguaglianze e mobilitare le regioni e le città d’Europa affinché creino opportunità per i cittadini deve essere la risposta fondamentale dell’Unione europea alle sfide poste dallo scenario post-Brexit. È questo il messaggio che i membri della Coter (commissione Politica di coesione territoriale e bilancio) hanno condiviso ieri a Varsavia in una riunione straordinaria con la commissaria Ue per la Politica regionale, Corina Crețu, e i ministri per lo Sviluppo di Repubblica ceca, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Croazia, Bulgaria, Romania e Slovenia.

«Senza politiche di coesione l’Europa non ha futuro»: è questo il messaggio che arriva da Varsavia, dove gli Enti locali Ue e i governi dell’Europa orientale hanno chiesto che non si rinunci dopo il 2020 a una politica d’investimenti «fondamentale per supportare la crescita e creare posti di lavoro». «Il “Libro bianco” sul futuro dell’Europa» presentato l’altroieri dal presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, «ha destato alcune nostre preoccupazioni», perché «per la prima volta mette in dubbio la necessità di avere delle politiche di coesione», ha dichiarato Raffaele Cattaneo presidente della Coter del Comitato europeo delle regioni (CdR), nonché presidente del Consiglio regionale della Lombardia.

Secondo il presidente della Coter, l’Unione europea «non deve essere più centralizzata», ma anzi aumentare «la sussidiarietà, la semplificazione e la flessibilità», dando anche «più fiducia alle autorità regionali». Dopo un lungo dibattito che ha dovuto esaminare più di 200 emendamenti, la commissione Politica di coesione territoriale e bilancio ha approvato un progetto di parere che afferma la necessità di preservare e potenziare la politica di coesione europea dopo il 2020. Il documento preparato dal tedesco Michael Schneider (Gruppo Ppe, sottosegretario di Stato per gli Affari europei della Sassonia-Anhalt), però, non ha soddisfatto tutti. Fra questi, anche i membri del Partito socialista europeo (Pse), guidati nell’occasione dalla sindaca di Riccia e capo delegazione Anci, Micaela Fanelli, autrice di 35 emendamenti.

«Ho sostenuto con forza il rilancio della politica di coesione, la questione dei migranti, della disoccupazione giovanile e delle aree rurali», spiega la Fanelli, che, pur soddisfatta per l’impianto generale del testo, promette battaglia in plenaria ad aprile. «Non possiamo accettare che nella distribuzione dei fondi di coesione vengano premiati Paesi» che non ricollocano i migranti, ha rincarato la dose Marco Dus, consigliere comunale di Vittorio Veneto.

Fra gli autori degli emendamenti italiani c’erano pure i presidenti di Puglia e Valle d’Aosta, Michele Emiliano e Augusto Rollandin, che però non sono riusciti a partecipare alla trasferta. A spendersi per l’importanza della politica di coesione è stata anche la commissaria europea alla Politica regionale, Corina Crețu, secondo la quale bisogna concentrarci su “semplificazione” e migliore comunicazione dei risultati raggiunti, perché nel passato è stato «un errore enorme sottostimare i nemici dell’Ue». L’ipotesi federalista nel Libro bianco è «l’unico modo per procedere» per la Crețu, invitata a Varsavia per partecipare ad una serie di dibattiti sulla politica di coesione organizzati dal Comitato europeo delle Regioni. «Credo che sia importante partire già adesso» con la discussione sul futuro dell’Europa, afferma la commissaria, perché nel passato è stato «un errore enorme sottostimare i nemici dell’Unione europea. Ora è arrivato il momento di combattere e mostrare le conquiste dell’Ue, che non comprende solo la politica di coesione, ma anche, ad esempio, la libertà di movimento».

«Non meno Europa, non più Europa, ma Europa migliore». Così ha sintetizzato a Varsavia la premier polacca, Beata Szydlo, la posizione dei Paesi del Gruppo Visegrad sul futuro dell’Ue. Szydlo ha incontrato per l’occasione il premier della Repubblica ceca, Bohuslav Sobotka, della Slovacchia Robert Fico e dell’Ungheria Victor Orban , ribadendo che il Gruppo V+4 (Repubblica ceca, Ungheria, Polonia, Slovacchia più Croazia, Bulgaria, Romania e Slovenia) si è dichiarato a favore del rafforzamento degli Stati nazionali, nel processo delle decisioni dell’Unione europea.

In una dichiarazione congiunta, i 4 premier Visegrad hanno parlato della necessità delle riforme dell’Ue, nonché del bisogno di salvare l’unità d’Europa. «Dal presidente Donald Tusk ci aspettiamo che a Roma – al vertice del 25 marzo – c’incontreremo per annunciare il piano comune per l’Europa e che prima saranno concordate le proposte delle riforme dell’Ue» ha dichiarato la Szydlo.

Con un bilancio di 454 miliardi di euro fino al 2020, cui si aggiungono 183 miliardi di euro dai fondi nazionali, la politica di coesione è il più potente strumento di investimento dell’Unione europea per sostenere una crescita intelligente e inclusiva in tutte le regioni comunitarie. Attraverso i fondi strutturali, la politica di coesione riduce i divari di sviluppo, diffonde l’innovazione e rende le economie dell’Ue più competitive coinvolgendo le istituzioni europee, i governi nazionali e gli enti locali e regionali. È attuata nell’arco di un ciclo di sette anni (2014-2020) attraverso i cinque fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE):

·         il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), che promuove uno sviluppo equilibrato nelle diverse regioni dell’Ue.

·         il Fondo sociale europeo (FSE), che sostiene progetti in materia di occupazione in tutta Europa e investe nel capitale umano dell’Unione europea: i lavoratori, i giovani e tutti coloro che cercano un lavoro.

·         il Fondo di coesione (FC), che finanzia progetti in materia di trasporti e ambiente nei Paesi in cui il reddito nazionale lordo (RNL) pro capite è inferiore al 90 % della media dell’Ue. Per il periodo 2014-20 i Paesi in questione sono Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia e Slovenia.

·         il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), che si concentra sulla risoluzione dei problemi specifici che interessano le zone rurali dell’UE.

·         il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP), che assiste i pescatori nell’adozione di pratiche di pesca sostenibile e le comunità costiere nella diversificazione delle loro economie, migliorando la qualità della vita nelle regioni costiere europee.

 

Sophia Ballarin

Foto © Comitato delle Regioni europee

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