Il Silvano Toti Globe Theatre celebra i quattrocento anni dalla morte di Shakespeare

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Presentata la nuova stagione. Per la prima volta Gigi Proietti recita nel teatro che dirige ormai da tredici anni

31 maggio 2016 | di | Cultura - Teatro

Un grande monologo scritto da Raymund FitzSimons nel quale Edmund Kean, noto attore dell’Ottocento, si interroga sulle parole di William Shakespeare: questo il regalo che Gigi Proietti farà al suo pubblico, in occasione dei quattrocento anni dalla morte del bardo di Stratford-upon-Avon. Una scelta che, per la prima volta, elude il divieto che lo stesso Proietti si era posto, sin da quando gli venne offerta la direzione del Silvano Toti Globe Theatre. «Non ho mai voluto personalizzare questo teatro, ho sempre pensato che il pubblico dovesse sentirlo proprio»,  spiega l’attore, ma l’occasione era troppo ghiotta per lasciarla sfuggire.

GIGI PROIETTI (4)Una stagione dalle numerose peculiarità, che predilige i testi shakespeariani ambientati nel nostro paese, i quali abbiano inoltre attinenza con il tema della giustizia. Una decisione condivisa dal commissario straordinario Tronca, il quale ha sottolineato la necessità di tornare a parlare della capitale in termini di cultura e non di mafia, come di recente troppo spesso si è stati costretti a fare.

Si apre il 23 giugno con l’adattamento del Lear firmato da Giuseppe Dipasquale, nella traduzione di Masolino d’Amico. Uno spettacolo travagliato, coprodotto dallo Stabile di Catania e dallo Stabile di Napoli, ma andato in scena nel capoluogo partenopeo privo delle scene, rimaste in Sicilia per uno sciopero delle maestranze, senza stipendio da mesi. «Fortunatamente il Globe non necessita di scene», spiega il protagonista Mariano Rigillo, così come avveniva in epoca elisabettiana. E’ stato fatto un gran lavoro attorno a questo testo tanto arduo da far tremare i polsi. Un punto d’arrivo per un attore, un’opera dalla profondità infinita. Una curiosità; il ruolo del fool, diversamente dal consueto, verrà affidato a una interprete femminile.

Dopo il già citato monologo adattato dallo stesso Proietti, sarà la volta del Mercante di Venezia (22 luglio-7 agosto), presentato in un nuovo allestimento di Loredana Scaramella. Sono partita dalla frase di Umberto Eco, il quale afferma con grande acume che: «le parole dei classici ci arrivano dal futuro». Per questo la regista ha voluto avvicinare la storia alla modernità, ambientandola tra la fine dell’Ottocento e l’avvento del nuovo secolo,  un’epoca di grandi cambiamenti sotto tutti i punti di vista. Due grandi processi catalizzarono l’attenzione delle masse: l’affare Dreyfus e il processo a Wilde. Gli ebrei e gli omosessuali, due minoranze che non si volevano prendere in considerazione, venivano messe alla gogna come capri espiatori. Da qui una riflessione sul tema della giustizia, che costituisce il filo sotteso all’intera manifestazione.

Subito dopo il Sogno di una notte di mezza estate (10-21 agosto), fortunatissimo spettacolo creato dal compianto Riccardo Cavallo, in scena con grande successo di pubblico ormai da dieci anni.

Dal 26 agosto al 11 settembre è la volta del Racconto d’inverno, testo desueto e poco rappresentato nel nostro paese. A torto, come spiega la regista Elena Sbardella. La vicenda, ambientata in Sicilia e in una strana Boemia,  è la cronaca sincera di un’ossessione cieca, intessuta di poesia e comicità a tratti esilarante, che culmina in un finale assolutamente magico.  Presente ancora il tema della giustizia, stavolta trasposto su un lato privato.

Foto di Andrea Franceschini (1)Di particolare interesse poi lo spettacolo Sonetti d’amore, ideato da Melania Giglio, la quale offre una particolare drammatizzazione della produzione poetica di Shakespeare. In scena ci sono personaggi in carne e ossa, i protagonisti dei sonetti stessi come il conte di Southampton e la misteriosa dark lady, probabilmente la tenutaria di un bordello frequentato dal poeta. L’uso di brani musicali di qualità, da Leonard Cohen a Marvin Gaye, costruisce una trama del tutto particolare, nella quale i versi del passato e del presente si mescolano in una originale alchimia.

Torna poi in scena Romeo e Giulietta (16 settembre – 2 ottobre) con la regia di Proietti, uno spettacolo dalla duplice collocazione temporale, presente e passata, affidato a una compagnia di giovanissimi attori.

Conclusione affidata a The tempest (dal 5 al 9 ottobre), commovente e doloroso addio di Shakespeare al teatro e al suo pubblico. Si tratta di uno spettacolo in lingua inglese, coprodotto dalla Bedouin Shakespeare Company e affidato alla regia di Chris Pickles, il quale già lo scorso anno aveva portato in scena La commedia degli errori.

Si segnala infine il progetto Macbeth. I contagiati dalla morte, laboratorio per attori a cura di Daniele Salvo sulla celebre tragedia, probabile viatico per una nuova produzione di questo incredibile capolavoro.

Proietti non ha voluto terminare la conferenza senza offrire alla stampa presente un ricordo di Giorgio Albertazzi, da poco scomparso, protagonista proprio al Globe del Giulio Cesare e della Tempesta. Un uomo di grande modestia, lo definisce Proietti, un grande attore che era un piacere dirigere, perchè non c’era nulla che non gli venisse naturale.

Riccardo Cenci

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In evidenza un momento del Sogno di una notte di mezza estate

Al centro Gigi Proietti

La foto in basso, tratta da Romeo e Giulietta, è di © Andrea Franceschini

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