Sull’aiuto a Italia e Grecia l’Europa fa sul serio

  • Condividi questo articolo

Ricollocazioni record (anche se ancora poche), procedure d’infrazione con chi si oppone, l’avallo della Corte Ue e infine l’eventuale nuovo finanziamento alla legge Minniti

26 luglio 2017 | di | Attualità - Europa - in evidenza

Sono passati mesi da quando l’emergenza migranti nel Mediterraneo e (ri)scoppiata. Tante le parole e i “distinguo”, pochi i fatti. Ma finalmente sembra che l’Unione europea si stia organizzando al meglio per venire incontro alle richieste d’aiuto italiane e greche. Il ritmo delle ricollocazioni ha continuato a crescere negli ultimi mesi: dal novembre 2016 vi sono stati oltre 1.000 trasferimenti al mese e nel giugno 2017 è stato raggiunto un nuovo record con più di 3.000 trasferimenti mensili (2.000 dalla Grecia e 1.000 dall’Italia). Al 24 luglio il numero totale di ricollocazioni era pari a 24.676 (16.803 dalla Grecia e 7.873 dall’Italia).

L’impegno è costante di fronte ai 4.800 candidati attualmente in attesa di ricollocazione dalla Grecia – che potrebbero salire a 6.800 – e ai continui arrivi di candidati ammissibili in Italia. L’Italia deve ancora completare con urgenza la registrazione nel regime delle persone ammissibili arrivate nel 2016 e nel primo semestre del 2017. Si tratta, in particolare, di eritrei, 25.000 dei quali sono giunti nel Belpaese dall’inizio del 2016, ma di cui solo 10.000 sono stati registrati in vista di una ricollocazione. Come indicato dalla Commissione europea nel piano d’azione per sostenere l’Italia, le autorità italiane dovrebbero registrare rapidamente tutti gli eritrei attualmente presenti nel Paese e centralizzare la procedura di ricollocazione presso appositi centri.
L’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO, dall’acronimo inglese European Asylum Support Office) sostiene gli sforzi del Belpaese con una campagna di sensibilizzazione on-line per l’identificazione di tutti i potenziali richiedenti. In questa fase finale è fondamentale che gli Stati membri accelerino le ricollocazioni e assumano impegni sufficienti per ricollocare tutti i richiedenti ammissibili, compresi quelli che potrebbero arrivare da qui al 26 settembre. In ogni caso l’obbligo giuridico di ricollocazione per gli Stati membri non terminerà dopo settembre: le decisioni del Consiglio sulla ricollocazione sono applicabili a tutti coloro che arrivano in Grecia o in Italia fino al 26 settembre 2017 e i richiedenti ammissibili dovranno quindi essere ricollocati in tempi ragionevoli anche in seguito a questa data.
Diversi Stati membri hanno quasi assolto i loro obblighi di ricollocazione: Malta, la Lettonia e anche la Norvegia, uno Stato associato a Schengen che partecipa volontariamente al regime, hanno interamente ricollocato le persone loro assegnate dalla Grecia e la Svezia, che ha iniziato la ricollocazione solo a giugno, ha ricollocato quasi il 60% delle persone previste. La Commissione europea accoglie inoltre con favore il recente annuncio di un aumento degli impegni mensili della Spagna e l’annunciata accelerazione del ritmo dei trasferimenti da parte della Germania.

Parallelamente, l’esecutivo comunitario è passato oggi alla fase successiva nelle procedure di infrazione contro Repubblica CecaUngheria e Polonia per inadempimento dei loro obblighi giuridici in materia di ricollocazione. La Commissione europea ha inviato un parere motivato ai tre Paesi, perché nonostante i ripetuti inviti ad agire e l’avvio, lo scorso mese (15 giugno con l’invio di una lettera di costituzione in mora), di procedure di infrazione, le risposte fornite non sono risultate soddisfacenti in quanto non indicavano che tali Paesi avrebbero rapidamente iniziato le ricollocazioni nel loro territorio.

Le decisioni del Consiglio europeo impongono agli Stati membri di impegnarsi a mettere a disposizione posti per la ricollocazione ogni tre mesi al fine di garantire una procedura di ricollocazione rapida e ordinata. L’Ungheria non ha ricollocato nessuno da quando è stato avviato il meccanismo di ricollocazione mentre la Polonia non ha effettuato alcuna ricollocazione né preso alcun impegno dal dicembre 2015. La Repubblica ceca, dal canto suo, non ha effettuato alcuna ricollocazione dall’agosto 2016 e non ha assunto nuovi impegni da oltre un anno.
 
I tre Paesi devono ora rispondere al parere motivato entro un mese, anziché entro il consueto termine di due mesi, vista la procedura d’urgenza. Se non rispondono o se le osservazioni presentate nella risposta non sono soddisfacenti, la Commissione può decidere di passare alla fase successiva della procedura di infrazione e adire la Corte di giustizia dell’Unione europea (CGE). Sempre oggi l’avvocato generale Yves Bot (nel riquadro a sinistra) nelle cause C-643/15 e C-647/15 alla Corte Ue ha proposto di respingere i ricorsi di Slovacchia e Ungheria. Per Bot anche se le decisioni prese al Consiglio europeo non costituiscano formalmente un atto legislativo nel sistema giuridico dell’Ue, dovrebbe essere qualificate come atto legislativo, perché modificano molti atti legislativi dell’Unione europea, fra cui il regolamento Dublino III.

Quest’ultimo prevede, per l’esame delle richieste di asilo, che sia competente lo Stato d’ingresso e non quello in cui la richiesta è presentata, come ha ribadito sempre oggi la CGE. Ma cade anche l’ipotesi (minaccia) di “risolvere il problema” da parte italiana (o, meglio, rendendolo “europeo”) con dei permessi di asilo temporanei, perché avrebbero valore solo per lo Stato che li emettesse. Ma anche in questo caso l’aiuto da parte dell’esecutivo Ue è stato proposto dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker: «Siamo pronti a mobilitare fondi di emergenza fino a 100 milioni di euro per misure necessarie ad attuare la legge Minniti, e in particolare ad accelerare il processo di asilo e di rimpatrio, e per assistere comunità e autorità locali che ospitano i migranti, e sostenere l’integrazione» come ha scritto in una lettera inviata al premier italiano Paolo Gentiloni.

 

Fiasha Van Dijk

Foto © Eunavfor Med, EASO, Corte di Giustizia dell’Unione europea

  • Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *