«Tagli e un piano editoriale poco chiaro, così Euronews muore»

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Le redazioni linguistiche si mobilitano per salvare il canale televisivo. Richiesta di aiuto al neoeletto presidente Antonio Tajani e agli europarlamentari italiani

9 febbraio 2017 | di | Europa - Televisione

Le redazioni linguistiche di Euronews si mobilitano per salvare il canale televisivo nato nel 1993 con l’intento di creare un’opinione pubblica europea. E dopo alcune iniziative simili intraprese dai colleghi degli altri Paesi, anche i giornalisti italiani di Euronews, sostenuti dall’Associazione Club Media Italie, hanno preso carta e penna e rivolto una lettera aperta agli europarlamentari e al neoeletto presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani.

«Aiutateci a salvare Euronews e i valori europei che la televisione ha finora incarnato», è l’appello lanciato dalla redazione italiana di Euronews di concerto con i colleghi delle altre 12 lingue. «Negli ultimi mesi l’inquietudine nella redazione di Euronews a Lione non ha fatto che aumentare, a causa di  un piano di ristrutturazione dettato dalla volontà di tagliare i costi, di un nuovo progetto editoriale tuttora poco chiaro e, soprattutto, del rischio della perdita definitiva della missione di interesse pubblico europeo del canale».

Il piano prevede lo smantellamento dell’équipe ucraina, con il conseguente licenziamento della maggior parte dei giornalisti; un forte ridimensionamento dei servizi in lingua iraniana e araba, destinati a scomparire dagli schermi televisivi; riduzioni di organico anche per i giornalisti delle altre 10 lingue, inclusa la redazione italiana.

Inoltre, con l’entrata nell’azionariato di Euronews di investitori extra europei (l’imprenditore egiziano Naguib Sawiris, nella foto a sinistra, in passato proprietario di Wind Telecomunicazioni, poi venduta a Vimpelcom, Italiaonline e Seat Pagine Gialle, ndr), diventa concreto il rischio che sia ridotta ulteriormente l’influenza delle istanze europee e degli azionisti televisivi pubblici nazionali. «In assenza di una maggiore implicazione da parte delle Istanze europee» – si legge ancora nella lettera, riportata dal sito della Federazione nazionale della stampa italiana (il sindacato unico dei giornalisti) Fnsi – «temiamo che la nostra emittente si trasformi in un canale meramente commerciale e che vengano così persi di vista i nobili obiettivi che hanno spinto molti di noi a scegliere proprio Euronews per dispiegare la propria professionalità, mettendo le proprie competenze al servizio dell’ideale comunitario».

Secondo i giornalisti, invece, occorre cercare nuove soluzioni di finanziamento presso le Istituzioni europee e gli Stati membri, perché solo in questo modo si potrà consolidare la forte identità europea ed europeista che rende così unico il canale televisivo. «Cosa resterà dell’idea originaria di Euronews se il canale diventerà semplicemente la filiale europea di una televisione americana?», si chiedono i giornalisti. Che rivolgono quindi ai rappresentanti italiani delle istituzioni dell’Unione affinché sollevino il caso nelle sedi competenti: investendo l’Assemblea di Strasburgo, presentando un’interrogazione parlamentare alla Commissione europea e sottoponendo la richiesta di intervento anche all’attenzione dei presidenti di Commissione europea e Consiglio europeo.

 

Nicola Del Vecchio

Foto © FNSI, Euronews, Wikicommons, Tv Ark

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