Terrore a Manchester: attentato al concerto di Ariana Grande

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Il bilancio provvisorio è di 22 morti e 59 feriti. Numerosi i dispersi. Il capo della polizia: «Il kamikaze ha agito da solo. Resta da capire se fosse parte di una rete»

23 maggio 2017 | di | Attualità

Il terrore colpisce nuovamente e, di nuovo, lo fa in modo orribile e inaspettato. Sono circa le 22,30. Si è appena concluso il concerto di Ariana Grande, giovane popstar americana, idolo dei teenager. La Manchester Arena (la più grande arena coperta d’Europa con i suo oltre 21.000 posti) è piena di giovani e bambini con le proprie famiglie. D’un tratto uno schianto nell’area vicino alle biglietterie. Ed è il panico. Urla, corse, terrore. Questa la dinamica ricostruita grazie alle testimonianze dei presenti. Il kamikaze si sarebbe fatto esplodere e, secondo quanto riportato dalla polizia, sarebbe «morto sulla scena». Con tutta probabilità si è trattato di un ordigno che ha reso la strage ancora più atroce perché riempito di schegge metalliche e chiodi.

Il bilancio provvisorio è di 22 morti, fra i quali diversi bambini. Molti ancora i dispersi, per trovare i quali i parenti si sono subito attivati sui social, lanciando hashtag per tentare di ricevere informazioni e aiuto.
Secondo il capo della polizia di Manchester, Ian Hopkins, l’attentatore avrebbe agito da solo:«Riteniamo – ha dichiarato –  che fosse in possesso di un ordigno improvvisato, che ha detonato, causando questa atrocità. Resta da capire se avesse complici o fosse parte di una rete».

Appena si è diffusa la notizia, nella notte, i cittadini si sono subito mobilitati per dare, come potevano, il proprio contributo: i taxi hanno offerto corse gratis a chi ne aveva bisogno, mentre molte famiglie hanno aperto le proprie abitazioni a coloro che erano impossibilitati a far ritorno nelle proprie case.
Sono trascorsi due mesi esatti dal’attentato di Westminster. E ora, con le elezioni alle porte, un nuovo attentato colpisce il Regno Unito, il più grave dopo quello del 2005 sulla metropolitana londinese.
Un «orrendo attacco terroristico» commenta la premier Theresa May (nell’immagine a destra) che ha immediatamente interrotto la campagna elettorale e convocato d’urgenza il Consiglio dei ministri e il comitato di emergenza Cobra.

Impossibile non ricordare come anche un’altra campagna elettorale, quella referendaria sulla Brexit dello scorso anno, fosse stata interrotta a causa dell’omicidio della deputata laburista Jo Cox. Si trattò, in quel caso di “terrorismo politico”, come stabilì successivamente la sentenza.
Una costante resta: l’odio. Atroce, immotivato, dilagante. E torna a scorrere il sangue in Gran Bretagna, a macchiare le elezioni. A sconvolgere le coscienze prima di un importante appuntamento politico. Come a ricordare la fragilità di questo Paese e dell’Europa.

Il terrore continua a colpire all’improvviso, a scegliere i giovani, sorprendendoli nei loro momenti di svago e aggregazione: come nel caso del Bataclan a Parigi o nell’attentato di Istanbul, nella notte di Capodanno. Colpisce per mostrarci la nostra fragilità e impotenza. Per renderci deboli e impauriti. Ed è proprio su questo fronte che bisogna resistere, non cedere al “ricatto” che vuole vederci cambiare abitudini e stili di vita, chiuderci e indebolirci.

È in questa direzione che vanno le parole del neosindaco di Manchester, Andy Burnham, eletto da pochi giorni: «Manchester si stringerà – ha dichiarato – non vinceranno. Questa città ha già affrontato difficoltà nel passato e sapremo fare lo stesso. Torneremo alla vita normale il più presto possibile. La città ha già dovuto affrontare momenti difficili nel passato, lo faremo anche stavolta».
Parole che incitano al coraggio e all’unione ma che, oggi, faticano a risuonare forti come dovrebbero, in una città blindata e sotto shock, nella quale continuano a risuonare allarmi e nuove minacce.

 

Valentina Ferraro
Foto © telegraph.co.uk

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