“The State of the Union”, Renzi: «Nell’ultimo anno le cose sono cambiate»

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Il premier italiano intervenuto all’incontro annuale a Firenze: «I margini di lavoro per la Ue sono straordinari ma non tutte le opportunità sono colte»

9 maggio 2015 | di | Attualità - Europa

Si chiude oggi “The State of the Union”, conferenza annuale in cui i vertici dell’Ue si confrontano con politici, sociologi, rappresentanti del mondo accademico, per fare il punto sullo stato del Vecchio Continente. Nella giornata di ieri, riflettori  puntati sull’intervento di Matteo Renzi che, parlando a Palazzo Vecchio, nella sua Firenze, non ha risparmiato giudizi piuttosto duri sull’operato dei suoi predecessori, pur esprimendosi in modo ottimistico riguardo il futuro dell’Italia e dell’Europa.

«I problemi in Italia sono nati dall’incapacità dei politici italiani a gestire le sfide e prendere decisioni». Così si è espresso Renzi senza utilizzare mezzi termini, sostenendo con convinzione che molti dei problemi del suo Paese derivano appunto dal ritardo con cui i politici, nel tempo, hanno agito, o meglio non hanno agito, sul fronte delle riforme. «Se la riforma del lavoro l’avessimo fatta nel 2004 – ha spiegato il premier italiano –  avremmo una situazione occupazionale diversa. Se le riforme istituzionali e la legge elettorale, che oggi ci dà stabilità l’avessimo fatte all’epoca, oggi il paese sarebbe diverso e più forte».

VP Timmermans to the State of the UnionParlando poi dell’Italia e del suo rapporto con l’Europa, con particolare riferimento all’ondata di euroscetticismo che ha travolto il Belpaese in coincidenza proprio con le europee dello scorso anno, Renzi ha sottolineato con soddisfazione i cambiamenti avvenuti negli ultimi mesi.

«Pensando all’Italia nel maggio 2014 – ha dichiarato nel suo intervento – c’era una campagna elettorale incentrata contro l’Europa e contro l’euro. Nell’arco di un anno, le cose sono cambiate. Oggi, avvicinandoci alle elezioni regionali, anche le terre ostili all’Europa si guardano bene da pronunciare cose contro l’euro o l’Europa. Oggi, se andate in Veneto, non troverete il candidato della Lega che dice che dobbiamo uscire dall’euro. Chi lo dicesse negherebbe l’evidenza. In Italia nell’ultimo anno è cambiato l’approccio con l’euro e l’Europa».

Nell’analizzare la situazione attuale dell’Unione europea, Renzi ha inoltre utilizzato una colorita similitudine, paragonando l’Europa a «uno studente bravo che non si applica. I margini di lavoro per la Ue – ha spiegato – sono straordinari ma non tutte le opportunità sono colte; in questo anno però molto è stato fatto».

E riferendosi più nello specifico alla situazione economica del Vecchio Continente il premier italiano ha affermato: «L’Europa oggi discute della stabilità parlando anche di flessibilità. Finalmente ora ci si preoccupa anche della crescita e non solo della stabilità. L’Europa è il continente che cresce meno di tutti, che non può pensare a curare solo le emergenze». In chiusura, non poteva poi mancare un appello volto a stimolare il rafforzamente della coscienza europea, partendo proprio dai singoli Stati membri: «Se non abbiamo il coraggio di pensare l’Europa come soggetto politico unitario – ha dichiarato Renzi – non sarà mai in grado di dialogare con le altre realtà continentali come l’Africa e tornare ad essere un’area che ossigena il resto del mondo».

 

Stéphka Stoeva
Foto © 2015 European Commission

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