Tremonti: Brexit strada in salita per il Regno Unito

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La conferenza del Business Club Italia a Londra cerca di ipotizzare i futuri scenari dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea

3 agosto 2016 | di | Attualità - Economia - Europa
Tremonti, Brexit, Business Club Italia

«Il modello della Norvegia, fuori dall’Unione europea ma ammessa nel mercato unico, è una strada in salita per la Gran Bretagna». Non ha dubbi il senatore ed ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, intervenuto nel corso dell’incontro organizzato a Londra dal Business Club Italia, alla presenza di professionisti nei settori di economia, finanza e attività professionali e coordinato dal presidente del Bci Giovanni Sanfelice di Monforte.

 Tremonti, Brexit, Business Club ItaliaIl referendum che ha sancito la futura uscita del Regno Unito dall’Ue, ancora da formalizzare ufficialmente, apre scenari complessi, anche in merito alle società stanziate in Gran Bretagna, trovatesi quasi all’improvviso fuori dall’Europa comunitaria. I nuovi, necessari negoziati fra Londra e Bruxelles incroceranno temi che vanno «dall’economia al diritto, dai condizionamenti elettorali alle ricadute geopolitiche», rimarca Tremonti, secondo cui difficilmente si arriverà ad accordi simili a quelli con Norvegia e Svizzera. La speranza è che il Regno Unito «rinunci a diventare una Singapore europea con una svolta competitiva fiscale, perché indurrebbe l’Europa a fermare le trattative».

Dall’altra parte è auspicabile che l’Ue eviti «vendette, strappando a Londra brandelli di istituzioni o agenzie europee, come l’Eba (European Banking Authority)». Qualche previsione la si può ad ogni modo azzardare, per Tremonti la Brexit porta a tre possibilità: «la dissoluzione in Stati nazionali impotenti di fronte ai giganti della globalizzazione, il proseguimento sulla strada dell’Unione» e la sua preferita, «la Confederazione, aspirazione originaria del disegno europeo».

Tremonti, Brexit, Business Club ItaliaBrexit che potrebbe avere ripercussioni anche sul Business Club Italia, fondato come occasione di confronto mensile delle diverse esperienze di italiani che lavoravano nelle banche presenti sul suolo britannico e nelle istituzioni della City. «Il nostro club dovrebbe aiutare a costruire ponti fra Italia e Inghilterra, vero che un giudizio più libero si potrà dare fra cinque anni, adesso è presto per dire, si possono solo fare ipotesi. Ci sarà un periodo di incertezza», spiega Sanfelice, «fino a quando decideranno cosa fare e quali saranno le mosse politiche.

Nel miglior caso Londra riuscirà a negoziare alcune clausole per mantenere le stesse prerogative anche fuori dall’Unione. Se invece diventerà un Paese offshore, si dovrà riposizionare. Mi piace pensare a Londra come un grande mercato dove hai il meglio di tutto e le porte restano aperte a chi vuole venire. Bisognerà vedere se ci saranno delle barriere, potrebbe voler dire ulteriore burocrazia». Ma potrebbero esserci anche lati positivi, «se la priorità sarà preservare la finanza e attirare nuovi capitali».

Tremonti, Brexit, Business Club ItaliaReferendum che forse è stato vissuto troppo alla leggera, «a mio avviso non avevano idea di quello che poteva essere l’impatto», commenta Sanfelice. Addirittura, potrebbe essere stato sbagliato indirlo, «certe questioni delicate di politica non dovrebbero essere messe in mano alla gente, c’è il Parlamento, ci sono le istituzioni predisposte». Interi settori come l’industria e la ricerca, che sui finanziamenti europei fanno costante affidamento, potrebbero risentirne. «A Londra ci si sente in Europa, i colleghi sono francesi, tedeschi, se inizieranno le difficoltà la gente ci penserà due volte prima di venire qui». Voto che per Sanfelice non è stato dettato da «astio nei confronti dell’Ue, ma da una campagna elettorale populista. Tanto che a Londra la maggioranza ha scelto il remain, fuori dalla capitale quasi tutti il leave, come voto di protesta, per ragioni di pancia come chiedersi perché le case popolari debbano andare a un europeo e non a un britannico».

Tremonti, Brexit, Business Club Italia«È stato uno shock», aggiunge l’avvocato Domenico Pini, dello studio legale Pini Franco: «eravamo un fulcro per l’America e altri Paesi per entrare in Europa, ormai abbiamo creato una situazione dove tutto questo è in pericolo. Per l’economia è stato un disastro, ora dobbiamo negoziare la nuova posizione e sarà interessante vedere la nuova mentalità». Il Regno Unito ne esce spaccato in due, fra «aperti all’Europa e difensori dell’identità e della cultura». Ne risentirà anche l’immigrazione, «viene confusa la mancanza di opportunità con l’aumento dell’immigrazione, cui viene data la colpa dove c’è disoccupazione, meno accesso al sistema scolastico e sanitario». Un ruolo importante è stato giocato dai media, «è passato il concetto di un’Europa senza legittimità popolare, di lontananza dai cittadini che vedono l’Ue solo un burocrate che detta regole. Ma se andranno via investimenti esteri perderemo possibilità di espansione, in tutti i settori. Il periodo di incertezza non consente di fare programmi di nessun tipo».

Tremonti, Brexit, Business Club ItaliaSulla stessa linea l’ingegnere Roberto Saija, che teme anche un effetto domino, «la bomba della disgregazione può fare altre vittime, Francia, Olanda. Mi preoccupo se ci sarà ancora una Ue che possa negoziare con la Gran Bretagna». «Uscire dalla Comunità avrà prezzi non indifferenti», prosegue Lorenzo Piccardi, dello studio Tremonti-Romagnoli-Piccardi e associati, «le aziende italiane avranno costi non preventivati nemmeno dagli inglesi che hanno votato la Brexit. Il cambiamento non sarà morbido, ma avremo punti di rottura non ancora chiari. Spero che ci siano anche impatti positivi, che sveglino l’Europa, portandola più vicina ai cittadini, snellendo la burocrazia. Che si traggano lezioni da questo schiaffone».

«Penso che dopo un periodo di panico iniziale i cambiamenti saranno abbastanza soft», l’opinione dell’avvocato Georgia Catarame, dello studio legale Withersworldwide, con uffici anche in Italia. «Non vedo problemi così preoccupanti dal punto di vista fiscale. Credo che gli inglesi sappiano bene dove stanno andando e tengano un profilo basso. Saranno molto determinati nei negoziati, magari non otterranno tutto quello che vogliono, ma gran parte dei loro obiettivi sì». La conoscenza del mondo anglosassone porta la Catarame a ritenere che «le banche debbano avere un piano B, perderanno qualcosa ma non ci sarà una City deserta. Non lo vedo come scenario».

Tremonti, Brexit, Business Club Italia«Individui e imprese dovranno superare le incertezze», chiude Paolo Trainotti, imprenditore. «Posso pensare a varie aziende italiane che dovranno aspettare gli sviluppi dei negoziati e le conseguenze in termini contrattuali, di tassazione, costi del lavoro, degli affitti, investimenti ecc. Dobbiamo sperare che Gran Bretagna e gli altri 27 avranno un approccio costruttivo e capiscano che siamo tutti interconnessi. Così da beneficiare del mantenimento del libero mercato». Europa che dovrà necessariamente «imparare ad essere più flessibile e magari delegare alcune competenze nuovamente agli Stati.

Sappiamo di essere in un’economia globale, che dovrebbe garantire più libertà e opportunità. Recentemente la popolazione ha «sentito il bisogno di scegliere cosa conta per lei: il diritto di vivere e prosperare in una società che promuova diritti umani e si batta per permettere ad ogni individuo di raggiungere il meglio per lui e il resto della comunità. Una discussione aperta e intelligente serve perché i problemi sono globali e bisogna cercare insieme soluzioni che gradatamente migliorino gli standard di vita in tutto il mondo. È una grande sfida ma dobbiamo lavorare in un clima di rispetto reciproco, usando il buon senso».

Raisa Ambros

Foto ©  Business Club Italia

 

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