Turchia: Consiglio d’Europa avverte Ankara, garantire giustizia

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Dichiarazione stampa del segretario generale Thorbjørn Jagland in occasione della visita di Bekir Bozdağ: rispettare diritti licenziati e arrestati dopo colpo di Stato

2 marzo 2017 | di | Attualità - Europa - in evidenza

La Turchia deve garantire in tempi rapidi l’accesso alla giustizia alle persone licenziate e in detenzione, oltre che alle organizzazioni, scuole e media chiusi, e a chi si è visto confiscare le proprietà dopo il colpo di Stato della scorsa estate. È questo, secondo quanto riferito all’Agenzia Ansa da una fonte vicina al dossier, «l’avvertimento dettato dalla preoccupazione che questo potrebbe non accadere nel rispetto degli standard europei», inviato dal Consiglio d’Europa ad Ankara durante la visita a Strasburgo del ministro della Giustizia turco Bekir Bozdağ.

Il ministro turco ha incontrato il segretario generale Thorbjørn Jagland (insieme nella foto d’apertura), il comitato dei ministri e il presidente della Corte europea dei diritti umani, l’italiano Guido Raimondi. «Per la Turchia e l’Europa è imperativo che le tutele giudiziarie di tutti coloro che sono stati licenziati o sono in prigione siano basate su quanto dettato dalla Convenzione europea dei diritti umani (CEDU) e della giurisprudenza della Corte di Strasburgo», ha dichiarato il segretario generale del Consiglio d’Europa.

La Commissione che sarà istituita in Turchia per esaminare i casi dovrà lavorare in modo indipendente e fare riferimento alla CEDU. Jagland ha puntato poi l’attenzione in particolare su giornalisti e parlamentari ora in carcere. «La situazione di queste persone è critica perché molti sono stati in detenzione preventiva per diversi mesi», ha dichiarato il segretario generale, aggiungendo che «se i loro casi non sono trattati presto dalla Corte Costituzionale (turca, ndr), inizierà probabilmente a farlo la Corte di Strasburgo».

 

Ludovico Stella

Foto © Consiglio d’Europa

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