Ue a Italia, operazione Triton può essere rafforzata se occorre

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Migranti: Minniti, vedo luce alla fine del tunnel, ma l’Europa deve affrontar unita la sfida. Alfano, “relocation” non funziona, serve politica comune. Merkel, cambiare Dublino

16 agosto 2017 | di | Attualità - Europa - in evidenza - Politica

Bruxelles si dichiara pronta a valutare il rafforzamento dell’operazione Triton nel Mediterraneo centrale, per le operazioni di ricerca e salvataggio dei migranti, se l’Italia ne dovesse fare richiesta, dopo che alcune Ong (Organizzazioni non governative) hanno sospeso le missioni di soccorso davanti alla Libia, per il venir meno delle condizioni di sicurezza. I dati sui migranti sbarcati in Italia, diffusi da Frontex, indicano un calo del 57% a luglio. Per il ministro dell’Interno italiano Marco Minniti, com’è stato per i Balcani, anche nel «Mediterraneo centrale e occidentale l’Europa deve affrontare la sfida unita e mettendo in campo risorse adeguate perché si è dimostrato che attraverso una azione coordinata è difficilissimo ma non impossibile» risolvere i flussi dei migranti.

«Siamo ancor sotto il tunnel, è lungo, ma per la prima volta io incomincio a vedere la luce alla fine. Non so se sono troppo ottimista» ma l’auspicio è che si possa affrontare i flussi con impegno, il coordinamento, la passione civile di un grande Paese. Il giorno prima di Ferragosto anche il collega di governo, responsabile degli Esteri, Angelino Alfano in un’intervista alla Bild, il quotidiano (tedesco) più venduto in Europa con una tiratura giornaliera di oltre 5 milioni di copie, aveva attaccato i Paesi dell’Unione per il flop dellerelocation“, il programma di trasferimenti dall’Italia e dalla Grecia che «non funziona affatto. I profughi rimangono in Italia» ha avvertito, tornando a chiedere «una politica migratoria europea che si faccia carico degli arrivi dall’Africa».

Tove Ernst

La portavoce della Commissione europea per gli Affari interni e migrazione, Tove Ernst, nel ribadire come «le Ong abbiano fatto e facciano ciò che può essere solo descritto come un nobile lavoro, nel Mediterraneo», ricorda anche che il primo obiettivo dell’Unione è salvare vite. Per questo, dopo il venir meno del supporto delle Ong Msf, Sea Eye e Save the Children alle attività di soccorso davanti alla Libia, Frontex è pronta a valutare un’eventuale richiesta di Roma per potenziare l’operazione Triton. «Le necessità del piano operativo sono concordate con le autorità italiane» – spiega Ernst – «e i livelli delle risorse impiegate corrispondono ai bisogni, identificati dall’Italia: sono sottoposti a costante monitoraggio, e vengono aggiustati a seconda della situazione, se necessario».

I dati diffusi da Frontex, rivelano intanto che a luglio, i migranti sbarcati in Italia sono stati 10.160, -57% rispetto a giugno: il livello più basso per il mese di luglio dal 2014. «Vari i fattori» che hanno determinato il «significativo calo» secondo l’agenzia: dalle peggiori condizioni del mare nella prima metà di luglio, agli scontri vicino a Sabrata (punto di partenza “chiave”); ma anche la presenza della Guardia costiera libica che ha scoraggiato i trafficanti dall’inviare barconi. In tutto gli arrivi in Italia, nei primi 7 mesi, sono stati 93.900, più o meno in linea con lo stesso periodo del 2016. Quello dei nigeriani il contingente più rappresentato: uno ogni sei. A seguire i cittadini di Bangladesh, Guinea e Costa d’Avorio. E secondo il ministro degli Esteri Angelino Alfano quella della Libia è «l’unica soluzione» per allentare la pressione migratoria verso l’Europa. «Vogliamo creare lì sistemazioni umanitarie per i profughi, e a questo scopo dobbiamo raggiungere finalmente l’unità politica del Paese e il ripristino della stabilità».

Anche la cancelliera Angela Merkel ha raccontato, nel corso di un’intervista per la tv Phoenix, come è arrivata a cambiare idea sul regolamento di Dublino: «Dublino non prevede un meccanismo di ridistribuzione obbligatoria dei migranti in arrivo e all’inizio la Germania si è trovata molto bene con queste regole, perché all’aeroporto di Amburgo o Monaco arrivavano pochi migranti, mentre Spagna e Italia dovevano confrontarsi davvero con il tema. Ma quando, nel 2015, abbiamo fatto esperienza di cosa significa (la migrazione), e abbiamo capito che per esempio un Paese come la Grecia non ce la poteva fare, allora è stato chiaro che era necessario una più giusta ridistribuzione all’interno dell’Europa e da questo è nata la discussione di un nuovo regolamento di Dublino». La discussione «non è finita, e sarà condotta con maggiore intensità perché non abbiamo ancora raggiunto la solidarietà che cerchiamo in Europa». La Merkel si riferisce alla contrarietà soprattuto di Ungheria e Slovacchia, che hanno fatto ricorso contro il meccanismo della relocation. Ma la cancelliera ha ricordato come per esempio gli Stati baltici erano scettici e ora si sono convinti e riconoscono una più giusta ridistribuzione».

 

Ludovico Stella

Foto © European Union

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