Un presidente per la Francia. E per l’Unione europea

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Come previsto Emmanuel Macron vince (col 65,50%) il ballottaggio. Il 39enne è il più giovane a insediarsi all’Eliseo. Ma c’è anche record di astensionismo e schede bianche

8 maggio 2017 | di | Attualità - Europa - in evidenza - Politica

Il presidente più giovane mai arrivato a capo della Repubblica francese, escludendo naturalmente Napoleone Bonaparte, ferma l’onda populista dei Trump e della Brexit e riporta la costruzione europea al centro delle priorità. Con un movimento che ha creato da solo (e con la moglie Brigitte), Emmanuel Macron ha camminato indisturbato sulle macerie del vecchio bipolarismo francese, mandando in soffitta il Partito socialista e i neogollisti. Travolgendo alla fine anche un Front National che per molti analisti Marine Le Pen ha definitivamente seppellito.

Come ampiamente previsto dai sondaggisti durante i quindici giorni di attesa, il risultato finale è stato di 2/3 a favore di Macron (65,50% contro il 35,50% della Le Pen), che ha subito parlato con l’avversaria battuta per renderle omaggio, poi con il presidente uscente Francois Hollande. Nel quartier generale del XV arrondissement, al sesto piano accessibile soltanto alla consorte e alla cerchia più stretta del suo staff, Macron è rimasto a scrivere il suo primo discorso solenne. Ma a colpire è stata la festa, davanti al Louvre, dove un boato da stadio ha accolto l’annuncio della sua elezione. Seguita dal riecheggiare dell’Inno alla gioia della Nona sinfonia di Beethoven, inno dell’Europa.

Si tratta ora di riunificare un Paese spaccato, in cui meno della metà degli iscritti a votare hanno espresso la preferenza per lui. Sì, perché in realtà il secondo turno di queste presidenziali ottengono un altissima astensione (25,3%) e un record assoluto di schede bianche e nulle, il 12%. Molto di questa “terza scelta” è riconducibile alla gauche radicale di Jean-Luc Melenchon, finita quarta al primo turno e sfumata in questi giorni in un “né Macron né Le Pen”. Ma tant’è, avviene oramai in ogni competizione democratica, a livello mondiale.

Da domani, comincia “la nuova era”, un lavoro di ricostruzione non facile per il nuovo presidente francese, a cominciare dalla battaglia per le politiche dell’11 e 18 giugno in cui dovrà tentare – con la sua maggioranza “Republique en Marche” – di strappare il maggior numero di seggi a ciò che resta dei partiti tradizionali, per poter governare e varare il suo ambizioso programma di riforme per la Francia e l’Europa. «Difenderò la Francia e l’Europa, la comunanza di destini che si sono dati i nostri popoli e ricostruirò il legame tra l’Europa e i popoli che la compongono, tra l’Europa e i suoi cittadini», promette il 39enne ex ministro.

«La Francia e il mondo si aspettano da noi la difesa dello spirito dei Lumi, ovunque. Questa sera avete scelto l’audacia, e l’audacia la porteremo avanti perché è quello che i francesi si aspettano da noi, è quello che il mondo aspetta da noi. Attendono che la Francia li sorprenda, è quello che faremo», promette fino ad aggiungere commosso: «Vi servirò in nome del nostro motto “Libertà, Eguaglianza, Fraternità”, vi servirò con amore, viva la Repubblica, viva la Francia». Non un discorso fiume, una manciata di minuti e poi via con la famiglia, mentre la folla continua a cantare e ad applaudire.

Ovviamente di giubilo i commenti per la maggior parte dei leader europei. Il primo ministro greco Alexis Tsipras ha espresso su Twitter la sua soddisfazione per la vittoria di Emmanuel Macron: «una boccata di aria fresca per la Francia e tutta l’Europa». Il suo arrivo all’Eliseo è, per il capogruppo del Partito popolare europeo (Ppe) al Parlamento europeo (Pe), il tedesco Manfred Weber, un «è un voto per la democrazia, lo Stato di diritto, l’Europa, le riforme e il futuro». I Verdi europei (Verts/Ale) al Pe invitano il neopresidente francese a «proporre un nuovo progetto di società sostenibile e solidale».

«Ora tutti aspettano che la Francia prenda la guida in un “New Deal” (Nuovo Patto, ndr) per l’Europa”, queste le parole del leader dei liberaldemocratici (Alde) all’Europarlamento Guy Verhofstadt. Il premier belga, Charles Michel, si è congratulato direttamente con Macron per la sua elezione. «Stasera ha trionfato un chiaro rigetto del progetto di arretramento dell’Europa. Dopo la vittoria di Rutte in Olanda e la sconfitta dell’Ukip alle elezioni locali in Gran Bretagna, la Francia ha scelto un progetto che vuole migliorare l’Europa». Sullo stesso piano il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, secondo il quale «Francia, Italia, Spagna e Germania, insieme alle istituzioni Ue, devono affrontare subito le tre grandi emergenze: la disoccupazione giovanile, il terrorismo e l’immigrazione”.

In Italia sollievo nei commenti della compagine di governo e vera e propria esultanza a casa Pd, il premier Paolo Gentiloni twitta: «Una speranza si aggira per l’Europa». «Brinda la Francia e chi crede nell’Europa, nel libero mercato, nella solidarieta», sostiene il ministro degli Esteri Angelino Alfano. «La vittoria di Macron scrive una straordinaria pagina di speranza per la Francia e per l’Europa», è l’esultanza del neosegretario del Pd Matteo Renzi che proprio a “En Marche!” ha ispirato la sua campagna congressuale. E in nome di un’Europa che cambi rotta sulla scia del voto francese esultano anche gli ex premier Mario Monti ed Enrico Letta che festeggia al Louvre.

Anche a Roma gli europeisti riuniti nella sede di Forza Europa (presenti, tra gli altri, il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova e il ministro per la Coesione Territoriale Claudio De Vincenti) festeggiano con tanto di pizza con la scritta “Forza Macron” in mozzarella. Chi, invece, come Matteo Salvini e Giorgia Meloni, aveva sostenuto sin dall’inizio “Madame Frexit“, punta a esorcizzare la sconfitta. «Grazie Marine Le Pen, chi lotta non perde mai”, è il saluto che il leader della Lega rivolge alla candidata sconfitta. Molto prudenti, prima e dopo il secondo turno francese, il MoVimento 5 Stelle e Silvio Berlusconi. Anche se la vittoria di Macron porta all’esultanza di una buona parte di Forza Italia.

 

Nicola Del Vecchio

Foto © The Telegraph

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