Ue, novità nel mercato interno

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La Commissione europea è impegnata a migliorare le condizioni in cui operano le imprese continentali e a garantire pari opportunità e diritti a cittadini comunitari

11 febbraio 2017 | di | Europa - in evidenza - Lavoro

La Commissione europea è impegnata a migliorare le condizioni in cui operano le imprese continentali e a garantire pari opportunità e diritti a cittadini comunitari. Un impegno che si basa su una serie di priorità che Bruxelles ha individuato e chefino al 2020saranno presenti nell’agenda dei legislatori, che dedicheranno le proprie energie in queste direzioni.

 

Mobilità lavoratori Ue

Uno dei punti su cui l’Unione europea ha messo in campo il suo impegno è quello legato al mondo del lavoro, soprattutto alla luce della lunga crisi iniziata nel 2007, che ha cancellato l’occupazione. In questo caso, la parola d’ordine è “tutelare i lavoratori comunitari ovunque si trovino”. In altre parole, l’Ue punta a creare un mercato unico del lavoro, dove le singole leggi nazionali valgano automaticamente per qualunque cittadino comunitario si trovi in loco.

L’obiettivo è tutelare i cittadini comunitari che si trovano “distaccati” a lavorare in uno fra i 28 Stati membri, evitando gli abusi e le irregolarità delle imprese e dei datori di lavoro verso gli stranieri. Un cittadino belga che si trova a lavorare in Austria deve avere le stesse garanzie e lo stesso trattamento economico previsto dal contratto di lavoro valido per gli austriaci.

Il commissario Valdis Dombrovskis

La Commissione europea, infatti, ha azzerato le differenze di retribuzioni tra i dipendenti locali e quelli distaccati, con la conseguenza che se un’azienda invia un proprio lavoratore in un altro Paese Ue deve pagarlo non secondo il contratto di lavoro dello Stato in cui l’azienda ha sede ma secondo quello del Paese in cui viene prestata l’opera. Ma non solo: l’equiparazione tra lavoratori comunitari non riguarda solo l’aspetto della retribuzione ma anche quello relativo ai giorni di ferie, alla malattia, alle indennità, agli scatti di anzianità, ai bonus e ai versamenti pensionistici.

La revisione della direttiva Ue del 1996 si è resa necessaria visto il boom dei lavoratori europei assunti in Paesi comunitari diversi dal proprio, il cui numero è passato da 1,3 a 1,9 milioni nell’arco di tempo 2010-2014.

Oltre alla retribuzione dei lavoratori distaccati, la revisione delle norme sull’occupazione riguarda anche i lavoratori interinali e il distacco di lunga durata, ossia superiori ai 24 mesi. In quest’ultimo caso, la norma si applica solo se le condizioni stabilite del diritto del lavoro dello Stato membro ospitante sono più favorevoli al lavoratore.

 

Il Mercato Unico

Fin dalla firma del Trattato di Roma, nel 1957, è l’obiettivo principale della Commissione. E nel corso degli anni è stato al centro delle discussioni parlamentari e dei lavori dell’Unione, con l’idea di permettere a persone, beni e servizi di muoversi liberamente all’interno dei 28 Stati membri.

Per questo motivo, Bruxelles lavora anche alla creazione di un mercato unico digitale, con l’obiettivo di aprire opportunità in campo digitale per le imprese e per i cittadini europei, che possono avere accesso ad attività online ed esercitarle in tutto il territorio comunitario utilizzando le stesse regole. In questo “pacchetto” è inserito anche il tema della protezione dei dati personali e di quelli dei consumatori, indipendentemente dalla nazionalità o dal luogo di residenza.

Con l’evolversi dell’e-commerce, infatti, le aziende digitali continentali (stimate in 122mila) si rivolgono non solo a clienti residenti nel proprio Paese ma anche quelli residenti in altri Stati Ue. La conseguenza è che occorre armonizzare le norme in materia di contratti e di tutela dei consumatori, oltre che in materia di diritti d’autore e in materia di Iva.

 

Riforma dell’IVA

E a proposito di Iva, l’obiettivo della Commissione è quello di far sì che nelle casse dei 28 Paesi entrino quei 170 miliardi di euro attualmente evasi da imprese e cittadini, un terzo dei quali viene eluso attraverso frodi transfrontaliere.

Prima della riforma, un’azienda italiana poteva vendere un prodotto a una società francese in esenzione d’imposta. Nella riforma di Bruxelles, anche le transazioni intracomunitarie sono soggette al pagamento dell’Iva, in modo che tutto sia tracciabile. Così come è tracciabile anche l’aliquota minima del 15%, che ogni Paese ha poi la facoltà di elevare. Per altri beni, entra in gioco l’imposta ridotta, che non deve comunque essere inferiore al 5% e che può essere applicata solo su un elenco di prodotti elencati dalla Commissione. Se uno Stato offre l’aliquota Iva ridotta su un particolare bene, questa potrà automaticamente essere adottata anche dagli altri Paesi. La Commissione s’impegnerà inoltre, a ridurre il numero degli adempimenti da intraprendere, che rappresentano un costo competitivo rilevante.

Nella legge comunitaria si parla anche dei commercianti transfrontalieri: questi devono chiudere i loro dossier Iva attraverso un portale web, costruito dal loro sistema fiscale. È proprio su questo stesso portale che si raccoglie l’Iva nel Paese dove avviene la vendita, che poi deve essere trasferita nel luogo in cui le merci vengono consumate.

 

Tasse alle imprese

Pur non avendo un ruolo diretto nell’imposizione fiscale, dalla creazione della Moneta Unica l’Ue vigila sulle politiche fiscali dei singoli Stati membri, per garantire che siano coerenti gli obiettivi comunitari. Alla luce di ciò, i 28 Stati membri hanno concordato di allineare le rispettive norme in maniera fiscale, compresa l’Iva. Quello che più interessa all’Unione è come viene speso il rispettivo gettito fiscale, visto che un eccessivo deficit di uno Stato potrebbe ripercuotersi negativamente sulle altre economie.

L’Ue, poi, punta a eliminare gli ostacoli fiscali alle aziende, verificando che non ci sia doppia imposizione per le imprese con sede nei Paesi che hanno stipulato dei trattati volti a eliminare questa situazione. In aggiunta, l’Unione vigila affinché le norme fiscali di un Paese non consentano ai cittadini di sottrarsi alla tassazione di un altro. Riguardo alla trattenuta alle società, l’Ue favorisce lo scambio di informazioni tra amministrazioni fiscali al fine di evitare che le discrepanze tra regimi tributari di Paesi diversi permettano alle imprese di attuare una “pianificazione fiscale aggressiva” per ridurre al minimo il proprio carico fiscale. In altre parole, l’Unione vuole evitare che le norme di alcuni Paesi attraggano indebitamente aziende da altri Stati comunitari.

 

Andrea Barbieri Carones

Foto © European Union

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