Uova contaminate, scambio accuse tra Belgio e Paesi Bassi

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Trovato fipronil, un insetticida considerato pericoloso per l’uomo. Audizione dei ministri della Salute e dell’Agricoltura a Bruxelles, due dirigenti azienda arrestati in Olanda

10 agosto 2017 | di | Attualità - Europa - in evidenza - Politica

Mentre le forze di polizia si coordinano, le autorità del Belgio e dei Paesi Bassi si scambiano accuse sul caso delle uova contaminate dall’insetticida fipronil, con polemiche roventi nei due Stati dai fragili equilibri politici. Il neo-ministro dell’agricoltura belga Denis Ducarme, in carica dal 29 luglio, in un’audizione delle commissioni congiunte economia e salute (interrogato insieme alla collega all’Agricoltura Maggy De Block) nel Parlamento federale ha attaccato le autorità sanitarie olandesi. Sapevano delle uova al fipronil dal novembre 2016, ha dichiarato Ducarme mostrando un rapporto del Nvwa (l’agenzia per la sicurezza alimentare dell’Aja), ma non hanno avvertito nessuno. Non è vero, ha risposto a mezzo stampa il direttore generale del Nvwa Rob van Lint: il rapporto parlava delle stalle e non delle uova, da qui la valutazione di assenza di rischi per la salute pubblica.

Il lituano Vytenis Andriukaitis, commissario europeo per la salute

Fonti della Commissione europea rilevano che la responsabilità «primaria» per la sicurezza alimentare «spetta agli Stati membri» e si tiene equidistante, ma «monitora attentamente la situazione». L’attacco belga arriva dopo giorni in cui nel tritacarne mediatico era finita l’Afsca, l’omologa belga del Nvwa, accusata di sapere della vicenda da giugno ma di averla notificata all’Ue solo il 20 luglio. E di aver colpevolmente minimizzato, come mostrano le ultime analisi, i livelli di contaminazione riscontrati. Così, tra accuse reciproche, si continuano a cercare in Europa le uova positive al fipronil. Gli olandesi stanno analizzando anche le carni e oltre 150 allevamenti sono chiusi ormai da una settimana per accertamenti. Intanto oggi due persone sono state arrestate dopo le perquisizioni della polizia, coordinate con quella belga: si tratta di due manager di una società olandese che ha usato l’insetticida negli allevamenti di pollame e che secondo i media è la Chickfriend.

Il fipronil è una sostanza anti-pulci comunemente usata per gli animali domestici, ma vietata nell’allevamento. È stato usato illegalmente per “rinforzare” un prodotto convenzionale, poi venduto agli allevatori tra Belgio e Paesi Bassi, probabilmente già dall’anno scorso come trattamento capace di ridurre i trattamenti a uno o due l’anno invece dei 3-4 di prassi. Le indagini si concentrano su due aziende, una olandese che offriva il trattamento e l’altra delle Fiandre, in Belgio, che forniva l’antiparassitario dei miracoli. La vicenda ha causato il ritiro di circa una decina di milioni di uova, per ragioni precauzionali, soprattutto in Belgio, Olanda e Germania. Ma esemplari contaminati provenienti dai Paesi Bassi sono stati ritrovati addirittura a Hong Kong. Si tratta di due campioni su circa un milione di uova importate. Anche le quantità trovate in Francia (in 5 imprese) e Regno Unito (0,0001% delle uova importate) sono poca cosa e i rischi per la salute sono limitati.

Secondo l’istituto tedesco per la gestione del rischio, un adulto dovrebbe ingerire fino a sette uova in un giorno prima di subire effetti nocivi dal fipronil, almeno alle concentrazioni in cui è stato trovato nelle uova. Ma la vicenda è diventata politica. Da un lato i belgi rivivono l’incubo della diossina negli allevamenti del 1999, che causò un terremoto politico. Dall’altro, la politica olandese vive tempi incerti, dal marzo scorso alle prese con la formazione di un governo. Ma sui rischi nella catena alimentare, a vent’anni dalla mucca pazza e dai polli alla diossina, nonostante l’Unione europea si sia dotata di un sistema di allerta rapido su alimenti e mangimi, i Paesi europei non hanno ancora imparato a parlarsi. E intanto è notizia di oggi dell’allarme arrivato anche in Lussemburgo, con prodotti ritirati da diversi negozi, in particolare da due catene di supermercati. Il piccolo Granducato diventa così l’ottavo Paese in Europa in cui sono stati trovati uova e derivati contenenti del fipronil.

Ricapitolando la vicenda interessa per ora Belgio, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna, Svezia e Svizzera. Secondo indagini condotte attraverso il sistema europeo di allerta Rasff, il ministero della Salute italiano ha precisato che «non risultano distribuite in Italia le uova contaminate con fipronil». Ma negli ultimi anni tante altre volte è suonato l’allarme-cibo che ha riportato i consumatori europei alla paura nel piatto e messo in ginocchio diversi comparti, dalla zootecnia all’industria alimentare. Solo all’Italia, secondo uno studio Federconsumatori e Fiesa-Confesercenti, sono costati 12 miliardi di euro gli scandali alimentari negli ultimi 15 anni, anche per truffe come la carne di cavallo non tracciata in lasagne e nei tortellini. Mentre l’Europa torna periodicamente a fare i conti con l’influenza aviaria e quella suina, con maxi-abbattimenti di esemplari allevati.

Ecco quali sono stati i principali ”veleni” nel piatto:
Mucca Pazza: a oltre 20 anni dall’emergenza sanitaria della Encefalopatia spongiforme bovina del 1986, meglio conosciuta come morbo della Mucca pazza, è ancora il caso scuola, insieme al vino al metanolo. Per l’epidemia da Bse oltre 200 vittime, e danni al settore produttivo per i blocchi della carne e delle frattaglie alle frontiere e con almeno 2,6 milioni di capi di bestiame abbattuti nel Regno Unito. All’origine sembra sia stata la farina per l’alimentazione animale, a base di carne e di ossa, che avrebbe trasmesso la malattia alle mucche e all’uomo;
Escherichia Coli: tra il ’96 e il ’97 almeno 20 persone sono morte e circa 400 si sono ammalate in Scozia dopo aver mangiato carne contaminata (hamburger) dal batterio Escherichia Coli. Nuovi focolai infettivi sono stati registrati nel 2011 in Germania e in Francia, in particolare nei germogli;
Mozzarella blu: scoppia nel 2010 il caso della mozzarella blu. Formaggi prodotti da una ditta tedesca, che dopo l’apertura prendono una colorazione azzurrognola. Colpa del batterio Pseudomonas fluorescens che produce il pigmento pioverdina (o fluoresceina). Dopo la Germania il problema si riscontrò anche in alcune mozzarelle italiane;
Carne alla diossina: lo scandalo, sempre nel 2010, nasce in Germania dove dai test sui maiali emerge un alto tasso di diossina, una contaminazione scoperta poi anche nei polli;
Listeria: è un batterio generalmente trasmesso attraverso latte non pastorizzato e alcuni tipi di formaggi artigianali. Ha mietuto tra il ’92 e il ’95 diverse decine di vittime. Poche centinaia di casi isolati sono segnalati ogni anno in Francia.

 

Elena Boschi

Foto © Food Quality News, Abc News, Foodlog

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