Voto in Germania, un bene o un male per l’Ue?

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Fa paura il successo dell’Afd, ma la democrazia tedesca è forte. Bruxelles guarda a Berlino, imprescindibile la sua posizione sulla direzione futura dell’Unione europe

25 settembre 2017 | di | Attualità - in evidenza - Politica

A colpire l’attenzione degli europeisti, a poche ore dalla divulgazione dei risultati delle elezioni tedesche, è la posizione di due esponenti di spicco dell’esecutivo comunitario. Il commissario agli Affari economici, il francese Pierre Moscovici, ha commentato subito dal suo profilo twitter come «l’ingresso dell’Afd al Bundestag è uno shock e rivela l’esistenza di dubbi nella società», ma anche che «la democrazia tedesca è forte. Nessuna generalizzazione con il 1933», ovvero quando prese il potere il partito nazista.

   Martin Schulz

Ancora più laconico il capo di gabinetto del presidente Jean-Claude Juncker, il tedesco Martin Selmayr, che dallo stesso social twitta la bandiera della Giamaica e dell’Unione europea. Nessun altro commento, con la bandiera del Paese caraibisco a rappresentare l’unica ipotesi di governo possibile con l’alleanza tra Cdu/Csu (neri), liberali (gialli) e verdi (dell’omonimo colore), visto che i socialdemocratici, per bocca del candidato alla cancelleria Martin Schulz, si sono immediatamente chiamati fuori dal riproporre quella “grosse koalition” che ha governato fino a ieri.

Un risultato, soprattutto, che preoccupa chi aveva scommesso su una predominanza forte dei partiti apertamente europeisti. E adesso più di un analista pone tutta in salita la strada per il rilancio dell’Europa e delle riforme, a partire da quella dell’Eurozona, necessarie per girare pagina dopo la crisi economica, dei migranti e la Brexit, che hanno colpito l’Ue.

Alexander Gauland e Alice Weidel, leader di Afd

La vittoria “mutilata” di Angela Merkel, più la batosta per i solcialdemocratici dell’ex presidente dell’Europarlamento Schulz, ma soprattutto la temuta avanzata dei populisti anti-migranti e anti-euro di Alternative fuer Deutschland (Afd), non fanno che complicare lo scenario per il futuro dell’Unione.

Bruxelles ha atteso l’esito del voto tedesco senza tutta quell’apprensione con cui aveva vissuto la vigilia delle elezioni francesi, ma ora nei palazzi delle istituzioni europee resta alta l’attenzione, dopo le inattese tensioni scoppiate in Spagna con la crisi catalana e l’incognita della già citata Brexit, ancora lontana dalla risoluzione nonostante il discorso di “apertura” della premier Theresa May nei giorni scorsi a Firenze. Certo avrebbero preferito, nella capitale belga e d’Europa, un’altra “grosse koalition” della Cdu/Csu con la Spd (già realizzato dopo le elezioni del 2005 e del 2013), che avrebbe garantito una realizzazione più veloce e “facile” (dal punto di vista dei passaggi “politici”) delle riforme di cui l’Ue ha tremendamente bisogno.

   Christian Lindner

E invece il leader dei liberali Fdp Christian Lindner, che per tutta la campagna elettorale ha puntato al posto di ministro delle finanze al posto di Wolfgang Schaeuble, ha chiesto la fine dell’Esm (dall’acronimo inglese European Stability Mechanism, Meccanismo europeo di stabilità, detto anche “Fondo salva-Stati“) e la creazione di un meccanismo di assistenza per l’uscita dall’euro (prevista per la Grecia, ndr). Oltre a definire “linee rosse” un bilancio per l’Eurozona e l’Unione bancaria. Cioè «tutto quello che va nella direzione di un trasferimento dei poteri di bilancio al livello Ue». Non male come inizio per un partito che da sempre si pone su posizioni europeiste.

I Verdi di Cem Oezdemir e Catrin Goering-Eckardt, usciti dalle cabine elettorali meglio di quanto si prevedesse, non saranno un altro (eventuale) alleato facile. Le posizioni proposte sono in alcuni casi in aperto contrasto con quelle della Cdu/Csu e Fdp, come l’uscire dal motore a combustibile entro il 2025, anticipando molto quello che è uno degli obiettivi dell’accordo del clima di Parigi. Ma dal punto di vista delle posizioni su tematiche europee potrebbero essere di grande aiuto per la quarta cancelleria a guida Merkel. Sempre che i socialdemocratici vadano davvero all’opposizione.

 

Lena Huber

Foto © Dw.com

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