Il vice presidente della Commissione Maroš Šefčovič per l’unione energetica

  • Condividi questo articolo

In visita in Italia, mentre è in corso a Parigi Cop 21, il commissario Ue rilancia gli investimenti sulle fonti rinnovabili ed elogia il Belpaese per i risultati conseguiti

6 Dicembre 2015 | di | Attualità - Europa - Eventi

Si è svolta a Roma, lo scorso 4 dicembre presso la sede delle rappresentanze in Italia delle istituzioni comunitarie di Via IV Novembre, la conferenza stampa del vice presidente della Commissione europea Maroš Šefčovič con delega per l’unione energetica in visita in Italia per due giorni.

Šefčovič ha ribadito l’importanza dell’energia particolarmente adesso che a Parigi, a livello mondiale, si sta discutendo con il Cop 21 il tema dei cambiamenti climatici e le eventuali soluzioni per evitare un dramma planetario senza il ritorno.

Nella sua introduzione il vicepresidente della Commissione europea ha tracciato un bilancio positivo avuto dai vari incontri con la Confindustria, con il governo insieme ad alcuni suoi ministri come quello degli esteri, Gentiloni, dei trasporti Del Rio e dello sviluppo industriale Guidi.

Quest’ultima con delega proprio per l’energia, ha illustrato allo stesso Maroš Šefčovič i progressi italiani in questo settore con cifre assai significative solo nel 2014.

2Sulle fonti rinnovabili, per far un esempio, il Belpaese ha raggiunto il 17,07% con 6 anni di anticipo rispetto al 2020; inoltre è stato superato l’obiettivo sulla produzione di elettricità da rinnovabili con un valore del 33,42%, superando ampiamente quanto stabilito dalla Commissione (26,4% al 2020), e con l’obiettivo della Strategia energetica nazionale, tra il 35 ed il 38% sempre per lo stesso anno. Infine, il target per le fonti rinnovabili questa volta nel settore dei trasporti in linea con l’impegno del 10% al 2020.

Durante la conferenza stampa il commissario europeo ha ribadito il ruolo strategico dell’Italia per lo sviluppo di prodotti come il gas naturale liquefatto, il gnl, ma soprattutto ha saputo diversificare più di altri le risorse del gas. Oggi, grazie alla sua posizione unnica nel Mediterraneo, l’Italia può diventare una accesso privilegiato per il gas in Europa.

Šefčovič ha confermato, tra l’altro, che «l’Italia ha chiesto alla Ue che il gasdotto Nord Stream sia sottoposto alle stesse condizioni del South Stream, il progetto di gasdotto poi cancellato» come è noto da Mosca, per fare arrivare il gas russo nel nostro Paese. In questo l’Italia ha indicato ancora il vicepresidente può avere «un ruolo chiave nel Mediterraneo» che «permette di bypassare l’Ucraina» e, dunque, è utile ai fini della sicurezza grazie anche alle differenziazione non solo delle rotte, ma anche delle fonti.

3.Alle domande sulle nuove politiche energetiche europee soprattutto per quanto riguarda il nucleare, il vice presidente Šefčovič ha risposto che l’energia nucleare è importante nell’Energy mix dell’Unione europea, quindi, ha aggiunto: «penso che lasceremo agli Stati membri la scelta se proseguire ad usarla o meno». Infine ha ricordato che «ci sono 11 Paesi che non intendono abbandonare l’atomo» come fonte di approvvigionamento energetico. «Il nostro ruolo» – ha chiarito – «è di assicurare che vengano garantiti i massimi livelli di sicurezza ed è quello che stiamo facendo».

Affrontando poi il tema dei trasporti ha affermato il settore interessato dalla «grande sfida della de-carbonizzazione» e la prossima estate verrà presentata un documento per promuovere sistemi intelligenti e cooperativi per la mobilità. Dal momento che «la congestione del traffico costa un punto percentuale del Pil europeo» all’anno, indica Šefčovič, bisognerà esplorare tutte le soluzioni, e «la piattaforma Uber può essere un sistema, come ve ne sono altri in Francia e in diversi Paesi».

Infine ad una nostra domanda se l’Unione europea prevede un finanziamento ai Paesi poveri o quelli in via di sviluppo per aiutarli a ridurre le emissioni di Co2, Šefčovič ha risposto che «a Parigi dobbiamo negoziare e creare una sponda globale. Abbiamo stilato un agenda per questo e stiamo facendo progressi, a differenza di Kyoto dove erano presenti 35 Paesi, oggi siamo 125». Il risultato è buono ma non basta «bisogna lavorare per il futuro, il riscaldamento ha bisogno di un nuovo approccio più incisivo». Per il 2020 «abbiamo stanziato oltre 100 miliardi avviati in Paesi in via di sviluppo per modificare il gas serra». In alcuni Paesi «abbiamo fatto le nostra valutazioni: oggi non sono più solo le grandi strutture internazionali, ma anche banche e privati a scommettere su questa nuova economia in questi Paesi aprendo nuove possibilità allo sviluppo economico molto importanti per tutti noi».

 

Antonello Cannarozzo

Foto © Antonello Cannarozzo

  • Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *