«Ho visto la morte passare al mio fianco, andava nel senso opposto»

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Il racconto di un giornalista di Eurocomunicazione a poche ore dalla strage. E quella voce che girava a Bruxelles: «Sanno dov’è Salah, ma finché resta libero non ci saranno attentati»

25 Marzo 2016 | di | Attualità - Europa - in evidenza

Dodici ore prima che l’aeroporto principale di Bruxelles, Zaventem, si trasformasse in un mattatoio ero là. Avevo restituito un’auto a noleggio e insieme a un collega camminavo verso quella che tecnicamente si chiama aerostazione. Sulla destra c’è, o forse c’era, il deposito bagagli. Una stanza grande 12-16 metri quadrati con decine di armadietti che si aprono e chiudono con le monete. Nessun controllo, nessun varco. Ricordo che dissi al collega: «Pensa, se avessi il mio zaino pieno di esplosivo, non lo saprebbe nessuno. Lo metterei qui e poi andrei via. Altro che controlli massimi e livello di allerta 3 su 4!».

CeJiQjQW0AAqDDzTroppo facile dirlo con il senno di poi… Sarei dovuto partire la mattina della strage. Invece sono rientrato in Italia la sera prima. Un caso. O forse un mezzo miracolo. In questi casi si dice “Ho visto la morte in faccia”. Io direi, piuttosto, che l’ho vista passare al mio fianco. Mentre andava nel senso opposto al mio.

Sono passato nei luoghi dilaniati da un gruppo di pazzi che le immagini video hanno mostrato al mondo. Il desk degli imbarchi numero 6, a pochi metri dal numero 8 dove il kamikaze si è fatto esplodere. Il corridoio che porta verso i gate delle partenze internazionali, dove sulla destra c’è il negozio Victoria’s Secret. Il duty free dove con 15 euro compri 4 birre trappiste e un bicchiere. Il quartiere europeo intermente sotto shock.

CeJHrOXUkAAgrV7Sabato pomeriggio ho attraversato Bruxelles in metro. Ero a Molenbeek, mi misi a caccia dell’avvocato di Salah Abdeslam. Presi 4 delle 7 linee che attraversano il cuore dell’Europa. Passai anche da Maelbeek, obiettivo numero due di quel gruppo di pazzi che noi della stampa chiamiamo terroristi. La metro era tranquilla. Un sabato pomeriggio uguale a quello di tante altre città del mondo. Adolescenti mano nella mano, mamme e figlie in giro a fare compere. Tifosi del Bruges e del Liegi in città per la finale di coppa del Belgio che si sarebbe disputata il giorno successivo.

Un paio di mesi fa presi un caffè con un collega straniero. Mi disse che a Bruxelles girava una voce: «Sanno dov’è Salah, ma lo lasciano libero. L’accordo è: finché resta libero non ci saranno attentati a Bruxelles». Una follia da dire, impossibile da dimostrare. Venerdì pomeriggio hanno arrestato Salah, martedì Bruxelles è diventata un inferno. E se non fosse solo una coincidenza?

 

Giovanni Sorge

Foto © People’s Daily China (da Twitter)

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