A Palazzo Borromeo: il futuro della radio e la “radiovisione”

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Per l’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede Pietro Sebastiani, «la radio ha uno straordinario ruolo di aggregazione sociale in un’epoca di forte atomismo»

17 Dicembre 2017 | di | Eventi

Ancora una volta Palazzo Borromeo, sede dell’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, è stato luogo esclusivo del convegno “Interferenze”, organizzato con la Segreteria per la Comunicazione del Vaticano. Si è parlato sulla attualità della Radio nell’ambiente digitale contemporaneo partendo dagli ottanta anni dalla morte di Guglielmo Marconi avvenuta il 20 luglio del 1937. Presenti numerosi accademici, autorevoli esperti, funzionari di Radio Vaticana, giornalisti, Mons. Dario Edoardo Viganò prefetto della Segreteria per la Comunicazione. Ospite d’onore Elettra Marconi nata dal secondo matrimonio dell’inventore della radio con la marchesa Maria Cristina Bezzi-Scali che, aprendo il convegno , ha ricordato che il suo battesimo fu officiato dall’allora Cardinale Eugenio Pacelli in quanto il futuro Pio XII frequentava da tempo la famiglia.

«Il periodo più lungo della sua vita» – ha commentato la Marconi – «mio padre lo trascorse a Roma seguendo la costruzione della Radio Vaticana». L’inaugurazione avvenne il 12 febbraio del 1931, una giornata rigida ma limpida con una leggera tramontana. l’EIAR, (la Radio di Stato di allora) annunciò che vi sarebbe stato alle 16,30 un collegamento speciale con la Città del Vaticano. Nel più piccolo Stato del mondo quel giorno vi fu grande fermento. Un nuovo fabbricato era stato eretto in poco tempo per ospitare le apparecchiature della Radio Vaticana. Era stata progettata da Guglielmo Marconi con la consulenza scientifica del padre gesuita Giuseppe Gianfranceschi, nominato direttore dell’emittente vaticana da Pio XI. Quel pomeriggio tutto il mondo sentì per la prima volta la voce di Pio XI: «Udite o Cieli, quello che sto per dire, ascolti la terra le parole della mia bocca. Udite e ascoltate o popoli lontani».

Fu poi la volta di Guglielmo Marconi che disse: «per circa venti secoli il pontefice romano ha fatto sentire la Sua parola ma questa è la prima volta che la Sua voce può essere percepita simultaneamente su tutta la superfice della terra….ho potuto preparare questo strumento che procurerà ai fedeli di tutto il mondo la consolazione di udire la voce del Santo Padre». La trasmissione fu ascoltata in Inghilterra, Francia, in America, Australia e Paesi dell’Est europeo. A Palazzo Borromeo, per l’occasione, è stata allestita una mostra storica, il microfono dei primi radio messaggi, un registratore a filo e una delle prime telescriventi unitamente a molte foto dell’epoca il tutto provenienti dal museo della Radio Vaticana che custodisce tesori della storia della comunicazione.

Ritornando al convegno, l’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede Pietro Sebastiani, ha ricordato che «il 20 luglio del 1937 quando è morto il Premio Nobel Guglielmo Marconi le radio di tutto il mondo si sono fermate per due minuti. La radio» – ha proseguito l’ambasciatore – «ha uno straordinario ruolo a tutela dei diritti, della democrazia e rivolge uno straordinario ruolo di aggregazione sociale in un’epoca di forte atomismo sociale». Nel suo intervento Mons. Viganò ha detto: «abbiamo studiato molto il grande patrimonio e la ricchezza di Radio Vaticana sia di professionalità che di presenza in tutto il mondo. Papa Francesco avviando il processo di riforma ci ha chiesto di non imbiancare ma di dare nuova forma alle cose». Sono seguite riflessioni di storici e gente della radio come Raffaella Perin dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Enrico Menduri dell’Università Roma Tre, Gerardo Greco direttore del Giornale Radio Rai e Radio 1, Pierluigi Diaco giornalista e conduttore RTL 102,5, Fabio Volo conduttore di Radio DeeJay, moderatrice Laura De Luca giornalista di Radio Vaticana, ha concluso i lavori Riccardo Cucchi la voce di tutto il calcio.

C’è da ricordare che il 9 febbraio del 1939 morì Pio XI e la Radio Vaticana fu impegnata nel seguire il conclave che avrebbe portato all’incoronazione di Pio XII (Pacelli). Allo scoppio della guerra la Radio divenne un prezioso mezzo di libera informazione nonostante le censure e i disturbi. I membri della resistenza francese trascrivevano le sue trasmissioni e le distribuivano clandestinamente. Nel gennaio del 1940 nacque poi l’Ufficio Informazioni che lanciava appelli per rintracciare civili e militari dispersi e trasmetteva messaggi delle famiglie di prigionieri. Dal 1940 al 1946 la Radio Vaticana inviò oltre un milione di messaggi per aiutare  la ricongiunzione di famiglie separate dalla guerra.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Giancarlo Cocco

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