Aiuti di Stato, CdR: certezze di fronte alle complesse norme dell’Ue

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I membri del Comitato europeo delle regioni chiedono un controllo caratterizzato da condizioni semplificate, definizioni più ampie e una maggiore certezza giuridica

12 Ottobre 2016 | di | Economia - Europa

Il diritto dell’Unione europea vieta la concessione di aiuti di Stato suscettibili di falsare la concorrenza e alterare gli scambi all’interno dell’Ue. Questo divieto generale riguarda anche gli enti regionali e locali che forniscono servizi pubblici, ovverosia servizi di interesse economico generale (SIEG). In alcuni casi particolari sono previste eccezioni, ma le norme sono diventate estremamente dettagliate e complesse. Per questo l’Assemblea dei rappresentanti regionali e locali dell’Unione europea chiedono maggiore certezza. Il parere elaborato dal tedesco Markus Töns (gruppo Pse) sull’argomento è stato adottato dai membri del Comitato europeo delle regioni (CdR) durante la sessione plenaria di ottobre.

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Markus Töns

«In particolare, agli enti locali e regionali di dimensioni minori mancano le risorse e la capacità di seguire i vari sviluppi a livello Ue. Questa situazione impedisce loro non solo di far sentire la propria voce nei dibattiti in corso, ma anche di beneficiare delle condizioni speciali previste per i SIEG dalle norme comunitarie sugli aiuti di Stato, e ostacola, di conseguenza, gli investimenti pubblici. C’è bisogno di minor burocrazia ma di maggiori orientamenti, procedure coordinate e dialogo», afferma nel suo testo Töns, che è membro del consiglio regionale del Land Renania settentrionale-Vestfalia.

Il relatore del parere in proposito accoglie con favore le ultime decisioni della Commissione europea riguardanti la Spagna, il Portogallo e la Germania, in base alle quali interventi pubblici di natura puramente locale non costituiscono aiuti di Stato in quanto non incidono sugli scambi tra Stati membri. Nel contempo chiede che la stessa esenzione generale dai controlli sugli aiuti di Stato sia applicata anche ai progetti cofinanziati nel quadro dei Fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE) e del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), nonché agli investimenti infrastrutturali in settori quali l’energia, la banda larga, gli aeroporti o i porti.

30145245192_663da02109_z«Non dobbiamo dimenticare che i SIEG e gli investimenti pubblici svolgono un ruolo di primo piano ai fini della crescita e dell’occupazione e che i numerosi SIEG locali hanno un impatto esclusivamente locale. Ciò di cui abbiamo ancora bisogno è una maggiore certezza giuridica per gli enti regionali e locali al momento di decidere quali attività possono sostenere senza violare le norme, compresa l’introduzione di ulteriori criteri obiettivi e di un termine di prescrizione di cinque anni per le denunce, che dovrebbero essere presentate soltanto da chi ha subito un pregiudizio economico diretto», ha dichiarato il relatore Töns.

I membri del CdR sono inoltre favorevoli a un ampliamento della nozione di SIEG (servizi di interesse economico generale) – tenendo conto dei nuovi sviluppi e dei nuovi servizi sociali, come ad esempio l’assistenza ai rifugiati o l’infrastruttura digitale, in cui il libero mercato non riesce a soddisfare le esigenze – e invocano anche un ampliamento della definizione diedilizia sociale“. I leader locali e regionali si aspettano che anche nei futuri accordi internazionali siano esclusi nuovi impegni di apertura del mercato riguardanti la prestazione di SIEG attuali e futuri e che tali accordi non pregiudichino il diritto dell’Unione europea, dei suoi Stati membri e dei loro enti locali e regionali di regolamentare o garantire essi stessi determinati servizi.

 

Goran Marsich

Foto © Committee of the Regions

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