Alta Corte di Londra: su Brexit deve pronunciarsi il Parlamento

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Referendum solo consultivo. Il governo britannico di Theresa May deve attendere il parere di Westminster per invocare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona

4 Novembre 2016 | di | Attualità - Europa - Politica

La Brexit continua a far discutere. Chi pensava che con il referendum si sarebbe definitivamente chiusa la questione Leave o Remain, si sbagliava di grosso. E infatti, se fino a qualche giorno fa si discuteva riguardo le modalità e i tempi di uscita del Regno Unito dall’Ue, ora si torna a mettere in discussione il diritto del governo britannico di recedere volontariamente dall’Unione europea.

Un gruppo di sostenitori del “Remain” ha infatti presentato ricorso all’Alta Corte di Londra chiedendo un voto del Parlamento prima di attuare le procedure di uscita del Regno Unito e dunque invocare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona, che prevede un meccanismo di recesso volontario e unilaterale di un Paese dall’Ue.

«Il principio fondamentale della costituzione del Regno Unito è che il Parlamento è sovrano» si legge nel verdetto del giudice dell’Alta corte, Lord Thomas of Cwmgiedd.

A portare la Brexit in sede legale è stata una donna, Gina Miller, imprenditrice di successo che ha accolto con gioia il verdetto dell’Alta Corte: «Sono al settimo cielo» ha dichiarato in conferenza stampa, sottolineando tuttavia che il risultato raggiunto «è di tutti noi, non c’entra la politica ma la giusta procedura».

Sul fronte opposto un’altra donna, colei che guida il governo britannico, Theresa May, per la quale  il verdetto suona invece come una vera e propria umiliazione. La premier si era sempre detta determinata ad avviare il processo di uscita entro il 2017. Ora da Downing street rassicurano che il verdetto non cambierà l’andamento dei negoziati per la Brexit e il Guardian fa sapere che il governo britannico è già pronto per presentare appello alla Corte Suprema.

È tuttavia evidente che la decisione dell’Alta Corte avrà la conseguenza di rallentare l’intero iter. Lo ha capito bene il leader dell’Ukip, Nigel Farage, che su twitter ha commentato: «Temo che le proveranno tutte per bloccare o rallentare l’attivazione dell’Articolo 50» aggiungendo che «se sarà cosi, non hanno idea della rabbia popolare che questo provocherà».

I laburisti, da parte loro, continuano a concentrarsi sulle modalità con le quali si svolgeranno i negoziati per l’uscita dall’Ue: «Ci devono essere trasparenza e responsabilità del Parlamento sui termini della Brexit» ha commentato il segretario Jeremy Corbyn, che ha poi aggiunto: «I Labour faranno pressioni affinché il processo di uscita funzioni per il Regno Unito, mettendo al primo posto la creazione di posti di lavoro, standard di vita e l’economia».

 

Valentina Ferraro
Foto © European Unione and Creative Commons

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