Andiamo a votare, un gesto che davvero conta

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Tanti italiani lo faranno all’estero, “specchio della nuova emigrazione”. L’appello ai giovani, sempre più distaccati dalla politica. E la speranza di risposte alle urgenze del Paese

27 febbraio 2018 | di | Attualità - Politica

Nel momento storico di grandi sacrifici che stiamo vivendo è importante per noi e il Paese che tutti, in particolare gli indecisi, vadano a votare domenica 4 marzo. È necessario che venga eletto un Parlamento e un governo che abbiano la capacità di dare risposte dignitose ai problemi urgenti dell’Italia, il lavoro in primis per i tanti disoccupati e i precari, il sistema sanitario che sta preoccupando milioni  di cittadini che non riescono più ad ottenere prestazioni vitali in tempi brevi se non ricorrendo alla sanità privata, una semplificazione della burocrazia e del fisco in particolare divenuto intollerabile, che stanno uccidendo migliaia di aziende.

La scelta non è facile, ma le liste sono sempre composte da persone che ci danno la possibilità di valutare la maggiore o minore credibilità dell’insieme di queste persone nella medesima lista, tenerne conto è fondamentale perché la politica esige probità e trasparenza dei singoli che la “fanno”. Più ce ne sono in una lista di tali persone più la lista è credibile. L’appello al voto è specialmente diretto ai giovani in quanto il “Rapporto giovani” dell’istituto Toniolo, in collaborazione con l’Università Cattolica, rivela che su un campione di 3000 persone tra i 20 e i 30 anni, quasi il 41% boccia tutti i partiti e si prepara ad ingrossare le file dell’astensionismo.

Il rimanente 60% trova comunque una forza politica a cui dare la sufficienza. I giovani intervistati invocano soluzioni per l’ingresso nel mondo del lavoro. L’unico temagiovaniletoccato dalla politica in queste settimane sono le tasse universitarie che però le pagano i genitori. C’è poi il fatto che i giovani non parlano di politica, molti di loro non leggono i giornali per cui la politica non riesce ad intercettarli e i siti Internet dei partiti non raccolgono un grande traffico di visitatori, mentre, sempre sulla Rete, impazzano insulti, volgarità e minacce come rivela l’azienda D-Link che ha analizzato quasi 2 milioni di contenuti tra tweet e commenti legati alle elezioni del 2018.

Si tratta di messaggi verso i candidati, i partiti o verso altri elettori. Dall’analisi emerge che oltre 750.000 di questi messaggi sono connotati da negatività. Oltre 135.000 contengono volgarità o insulti specifici, 15.000  augurano la morte o minacciano di uccidere, 19.000 contengono riferimenti alla violenza, solo l’11% dei contenuti è definito come positivo.  Prendendo come base solo i commenti con insulti e volgarità, si scopre che l’elettore più arrabbiato è uomo (68% contro il 32% delle donne), vive nel Lazio e precede la Lombardia. Gli lettori più scontenti sono gli abitanti del Centro Nord; l’Emilia Romagna conta il 29% di contenuti negativi rispetto quelli prodotti in Toscana che sono il 28%.

C’è poi il nodo degli elettori italiani all’estero che potranno fare la differenza per l’attribuzione dei seggi. Quest’anno gli iscritti all’anagrafe degli italiani all’estero e che hanno diritto di voto sono 4,3 milioni, 700mila in più rispetto alle politiche del 2013. Al voto andranno anche i seimila militari che sono impegnati nelle missioni all’estero oltre ai  funzionari  dello Stato in servizio fuori dai confini della Penisola. Le sedi diplomatiche impegnate nelle operazioni di voto sono oltre 200 in 177 Paesi, sette in più rispetto l’ultima consultazione referendaria. Le sedi consolari che dovranno gestire il maggior numero di elettori sono quella di Londra con 233mila aventi diritto al voto, Buenos Aires 230 mila, San Paolo del Brasile 160 mila.

Ma ci sono Paesi dove non si potrà votare come Iraq, Libia e Corea del Nord in quanto vi sono problemi per la sicurezza. Gli elettori esteri hanno ricevuto entro il 18 febbraio un plico che dovrà essere restituito entro le ore 16 di giovedì primo marzo. Tra le novità di questo voto per i residenti all’estero c’è il codice a barre con i dati identificativi dell’elettore stampato sui plichi consegnati al 75% degli italiani all’estero, mentre questa procedura non è disponibile nei piccoli Paesi per problemi di stampa. Il codice a barre è una buona prassi già adottata da Gran Bretagna e Argentina.

La riservatezza del voto è garantita in quanto l’elettore dovrà inserire la scheda elettorale in una busta bianca che andrà sigillata ed essere riposta nel plico. Con 100 voli postali i plichi saranno portati a Roma presso il Centro di smistamento allestito a Castelnuovo di Porto ove avverrà lo “spoglio”.  Vorremmo ricordare, infine, che a proposito di elezioni un esponente di spicco dell’altro secolo raccomandava la partecipazione al voto aggiungendo: «andiamo a votare come uomini moralmente liberi e socialmente evoluti».

 

Giancarlo Cocco

Foto © Election Aesthetics

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