Archivio segreto Vaticano: dopo 400 anni cambia denominazione

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Con Motu Proprio di Papa Francesco si chiamerà Archivio Apostolico Vaticano. Istituito da Paolo V, conserva echi e vestigia nella Storia della Chiesa

30 Ottobre 2019 | di | Attualità - Religione

Nell’immaginario collettivo “l’Archivio Segreto Vaticano” è stato  sempre evocato come luogo inaccessibile, avvolto da un suggestivo alone di mistero, difeso da spesse mura con pochi accessi e incastonato in Vaticano nel più piccolo Stato del mondo. La locuzione secretum ha assunto nei secoli l’eccezione di nascosto, da non rivelare e da riservare per pochi. «Tutto il contrario» – dichiara invece Papa Francesco – «di quanto è sempre stato e intende essere l’Archivio Segreto Vaticano che conserva» – prosegue il pontefice nel suo Motu Proprio reso noto in questi giorni di ottobre – «echi e vestigia nella Storia della Chiesa». «Da ora in poi l’attuale Archivio Segreto, nulla mutando della sua identità del suo assetto e della sua missione sia denominato Archivio Apostolico Vaticano».

Fu Paolo V (1605-1621) a istituire un “nuovo archivio” nel Palazzo Apostolico in Vaticano, in quanto il patrimonio documentario della Santa Sede era custodito in diversi luoghi, spesso distanti tra di loro. Alcuni documenti erano nella Camera Apostolica, altri nell’antico Archivio nei sotterranei di Castel Sant’Angelo nel quale dalla fine del 400 i pontefici avevano fatto depositare i documenti più preziosi della Sede Apostolica. Sollecitato da concrete esigenze di governo, Paolo V decise di accorpare in un unico luogo tutta la documentazione. Fu così che dopo alcuni decenni dalla sua elezione l’Archivum Novum di Paolo V cominciò a definirsi secretum cioe “separato”, riservato all’uso del pontefice e dei funzionari da lui nominati.

La data di nascita dell’Archivio Segreto Vaticano è del 31 gennaio del 1612 e coincide con la nomina del primo “custode e pubblico ufficiale del nuovo archivio” nella persona di Baldassarre Ansidei. Il locale ove fu allestito l’Archivio era situato nel corridoio immediatamente sottostante l’attuale Galleria degli Arazzi dei Musei Vaticani. In questo locale tra 1611 e 1613 furono trasportati centinaia di registri e faldoni. Nel 1613 furono pronti i locali attigui corredati da “quarantuno armadi di pioppo e noce e riccamente affrescati”. L’Archivio Segreto Vaticano, nel Palazzo Apostolico, si estende lungo l’ala sudovest del Cortile del Belvedere e lungo il braccio di Pio IV che si affaccia sui Giardini Vaticani e a Est sul Cortile della Biblioteca Vaticana.

Un vasto deposito, posizionato su due piani, si estende lungo il lato orientale del Cortile del Belvedere. Nei suoi 85 km di scaffali sono disposti 650 fondi archivistici con milioni di documenti che coprono un periodo di dodici secoli. Vi sono poi due sale climatizzate a temperatura e umidità controllata riservate a circa 30 mila pergamene. L’archivio custodisce fonti documentarie di primaria importanza per la storia dei cinque continenti. Accanto alle fonti documentarie dei più antichi uffici della Curia Romana, come la Cancelleria e la Camera Apostolica, si trovano carteggi delle congregazioni cardinalizie istituite da Sisto V, gli atti del Concilio Vaticano I e Concilio Vaticano II e un vasto spezzone del Concilio di Trento durato ben 18 anni dal 1545 al 1563 e convocato per reagire alle dottrine del calvinismo e del luteranesimo.

Sono poi conservate carte e pergamene che fino al 1798 erano custodite nell’antico Archivio di Castel Sant’Angelo. Nella primavera di quell’anno, mentre Roma era scossa dai disordini per la Proclamazione della Prima Repubblica Romana – narrano le cronache – “Mons. Gaetano Marini in un sol giorno mise al sicuro nell’archivio segreto il patrimonio conservato da tre secoli nella Mole Adriana”. Tra i documenti più preziosi custoditi nell’archivio: una lettera scritta nel 1651 in caratteri cinesi su un drappo di seta inviata al papa Innocenzo X dall’imperatrice cinese Wang convertitasi al cristianesimo e battezzata con il nome di Elena, un sigillo impresso alla fine del messaggio inviato da Guyuk Khan, sovrano dei Mongoli, al papa Innocenzo IV nel 1246.

Un rotolo di oltre 60 metri formato da 90 pergamene in cui sono trascritti gli interrogatori dei 231 Templari di Francia tra il 1309 e 1311. Vi sono poi scritti dall’aspetto dimesso come il breve e struggente messaggio di dodici righe che Maria Antonietta d’Asburgo Lorena inviò dalla Torre del Tempio al cognato poco prima che Luigi XVI fosse ghigliottinato. L’Archivio conserva anche una quantità immensa di sigilli, in cera, ceralacca, carta e cera, piombo e oro. 64 pezzi in lamina d’oro e 4 in oro massiccio ai quali si aggiungono 13 teche in oro e argento, preziose custodie di altrettanti sigilli in cera. Fra le bolle in oro massiccio spicca il sigillo pendente dalla lettera solenne emessa da Clemente VII, in occasione dell’incoronazione dell’imperatore Carlo V a Bologna nel febbraio del 1530 nella cattedrale di S. Petronio.

C’è un’altra interessante notizia contenuta nel Motu Proprio di Papa Francesco, che farà felici gli storici e i ricercatori: l’apertura della documentazione dal prossimo 2 marzo 2020 «per mia disposizione» – annuncia Papa Francesco – di tutti gli atti sino alla fine del Pontificato di Pio XII. Un periodo storico che comprende “Roma città aperta”(1943) di enorme importanza documentale per i rapporti tra i governi di allora e il Vaticano.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Vatican News

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