Attentati in Nuova Zelanda contro due moschee: quasi cinquanta morti

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La premier Jacinda Ardern condanna con fermezza la strage di Christchurch, perpetrata in nome del suprematismo bianco. I nomi di Luca Traini e Sebastiano Venier sulle armi

15 Marzo 2019 | di | Attualità - in evidenza - Mondo

«Siamo una nazione orgogliosa di oltre 200 etnie e 160 lingue, e tra le diversità abbiamo valori comuni», afferma la premier neozelandese Jacinda Ardern nel suo doloroso discorso alla nazione, dopo i sanguinosi attacchi sferrati contro due diverse moschee a Christchurch. Un bilancio pesantissimo di quasi cinquanta morti e numerosi feriti, falciati da un gruppo terroristico che ha deciso di agire durante la preghiera del venerdì. I presunti attentatori sarebbero tre uomini e una donna, arrestati dalla polizia locale. Ma è ancora presto per esprimersi sull’effettiva consistenza del commando. L’attenzione si concentra ora su un unico individuo bianco, che risponderebbe al nome di Brenton Tarrant. Pare sia lui, estremista di destra, il responsabile di un manifesto basato sul concetto di suprematismo bianco postato sul web e l’ideatore degli attentati.

Una strage trasmessa in diretta su Facebook, una notizia che deve farci riflettere sulle contraddizioni del nostro tempo, sui vantaggi e gli svantaggi della tecnologia. I social network come strumento di propaganda, veicolo di idee perniciose e seminatori di odio. Per quanto il post sia stato rimosso (nell’immagine a destra un fotogramma del video dell’attentatore in diretta Facebook, ndr), restano gli interrogativi riguardo l’enorme visibilità garantita a tali atti dall’uso distorto della rete.

Un gesto odioso frutto di un’ideologia malata che inneggia non solo a figure tristemente note del terrorismo internazionale, ma anche a personaggi storici strumentalizzati per l’occasione, come dimostrano i nomi scritti sui caricatori delle armi automatiche usate nella strage, anche questi postati su twitter. Troviamo così l’italiano Luca Traini, che lo scorso anno a Macerata sparò contro alcuni immigrati, ma anche il generale veneziano Sebastiano Venier, protagonista della battaglia di Lepanto contro i Turchi. Antiche ferite vengono riaperte, in nome di un odio che non accenna a placarsi e che si vuole spargere a piene mani.

«I nostri valori non possono e non saranno scossi da questi attacchi», sottolinea ancora la premier, rifiutando con fermezza ogni ideologia che esalti il terrorismo. Parole forti che non devono illuderci riguardo l’effettiva risonanza che tali atti sicuramente avranno sulle menti instabili di coloro i quali, in nome della religione e dell’odio razziale, si sentono investiti di una missione di morte.

La sfida più ardua per la politica è sempre la medesima: battersi per l’edificazione di società più giuste, nelle quali integrazione sia la parola d’ordine e non l’eccezione, educare i cittadini al rispetto dell’altro e ai valori della convivenza, diffondere cultura e non prosperare sull’ignoranza altrui. Un progetto utopico, dirà qualcuno, un obiettivo al quale è necessario tendere, se non vogliamo precipitare in una nuova e incontrollabile barbarie.

 

Riccardo Cenci

Foto © BBC, Facebook

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