Brexit, definite le tempistiche. Il parere degli italiani a Londra

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Sul tavolo del negoziato gli aspetti commerciali e di accesso al mercato unico, libera circolazione e futuro dei cittadini europei già nel Regno Unito

29 dicembre 2017 | di | Economia - Europa
Brexit

Proprio nel momento in cui il Consiglio europeo definisce i tempi per la seconda fase dei negoziati della Brexit, un sondaggio rivela come i britannici stiano cambiando opinione rispetto alla chiamata elettorale del giugno 2015, propendendo seppur di poco (51%) per il remain. Ma nessun nuovo referendum, sarebbe un «tradimento», dichiara la premier Theresa May, «il modo migliore per avere il peggiore accordo con l’Ue».

A inizio 2018 il ministro per la Brexit David Davis e il capo negoziatore di Bruxelles Michel Barnier si incontreranno nuovamente per stabilire i dettagli della transizione, due anni che culmineranno con l’ufficializzazione della Brexit. Il nodo resta la modalità. Ovvero il mantenimento provvisorio dello status quo, accettato da buona parte dei Tories, tra cui la stessa May, ma non dall’ala più oltranzista del partito, come Boris Johnson, fautore di una “hard Brexit”, più autonoma dall’Ue.

Brexit Da marzo cominceranno i negoziati commerciali, dove l’Ue metterà sul tavolo delle trattative le proposte di partenariato. L’esecutivo britannico vorrebbe conservare la possibilità di accesso al mercato unico, ma non a tutte i vincoli che questo impone, proseguendo la collaborazione con alcune agenzie come l’Europol.

A ottobre, infine, dovrebbe avvenire la conversione in trattato del “withdrawal agreement” per il rispetto dei termini della Brexit, in particolare il pagamento di circa 44 miliardi di euro di oneri finanziari da parte del Regno Unito, ma anche la garanzia dei diritti per i cittadini Ue già residenti in suolo britannico.

Brexit L’uscita formale dall’Unione sarà dunque il 29 marzo 2019, a mezzanotte ora di Bruxelles, le 23 in Gran Bretagna, ma la transizione durerà almeno due ulteriori anni, per definire questioni come il controllo dei confini e la gestione doganale. Si prospettano invece tempi più lunghi per i negoziati commerciali.

Oltre al lato commerciale, l’aspetto che più interessa l’Ue è il futuro dei suoi cittadini residenti oltremanica. Il programma universitario di scambio studi Erasmus rimarrà attivo almeno fino al termine del 2020, ma potrebbe essere prolungato. Nessun problema, sembrerebbe, nemmeno per gli altri residenti: la May ha rassicurato, tra gli altri, anche i 600 mila italiani in Gran Bretagna, «vogliamo che restiate, siete per noi un valore aggiunto. L’impegno è di assicurare che voi continuiate a vivere le vostre vite come prima».

Brexit Le preoccupazioni per i nostri connazionali nel Regno Unito sono in prospettiva, l’ambasciata italiana ha smentito con una nota le ipotesi, ventilate da una parte della stampa britannica, di immediata chiusura delle frontiere. «Il governo britannico, anche dopo l’attivazione dell’articolo 50, continuerà ad assicurare il pieno rispetto di diritti e obblighi europei fino al giorno in cui il Regno Unito uscirà dall’Ue», recita il comunicato, «tra i quali è compresa la libera circolazione delle persone». Lo scorso marzo la Camera dei Lord ha chiesto garanzie, anche per gli anni successivi, degli stessi diritti di cittadinanza per gli europei in Gran Bretagna.

Le autorità oltremanica non considerano ancora fondamentale l’iscrizione all’Aire, l’anagrafe per i residenti all’estero. Al momento, meno della metà degli italiani espatriati ha già regolarizzato la posizione, circa 350 mila persone invece deve ancora effettuare questo passaggio che potrà tornare utile nel prossimo futuro, se non altro come supporto per fornire le necessarie documentazioni per la residenza.

Più difficile prevedere cosa accadrà a chi pensa a un trasferimento dopo la Brexit, anche se si profilano accordi vantaggiosi e più flessibili con i cittadini Ue. In mancanza di questi, varrebbero le classiche normative sull’immigrazione, adottate generalmente dagli Stati.

Altre incognite riguardano l’accesso al sistema sanitario e al welfare, ma anche qui è tutto in fase di trattativa. È possibile l’introduzione di una reciprocità di trattamenti sanitari gratuiti fra Gran Bretagna e Ue, così come un servizio di assistenza e disoccupazione graduale in base agli anni di residenza. Nessun problema invece per il sistema previdenziale, visto che la totalizzazione dei contributi è consolidata a livello internazionale.

Tra rassicurazioni e dubbi, i nostri connazionali in Gran Bretagna stanno cercando di interpretare la situazione e gli scenari che si apriranno nei prossimi anni. «Il voto sulla Brexit è stato su un’idea più che su una legge. È stato come esprimersi a favore o contro la libertà», sostiene Roberto De Stradis, retail expert. Tornando agli effetti, «si è verificato un immediato aumento di tutti i prezzi al consumo, su taluni generi legati al differente controvalore della sterlina, su altri si tratta di un “effetto alone” che ha favorito la speculazione». A un anno dal referendum «le industrie sono alla finestra, così come i lavoratori. L’incertezza regna rispetto al cosa, come, quando sarà. Chi si trova a lavorare come straniero a Londra conosce le potenzialità della città. Distruggere una storia di successo a vantaggio di un futuro ignoto è una scelta che si fa fatica a comprendere. Vedremo…».

«L’accordo tra la May e l’Ue per me è una svendita della sovranità britannica all’Europa», commenta Luigi Jacopo Borrello, docente e coordinatore accademico presso lo UK College of Business and Computing. Brexit «Almeno nel breve periodo, il Regno Unito sarà vincolato alle decisioni di Bruxelles senza più fare parte dell’Ue». Ma i nodi verranno al pettine quando «inizieranno le trattative sugli aspetti commerciali e il mercato unico». Per gli italiani e gli altri cittadini europei tutto il processo potrebbe essere «scoraggiante», soprattutto per chi arriva in Gran Bretagna «per disperazione, abbassando il costo e la qualità del lavoro». L’alone di incertezza è confermato anche dalle sensazioni di Borrello, «vedremo se i mercati avranno fiducia, il valore della sterlina dipenderà da questo e dalla credibilità del Paese. Londra potrebbe perdere attrattiva per l’aumento dei prezzi, ma tutti questi discorsi sono ancora in itinere, anche per quanto riguarda la libera circolazione di lavoratori e studenti. Tra due o tre mesi avremo le idee più chiare».

«Quattro anni fa ho scelto di provare una nuova vita e con la mia famiglia, un compagno e due bambine di due e quattro anni, siamo approdati a Londra, dove fin da ragazzina sognavo di vivere», racconta Fiorella Molisso, teaching assistant. «Mi ha sempre attratto il senso di libertà e apertura che questa terra mi comunicava, un Paese dove essere se stessi a prescindere dalla cultura, la religione, la razza, l’età o i gusti sessuali. Infatti a più di quarant’anni ho potuto ricominciare da capo, trovare un lavoro e opportunità per tutta la mia famiglia», il compagno da project manager ha messo a frutto la passione per la cucina aprendo una sua food company. Poi arriva la Brexit. «L’ho ignorata finché ho potuto», continua Fiorella, «ma inesorabile è tornato quel senso di precarietà che non avevo più da tempo. Non vedo più il Paese delle opportunità e dell’inclusione, ma quello della rabbia, della frustrazione e della chiusura. Un senso di impotenza regna sia tra i britannici che tra gli europei. Ma non mi rassegno, cerco di essere leggera come una vecchia canzone di Claudio Baglioni che diceva “Viva viva viva l’Inghilterra, pace, donne, amore e libertà… ma perché non sono nato là?».

 

Raisa Ambros

Foto © European Parliament – Europa EU, Evening standard, Sky TG24,
londradavivere.com

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