Brexit, governo sotto per due volte in un giorno davanti al Parlamento

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La Camera dei Comuni vota una mozione sulla possibilità di emendare l’accordo con l’Ue in caso di bocciatura e definisce «oltraggiosa» la mancata pubblicazione di documenti legali

5 dicembre 2018 | di | Attualità - Europa - Eventi - Politica
Brexit Theresa May

Due sconfitte in un solo giorno per il governo di Theresa May davanti alla Camera dei Comuni, la stessa che tra una settimana si esprimerà sull’approvazione o meno dell’accordo siglato tra la premier e l’Unione europea in vista della Brexit.

Theresa May Nel primo caso il Parlamento ha approvato con 311 voti a favore e 293 contrari una mozione che definisce «oltraggio» nei confronti di Westminster il non aver pubblicato nella loro interezza i consigli legali sulla Brexit. È la prima volta dal 1970 che viene usata e approvata quest’espressione, grazie anche ai democratici unionisti nordirlandesi che, pur nell’alleanza di governo, si sono schierati al fianco delle opposizioni. «L’accordo attuale vorrebbe dire entrare in una zona del crepuscolo dove l’Ue avrebbe poteri senza precedenti sul Regno Unito», dichiara il leader del Partito Democratico Unionista Nigel Dodds.

La presidente della Camera dei Comuni Andrea Leadsom ha affermato che ora Downing Street deve immediatamente rendere noti quei consigli legali di cui sopra, anche se il governo ha ribadito il carattere di riservatezza dei documenti per non andare contro l’interesse nazionale, tesi supportata dal procuratore generale Geoffrey Cox.

Il segretario ombra della Brexit Keir Starmer ha parlato senza mezzi termini di «marchio del disonore» per il governo, in seguito alla sconfitta in aula. «Hanno dimostrato di aver perso la maggioranza e il rispetto del Parlamento. La premier non può continuare a evitare un esame responsabile» da parte dell’aula.

Brexit Dominic GrieveNel secondo caso invece i deputati, con una maggioranza di 321 voti a 299, si sono riservati la facoltà di presentare emendamenti all’intesa fra Regno Unito e Ue qualora il voto assembleare dell’11 dicembre risulti negativo. L’iniziativa è stata intrapresa dall’ex procuratore generale europeista Dominic Grieve (nella foto a destra) e appoggiata da 26 deputati conservatori, tra cui l’ex ministro della Difesa Michael Fallon e gli ex segretari di Stato Damian Green e Justine Greening. «I parlamentari stasera hanno iniziato a riprendere il controllo», ha commentato soddisfatto Grieve.

Ma a spegnere gli entusiasmi ci pensa Jacob Rees-Mogg, capo del gruppo di ricerca pro Brexit in forza ai Tory. Secondo le sue considerazioni, il piano B che potrebbe proporre il Parlamento in caso di bocciatura l’11 dicembre non sarebbe vincolante. «Non avrebbe forza statutaria», aggiunge la ricercatrice della Hansard Society Brigid Fowler, «ma un significato politico».

Questa prerogativa sembra comunque ridurre il peso di Theresa May e del suo esecutivo ma allo stesso tempo allontanare i rischi del famigerato no deal, l’indesiderata drastica uscita dall’Europa senza condizioni di transizione o che regolino i rapporti futuri tra oltremanica e continente.

I favorevoli alla permanenza possono anche appigliarsi alle dichiarazioni dell’avvocato generale della Corte di Giustizia Ue, Manuel Campos Sánchez-Bordona, che attribuisce ai britannici la possibilità di ripensare il recesso in base all’articolo 50 del Trattato di Lisbona, senza bisogno dell’approvazione degli altri Stati membri.

Theresa May BrexitIpotesi per ora scartata con decisione dalla May, decisa a far valere la volontà popolare che nel 2016 ha parlato chiaro. Così come è altamente improbabile l’eventualità di ripetere quel referendum. Più facile che il Regno Unito entri, sulla falsa riga della Norvegia, nell’Associazione europea di libero scambio (Efta).

La premier dal canto suo può usare queste argomentazioni per convincere gli euroscettici a votare per il suo piano, evitando tanto il no deal quanto possibili modifiche in senso più europeista. Anche perché dopo cinque giorni di dibattito parlamentare la May ritiene che la discussione sia «andata avanti abbastanza, è logorante per la nostra politica. La vita dipende dal compromesso» tra le varie posizioni. «Non dobbiamo permettere che la ricerca per una Brexit perfetta precluda una buona Brexit».

 

Raisa Ambros

Foto © Sky news; telegraph.co.uk; cnbc.com

 

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