Brexit, la Spagna rischia di far saltare l’unanimità dei 27 sull’accordo

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Il governo di Madrid vuole inserire una clausola di trattative bilaterali sulla questione Gibilterra, l’enclave britannica in territorio iberico

23 novembre 2018 | di | Europa - Eventi - Politica

«Progressi molto buoni» del negoziato sulla Brexit. Così si esprime la Commissione europea dopo l’incontro fra la premier britannica Theresa May e il commissario Jean-Claude Juncker, prodromo al vertice del 25 novembre, in cui ci dovrebbe essere l’agognato sigillo finale sull’accordo di separazione tra Regno Unito e Unione europea.

Gibiltera BrexitLa bozza è stata a fatica accettata dal governo d’Oltremanica e non senza conseguenze. Quattro i ministri dimessi, tra cui proprio quello per la Brexit Dominic Raab e c’è ancora l’incognita sul futuro voto parlamentare. La maggioranza appare fortemente in bilico, anche perché potrebbe mancare l’appoggio degli unionisti nordirlandesi, insoddisfatti del regime speciale di cui godrebbe l’Ulster e su cui si è discusso e si continua a parlare tantissimo. Le ultime novità raccontano di un’intesa per una combinazione di regolamentazione e unione doganale nell’area di libero scambio.

Ma per una questione sostanzialmente risolta, ce ne sono altre aperte. Le modalità di partecipazione della Gran Bretagna nel mercato unico, il regime portuale per le navi straniere nelle acque britanniche e il nodo Gibilterra, l’enclave del Regno Unito in territorio iberico che, ciclicamente chiamata alle urne, respinge costantemente l’idea di una co-gestione spagnola della città. La Spagna però non si è mai arresa e vuole essere protagonista delle trattative riguardo lo status che andrà ad acquisire Gibilterra.

Pedro Sánchez BrexitIl primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, in caso di esclusione del suo Paese da questi negoziati, minaccia di votare “no” nel vertice dei 27 prossimo venturo. Madrid punta il dito contro l’articolo 184 dell’accordo condiviso dalle parti sulla Brexit, che indica come obiettivo un rapido accordo Ue-Regno Unito prima del 29 marzo, data ufficiale del divorzio. La volontà iberica è quella di inserire una clausola che porti a trattative bilaterali tra i britannici e la Spagna e non tutta l’Ue su Gibilterra.

«Non possiamo concepire che ciò che succederà in futuro su Gibilterra dipenda da un negoziato», ha commentato Sánchez. A essere determinante secondo lui «dovrà essere qualcosa di definito, negoziato e deciso fra il Regno Unito e la Spagna». Il ministro degli esteri Josep Borrell afferma che prima di «sapere cosa dice la dichiarazione politica sulla relazione futura» non si potrà «dare il nostro ok al pacchetto». Le problematiche più calde sono in materia di sicurezza e di diritti sulla pesca e non certo da adesso, la tensione al confine è spesso stata alta e accompagnata da manovre militari.

Ma c’è di più. La Spagna sottolinea i rischi di come Gibilterra, qualora le venga conferito uno status speciale, possa diventare snodo di illegalità, riciclaggio e contrabbando. L’accordo Gb-Ue prevede l’istituzione di tre commissioni su tutte queste tematiche e per questo la Spagna pretende voce in capitolo, essendo direttamente coinvolta dal punto di vista geografico.

Dall’altra parte c’è la questione di lavoro e circolazione delle persone. Alla Spagna è stato garantito che i diritti dei cittadini e delle migliaia di lavoratori pendolari resteranno immutati. A fare da deterrente a frizioni (che nessuno vuole) ci sono 120 mila spagnoli Oltremanica ma soprattutto 250 mila britannici nella penisola iberica, in gran parte pensionati. Lo status quo non dovrebbe quindi essere in pericolo, almeno da questo punto di vista.

Fabian Picardo Brexit«Nonostante le voci che si sono rincorse circa l’occasione offerta dalla Brexit alla Spagna per acquisire sovranità», riferisce il primo ministro di Gibilterra Fabian Picardo, «chiariamo che Gibilterra sarà parte integrante di qualsiasi accordo». Escluse concessioni particolari, aggiunge Picardo confermando quanto considerato dalla May in materia di giurisdizione e controllo. «Gibilterra è nella famiglia del Regno Unito».

Per il resto carte di nuovo rimescolate, proprio quando ormai sembrava ci fosse unanimità tra i 27 Paesi membri, i cui rappresentanti diplomatici sono stati infatti convocati per una riunione straordinaria organizzata al fine di renderli più partecipi in vista del Consiglio. Visto lo stato avanzato delle trattative si tratta di una vera e propria corsa contro il tempo.

Il tutto senza che Downing Street dimentichi di mediare e provare a convincere l’opposizione interna al Partito conservatore che difficilmente si possa giungere a un accordo migliore. La corrente euroscettica European Research Group diretta da Jacob Rees-Mogg non ha esitato a parlare di voto di sfiducia, considerando l’accordo approvato da Theresa May troppo pendente a favore dell’Ue.

Angela MerkelAltre pressioni verso la May arrivano dai pari grado europei. «Faremo di tutto per raggiungere una Brexit», dice un po’ a nome di tutti Angela Merkel, rimarcando il fatto di come il mancato accordo sia l’ipotesi più sconveniente per tutti. Ostenta fiducia il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, che su twitter annuncia la ricezione della dichiarazione politica congiunta da parte dei negoziatori. C’è accordo di principio, ora serve solo «l’endorsement dei leader».

Tuttavia nelle suddette dichiarazioni mancano riferimenti a Gibilterra, prende tempo con cautela il portavoce della Commissione Ue Margaritis Schinas: «aspettiamo e vediamo, ci sono idee e i contatti proseguono, ma non posso prevedere quali situazioni potrebbero emergere».

 

Raisa Ambros

Foto © Sky News Arabia; blog.libero.it; commons.wikimedia.org; TPI; bbc.co.uk

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