Brexit: May a Belfast, l’accordo di pace non si tocca

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Giovedì la premier sarà a Bruxelles con nuove proposte sul backstop. Escluso un secondo referendum sulla permanenza nell’Unione europea per mancanza di numeri ai Comuni

5 Febbraio 2019 | di | Europa - in evidenza - Politica

«Il nostro impegno a garanzia dell’accordo del Venerdì Santo del 1998 è assoluto» ha sottolineato quest’oggi Theresa May, di fronte a una platea di imprenditori e politici nordirlandesi, evidenziando da un lato la sua fedeltà alla causa unionista e al legame inscindibile fra Londra e Belfast, dall’altro la volontà di lasciare aperta la frontiera fra l’Irlanda del Nord e la Repubblica, come pure di difendere il patrimonio di legami stretti, d’interscambio a vasto raggio e di cooperazione privilegiata fra l’intero Regno Unito e Dublino.

                     Arlene Foster

La premier britannica ha poi ricordato di aver accettato l’inserimento del backstop nel testo dell’accordo sulla Brexit raggiunto a novembre con l’Unione europea (uno strumento visto come il fumo negli occhi dagli alleati unionisti del Dup di Arlene Foster, ma in realtà accolto di buon grado da diverse aziende nordirlandesi), ripetendo tuttavia che la successiva bocciatura parlamentare a valanga di quel documento impone ora modifiche sul punto. «Ciò che il Parlamento ci ha detto è che crede debbano essere introdotti cambiamenti sul backstop, non che ci debba essere un accordo senza alcuna assicurazione futura», ha precisato. «E su questa linea stiamo lavorando trasversalmente con la Camera dei Comuni, e vogliamo farlo anche con il governo irlandese e con l’Ue, per trovare il modo di mantenere gli impegni chiaramente definiti contro un confinehard” (in Irlanda), ma anche di rendere possibile la ratifica» dell’intesa a Westminster.

A meno di due mesi dal divorzio il destino della Brexit e della stessa May ritornerà al punto di partenza, giovedì, presso la sede di quell’Unione europea che Londra assicura di voler lasciare formalmente alla data prevista del 29 marzo fra meno di due mesi. Vi sarà un ennesimo incontro con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk (che vedranno il premier dell’Irlanda, Leo Varadkar) e in tasca la promessa di “nuove proposte” sul backstop: il contestato meccanismo di salvaguardia della frontiera aperta fra Irlanda e Irlanda del Nord su cui a Westminster si è incagliata la ratifica dell’accordo di divorzio raggiunto a novembre.

L’obiettivo di Downing Street in queste ore è mettere a punto “urgentemente”, entro giovedì, tre alternative concrete al backstop da sottoporre al presidente della Commissione, come ha sottolineato un portavoce a margine del Consiglio dei ministri di stamattina. Di dettagli non se parla, ma il riferimento resta a strumenti tali da assicurare che l’ipotetica attivazione del “freno di emergenza” non sia a tempo indeterminato; oppure che la Gran Bretagna disponga di un qualche percorso di uscita unilaterale; o ancora che lo stesso backtop sia lasciato dietro le quinte a favore di meccanismi “tecnici” diversi (a cui il governo May sta lavorando con un gruppo di studio comprendente le varie anime del Partito Conservatore). Tutti scenari che finora l’Ue ha peraltro ritenuto non percorribili.

Come May ha confermato parlando oggi in prima linea a Belfast, direttamente in Irlanda del Nord, dinanzi a una platea d’imprenditori locali in ansia, la premier ha ribadito «l’impegno assoluto per il mantenimento di un confine senza barriere» in terra irlandese, nel rispetto dello storico accordo di pace del Venerdì Santo del 1998. Ma insistendo anche sulla necessità di garantirsi «un vasto sostegno» a Westminster, dove il suo governo non può o non vuole prescindere dagli umori sia dei falchi Tory brexiteers sia degli alleati della destra unionista nordirlandese del Dup. Il punto è: come? Secondo Theresa May si può fare introducendo alcuni “cambiamenti” al backstop senza pretenderne la completa eliminazione. Ma Dublino – a dispetto dei tentativi della signora di Downing Street di tendere la mano offrendo fra l’altro lo zuccherino d’una candidatura congiunta per i mondiali di calcio del 2030 – non s’accontenta di parole.

Torniamo un attimo indietro. Il voto della settimana scorsa della Camera dei Comuni sugli emendamenti alle ultime dichiarazioni di Theresa May sulle ipotesi d’un piano B per la Brexit ha confermato che a Westminster non esiste una maggioranza in favore di un secondo referendum. Lo ha detto un portavoce di Downing Street, citando quanto emerso nel dibattito fra la premier e i suoi ministri sul tema dell’uscita del Regno dall’Ue nella tradizionale riunione di governo del martedì. Il consiglio dei ministri – ha aggiunto il portavoce – ha convenuto nel giudicare positivamente l’approvazione parlamentare della mozione filo-governativa che dà un mandato preciso a May di rivedere l’accordo di divorzio con Bruxelles sulla questione del backstop per il confine irlandese. Un tema sul quale la premier ha sottolineato il ritrovato sostegno della maggioranza Tory-Dup, ma anche segnali di attenzione da parte del leader dell’opposizione laburista, Jeremy Corbyn, pur ammettendo che la riapertura della partita con i 27 resta un’impresa “non facile”.

 

Angie Hughes

Foto © Yahoo Finance, The Mirror, The Irish Times, laRegione.ch

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