Brexit, nuova bocciatura dell’accordo May-Ue da parte del Parlamento

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Inutili le modifiche sul backstop. Diventa sempre più probabile il no deal, ma il Regno Unito punta ora al rinvio dei termini di uscita dall’Ue

12 Marzo 2019 | di | Europa - Eventi - Politica

Nuova sconfitta per la premier britannica Theresa May, che ancora una volta vede respingersi dal Parlamento l’accordo ottenuto con l’Unione europea per la Brexit. Insomma, situazione immutata da mesi, se non fosse che ormai il 29 marzo è praticamente alle porte, distante poco più di due settimane.

Junker BrexitCome nel primo voto di metà gennaio, il governo va pesantemente sotto, pur riducendo lo scarto. 391 i contrari e 242 i favorevoli, per un passivo più lieve di un’ottantina di preferenze. Rispetto alla consultazione di due mesi fa erano state infatti introdotte alcune piccole modifiche, dopo l’incontro tra la May e il commissario europeo Jean-Claude Juncker per scongiurare il backstop, il ripristino dei confini Eire-Irlanda del Nord che stravolgerebbe gli accordi di pace del 1994.

Il risultato è frutto anche di un malcontento interno all’esecutivo. Oltre all’opposizione laburista, contraria del tutto a lasciare l’Ue, c’è spaccatura nello stesso partito Conservatore, con i Tories divisi tra piano May e hard Brexit: l’uscita dall’Europa che non lasci praticamente più legami tra Regno Unito e organizzazione continentale. Nonostante tutto, non ci dovrebbero essere sconvolgimenti a Downing Street. Smentita ogni illazione sulle possibili dimissioni di Theresa May.

Brexit voteIl vero problema è risolvere il rebus di quello che accadrà da qui al 29 marzo. Sebbene il tempo stringa, resta aperta ogni soluzione. La prima, che in realtà tutti o quasi vogliono scongiurate, è il no deal. Qualora prevalga questo scenario, l’interruzione dei rapporti tra le due parti sarebbe drastica, con possibili pesanti ripercussioni sia per l’economia e la finanza che per altri aspetti pratici, in particolare per quanto riguarda residenza e circolazione delle persone.

È comunque previsto un voto alla Camera dei Comuni per capire se questa strada sia realmente percorribile, ma gli oltranzisti che vogliono, in questo modo, rispettare appieno la volontà popolare espressa dal referendum del 2016 dovrebbero essere in netta minoranza.

Se dovesse prevalere il no al no deal, come appare probabile, l’alternativa più accreditata è la richiesta di estensione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, ovvero del rinvio della Brexit. L’opzione sarà sottoposta a Westminster il 14 marzo, nella speranza di guadagnare tempo per ottenere un nuovo accordo, come lascia sperare la riduzione del dissenso nei confronti di quelli proposti finora dalla May.

Donald Tusk BrexitMa ci sono anche degli ostacoli. Innanzitutto non è scontato arrivare a un compromesso così soddisfacente per tutte le parti, anche perché dal canto suo l’Unione europea non è disponibile a ulteriori concessioni. «L’Ue ha già fatto tutto il possibile», dichiara il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, in più la Gran Bretagna dovrebbe dare «una giustificazione plausibile per il rinvio». «Solo il Regno Unito può risolvere l’impasse», taglia corto il negoziatore capo dell’Ue Michel Barnier. Inoltre la proposta di un’estensione dei termini dovrebbe anche essere approvata all’unanimità dal Consiglio dell’Unione europea, cioè da tutti gli altri 27 Stati membri.

In più ci sono altre date fondamentali di cui tenere conto. L’ultimo fine settimana di maggio si terranno le elezioni europee, sarebbe paradossale rinviare la scadenza della Brexit dopo questo termine. O il Regno Unito si troverebbe costretto a eleggere i propri europarlamentari, con la spada di Damocle dell’imminente uscita dall’Ue.

Theresa May Brexit 2Ultima  e meno probabile ipotesi è quella di un ritorno alle urne. O per ripetere il referendum o per nuove elezioni politiche, essendo evidente l’assenza di compattezza nel governo su un tema cruciale come la Brexit. Ma la May ha già superato indenne il voto di sfiducia a gennaio, né tutto il partito laburista sembra totalmente concorde con il suo leader Jeremy Corbyn.

In vista del voto sul no deal. la May ha lasciato libertà di voto ai Tories, anche se i suoi sforzi vanno in direzione opposta alla hard Brexit, come rivendicato. Ma in questo clima di incertezza, il Parlamento europeo ha ratificato delle misure cautelari per non arrivare impreparati all’eventuale ma sempre più probabile no deal. Approvate quattro relazioni che autorizzano l’export dall’Ue al Regno Unito di alcuni prodotti; la continuazione del programma di scambio studentesco Erasmus; regolano la sicurezza aerea; prolungano la cooperazione del programma Peace IV.

 

Raisa Ambros

Foto © standard.co.uk; bbc.co.uk; express.co.uk; telegraph.co.uk; mirror.co.uk

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