Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano: utopia senza fine

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Vita, morte e meraviglie del mondo moderno. Attraverso una programmazione varia e composita, il Festival propone una riflessione sulla contemporaneità.

11 giugno 2018 | di | Cultura - Musica

Difficile descrivere l’aura che permea il Cantiere Poliziano, quel carattere peculiare di condivisione artistica che unisce il pubblico alle maestranze e ai musicisti. Il sogno utopico di Hans Werner Henze, anche dopo la scomparsa del compositore, mantiene una vitalità che trascende la finitezza umana.

Forse per questo il programma della quarantatreesima edizione (dal 12 al 29 luglio), elaborato dal direttore artistico Roland Böer con il supporto del coordinatore Giovanni Oliva, verte sul problema identitario, sul ruolo del teatro e dell’espressione estetica nel mondo contemporaneo, sull’eredità che saremo in grado di lasciare alle generazioni future.

Vita, morte meraviglie il titolo del Festival, rilettura di un vecchio adagio che aspira additare orizzonti di enorme estensione. Ampia come al solito l’alchimia fra passato e presente, accattivante la capacità di unire passato e presente.

L’impresario in angustie di Cimarosa è il titolo operistico di punta di questa edizione. Un lavoro che sfrutta in maniera del tutto particolare il tema del teatro nel teatro, della satira nei confronti di un ambiente dominato dall’egocentrismo dei cantanti, perennemente afflitto da restrizioni economiche. Apprezzata da Goethe, l’opera si basa su una drammaturgia originale in grado di creare aspettative che, inevitabilmente, vengono deluse. Nulla accade veramente, in un testo che prefigura in maniera inaspettata percorsi propri della modernità.

Interessanti commistioni fra teatro di prosa e musica dominano il cartellone. Pensiamo allo spettacolo confezionato da Marco Filiberti, costruito sulle suggestioni fornite da due testi di Lord Byron, Manfred e Cain (27/28/29 luglio). Realtà e finzione si intrecciano in una drammaturgia dalle frequenti derive oniriche, nella quale la riflessione sui temi eterni di morte e vita si mostra densa e pregnante. Le inquietudini byroniane vengono filtrate attraverso una scrittura che trascende i confini del romanticismo letterario, immergendosi nell’inconscio dell’uomo contemporaneo.

Altro personaggio che innerva i percorsi proposti dal Cantiere il decadente Casanova di Schnitzler, messo in scena da Federico Tiezzi, con l’ausilio di musiche eseguite dal vivo da un trio di giovani solisti (29 luglio). Perchè Montepulciano è soprattutto una fucina di idee, un luogo in grado di offrire un’opportunità importante a numerosi esordienti.

Tematiche strettamente attuali come quella delle migrazioni trovano una interessante declinazione nello spettacolo Nelle scarpe di Giufà, con la regia di Laura Fatini e le musiche della compositrice portoghese Sara Ross.

Pur nei confini di una formula che vede la partecipazione gratuita degli artisti, il Cantiere riesce comunque a veicolare nomi importanti del panorama musicale e non solo. Si viene a Montepulciano per il puro piacere di esprimersi, e questo è un qualcosa di unico. Ricordiamo ad esempio la presenza del grande contralto Sara Mingardo, impegnata nella Petit Messe Solennelle di Rossini (18 luglio, Tempio di San Biagio).

Una importante programmazione sinfonica, affidata come di consueto alla RNCM Symphony Orchestra, ma anche ad altre compagini di livello, completa un cartellone di grande respiro. Gli appuntamenti interessano, come di consueto, l’intero territorio, creando coinvolgenti sinergie. Laboratori, iniziative e progetti dedicati, come I cuori delle culture, sostenuto dal Monte dei Paschi di Siena, mirano arricchire un’offerta già molto ampia.

Montepulciano continua dunque ad essere un punto di riferimento assoluto per chi non si accontenta delle formule consuete, ma vuole sperimentare la complessità dell’evento artistico nelle sue molteplici sfaccettature.

Riccardo Cenci

 

 

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