Carbon Finance: opportunità per il mondo della cooperazione

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Le rilevanti ricchezze del carbonio comprese le sue potenzialità di sviluppo e di autofinanziamento sui progetti delle ONG nei Paesi meno sviluppati

26 Aprile 2016 | di | Ambiente - Economia - in evidenza

La Carbon Finance è uno strumento indispensabile per agevolare la realizzazione dei progetti promossi da enti no profit, a beneficio della società e dell’economia europea. Qualche riflessione può aiutare a capire meglio il suo fondamentale ruolo strategico. Sono molte le ONG impegnate in prima linea a realizzare progetti e interventi che possono essere valorizzati con il calcolo del Carbon credit. Su questo argomento, purtroppo, si riscontra un livello di conoscenza molto basso compreso uno scarso utilizzo dello strumento, al fine di rendere i progetti di cooperazione allo sviluppo meno dipendenti dai finanziamenti pubblici e più orientati ai principi di sostenibilità ambientale, senza tralasciare il sociale e il settore economico. La sfida europea è sicuramente interessante e coinvolge le Istituzioni, le ONG, le imprese. Il quadro di riferimento dove si muove la Carbon Finance si delinea a piccoli passi a seguito della definitiva entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, con il quale è possibile avere a disposizione uno scenario di riferimento sicuro e vincolante: è necessario limitare le emissioni di gas serra per contrastare i cambiamenti climatici. Alcuni governi, agenzie e operatori privati hanno preferito agire proattivamente, anticipando il proprio impegno di riduzione delle emissioni, altri sono rimasti ad aspettare. C’è da segnalare che proprio nei diversi casi questo impegno si è tradotto nell’assunzione di obiettivi volontari di riduzione, oppure nel ricorso a meccanismi di emissions trading in via sperimentale. La Carbon Finance nasce proprio sull’onda di questa nuova consapevolezza. Il suo ruolo strategico è sicuramente una buona alternativa nella salvaguardia e nella tutela dell’ambiente in tutta Europa, come previsto dalla stessa Unione europea. Non è certamente semplice agevolare questo processo ma è fondamentale riuscire nell’obiettivo, mettendo a disposizione tutti gli strumenti tra cui proprio la Carbon Finance.

GreenEconomy_CoinsAndPlant_2«Nell’attuale situazione sociale ed economica» – commenta Andrea Maggiani, CEO di Carbonsink, partner delle aziende italiane verso la mitigazione del cambiamento climatico – «è necessario con urgenza impostare una nuova strategia dedicata a tutte le aziende per salvaguardare l’ambiente. Nell’accordo di Parigi si legge chiaramente nelle pagine dell’“internationally transferred mitigation outcomes” la rivoluzione economica e sociale che deve coinvolgere le ONG. Il mondo no profit può essere un grande facilitatore per il trasferimento tecnologico e per ridurre CO2. Sono realtà sociali molto presenti nei Paesi e diventano strategiche perché conoscono le situazioni peculiari di tutto il mondo dove lavorano assiduamente. Possono essere in grado di suggerire approcci più idonei a sviluppare progetti per l’abbassamento dell’inquinamento, a favore dell’ambiente. Si tratta di crediti per finanziare progetti di spessore internazionale destinati ad agevolare la lotta contro il cambiamento climatico. I governi sono molto interessati a questi argomenti ed è facile realizzare progetti ad hoc. Questa presenza delle ONG aumenta positivamente il ruolo dell’Italia sviluppando soprattutto la cooperazione nel mondo. È importante agevolare quel sano incontro tra il mondo delle aziende e le ONG, mentre i governi devono promuovere questo percorso destinato a unire le forze per essere più determinati, specialmente in un contesto europeo. Non dobbiamo dimenticare che la Carbon Finance può avere un ruolo nella mitigazione e nell’adattamento del cambiamento climatico. È una richiesta formale che arriva dall’Europa ma è fondamentale per la continuazione della vita nel pianeta: l’ambiente deve essere tutelato e salvaguardato. I cambiamenti climatici necessitano di un maggiore controllo per evitare preoccupanti derive sociali.

eedin«La sostenibilità ambientale in Europa» – continua Andrea Maggiani – «è fortemente abusata nel contesto delle politiche europee ma deve essere valorizzata per la sua importanza che riveste nel futuro della popolazione. La sostenibilità ambientale dovrebbe essere considerata come fosse una nicchia di mercato. La presenza della CO2 è un indicatore importante per far capire ai manager le modalità da adottare nelle scelte aziendali, al fine di ridurre l’impatto ambientale. C’è da segnalare che non tutte le aziende affrontano con decisione l’abbassamento di CO2 in modo uniforme. Per me è di fondamentale importanza adottare la certificazione, rendere trasparenti le scelte aziendali, investire sull’aspetto squisitamente climatico». Il ruolo delle aziende non è da sottovalutare perché stanno cercando di andare verso una riduzione dell’impatto ambientale sempre più rapidamente. Il futuro si profila sicuramente con un basso impatto climatico. «Il settore no profit» – conclude Andrea Maggiani – «deve essere sempre più vicino al mondo delle aziende per sviluppare sinergie interessanti. Il modello di business è necessariamente da rivedere seguendo le esigenze sociali ed economiche, al fine di rispondere più efficacemente ai nuovi bisogni del XXI secolo. È proprio su questo scenario che si inseriscono a pieno titolo le ONG le quali possono facilitare decisamente questa trasformazione dell’economia europea».

 

Francesco Fravolini

Foto © chinansifoundation.org (apertura), unep.org, Wikicommons

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