Calo nella produzione di vino, ma l’Italia si conferma primo produttore

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Rimane indiscussa la leadership mondiale del Belpaese con 46 milioni di ettolitri, seguita dalla Francia con 43 e dalla Spagna con 40. Solo la Toscana ha aumentato la resa, +10%

21 Settembre 2019 | di | Enogastronomia

Che vendemmia sarà? Dalle prime indicazioni di Assoenologi, in collaborazione con Ismea e Unione Italiana Vini, la produzione vitivinicola nazionale è stimata in 46 milioni di ettolitri con una riduzione del 16% rispetto all’annata record del 2018 che aveva sfiorato i 55 milioni di ettolitri.

Un dato comune è che la riduzione riguarda un po’ tutte le regioni, ad eccezione della Toscana che invece ha fatto segnare un +10%. Le regioni con la riduzione più marcata risultano essere la Lombardia con -30%, l’Umbria -24%, Emilia Romagna e Sicilia con -20%.

Per la Lombardia si registra un calo consistente in tutte le zone vitivinicole, con punte anche di -40/45% in Oltrepò e di -25/30% in Franciacorta. In Umbria si deve registrare un’annata inferiore di circa il 25% rispetto al 2018, dovuto in particolare alla conformazione e al minor peso dei grappoli. Le perdite maggiori si registrano in provincia di Terni e più precisamente nell’Orvietano, dove si segnalano produzioni deficitarie anche del 35-40%.

                    Riccardo Cotarella

«I cambiamenti climatici ci stanno condizionando in modo decisivo nella sfida per la qualità. Il freddo e le abbondanti piogge hanno determinato la perdita di fertilità delle gemme» – ha spiegato Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi – «Oggi, in uno stesso territorio troviamo a poca distanza bombe d’acqua e sole, ma anche siccità e umidità. Siamo consapevoli che alcune aree hanno sofferto e registreranno una qualità modesta».

Il calo generale è da imputare al fattore climatico meno favorevole rispetto al 2018, che aveva favorito l’abbondante vendemmia.

«Con la vendemmia 2019 rientriamo nella media degli ultimi anni, segnando una flessione marcata rispetto alla eccezionale produzione dello scorso anno» – ha sottolineato Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini– «Manteniamo il primato produttivo mondiale, ma in un contesto geopolitico difficile dove arrivano segnali preoccupanti da alcuni mercati importanti per il nostro vino, mentre si aprono prospettive nuove di sviluppo grazie agli accordi di libero scambio. Il mercato interno mostra un trend in leggera crescita, seppur in un contesto di deciso cambiamento che ci invita ad una riflessione più attenta su nuove strategie da adottare verso il nostro tradizionale consumatore».

Nonostante il calo della produzione, la leadership italiana non è in discussione perché la Francia si attesta sui 43,4 milioni di ettolitri e la Spagna dovrebbe chiudere con 40 milioni di ettolitri. Il record produttivo della passata stagione ha avuto riflessi negativi sulle quotazioni dei vini che, nel complesso, hanno segnato un -13% sulla precedente campagna.

Per quanto concerne il commercio estero, il 2018 aveva fatto registrare un introito di 6,2 miliardi di euro; mentre per la stagione 2020 le entrate potrebbero attestarsi sui 6,5 miliardi di euro. Sul fronte dell’esportazione si registra una progressione più marcata verso i Paese dell’Unione europea (+14%in volume e +6% in valore) rispetto a quella verso i Paesi terzi (+6% e +5%). L’export rappresenta la metà del fatturato complessivo per il vino italiano.

Abbiamo voluto ascoltare le “voci” di alcuni produttori impegnati nella vendemmia. «Non abbiamo avuto un calo, la stagione fino ad ora è stata buona e speriamo in un’ottima vendemmia» – ha risposto a Eurocomunicazione Paolo Perinelli, presidente del Consorzio di Tutela Cesanese del Piglio – «Credo che la stessa situazione si possa riscontrare nel Lazio in genere».

                        Silvia Imparato

In Puglia siamo andati in una storica azienda del Salento, Conti Zecca a Leverano. «La vendemmia si sta concludendo molto bene dal punto di vista qualitativo, ma la produzione, in effetti, è inferiore a quella dello scorso anno» – spiega Antonio Romano, enologo della Conti Zecca – «I motivi erano già evidenti in primavera a causa dell’andamento climatico piuttosto piovoso che ha sfavorito una piena allegagione ed un regolare allungamento dei grappoli. La siccità e le alte temperature dell’estate e di questi giorni hanno “asciugato” poi i grappoli e, allo stesso tempo, hanno garantito una perfetta maturazione delle uve. In definitiva si prospetta un’annata eccellente soprattutto per i nostri primitivo e negroamaro» ha concluso Antonio Romano dalla Puglia.

Silvia Imparato dal suo “scrigno” di 5 ettari vitati di San Cipriano Picentino in provincia di Salerno ci dice: «Noi siamo all’inizio e abbiamo tre tipi di uva. Il Merlot poi avremo il Cabernet Sauvignon e intorno al 10 ottobre l’Aglianico. Sono quindi proprio all’inizio. È vero che prevediamo una quantità inferiore, ma anche succulenta di uva dolce», conclude la signora con la Leica che ha abbandonato la fotografia per il vino. Con ottimi risultati, visto i riconoscimenti ricevuti negli anni dalle più qualificate guide del vino.

 

Enzo Di Giacomo

Foto © Enzo Di Giacomo

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