Clima, Corte dei conti Ue: Europa agisca contro la desertificazione

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Relazione revisori, manca strategia: «la Commissione non ha un quadro chiaro delle problematiche rappresentate dalle crescenti minacce e degrado del suolo»

18 Dicembre 2018 | di | Ambiente - Europa - in evidenza

L’Unione europea dovrebbe intervenire per frenare l’avanzata della desertificazione, che affligge soprattutto i Paesi del Mediterraneo, dove in 10 anni le aree a rischio sono aumentare di quasi 1,8 milioni di ettari (17.700 km quadrati). È una delle raccomandazioni della Corte dei Conti europea (ECA, European Court of Auditors), che in una relazione dedicata alla desertificazione chiede «più azione» contro una «minaccia crescente» su cui manca «un quadro di intervento coerente» a livello Ue.

Phil Wynnowen

L’Europa «ha una legislazione di riferimento per la qualità delle acque e dell’aria ma non sui suoli», ha spiegato in conferenza stampa il responsabile della relazione Phil Wynn Owen e «sarebbe appropriato che la Commissione valutasse l’appropriatezza» delle misure disponibili per frenare la desertificazione, molte delle quali sono nella Politica agricola comune. L’audit è stato condotto in Spagna, Italia, Cipro, Portogallo e Romania. Nel Belpaese i revisori hanno visitato la Sicilia, la regione più a rischio desertificazione, rilevando un uso dei fondi per lo sviluppo rurale con risultati buoni in alcuni casi e meno buoni in altri.

Ma soprattutto nel combattere la desertificazione nell’Ue, i provvedimenti adottati finora mancano di coerenza, avverte l’ECA. Stando ad una nuova relazione della Corte, infatti, «la Commissione non ha un quadro chiaro delle problematiche rappresentate dalle crescenti minacce in termini di desertificazione e degrado del suolo nell’Ue».
A giudizio della Corte, «i provvedimenti presi finora dall’esecutivo europeo e dagli Stati membri per combattere la desertificazione hanno una limitata coerenza; inoltre, la Commissione non ha valutato i progressi compiuti riguardo all’impegno di conseguire, entro il 2030, la neutralità in termini di degrado del suolo».

«Stiamo assistendo ad un incremento della siccità, dell’aridità e del rischio di desertificazione dovuto ai cambiamenti climatici nell’Ue» – continua Owen – «la desertificazione può comportare povertà, problemi di salute dovuti alla polvere portata dal vento, nonché una diminuzione della biodiversità. Può anche avere conseguenze demografiche ed economiche, costringendo la popolazione a migrare lontano dalle aree colpite. Come auditor, abbiamo la responsabilità di attirare l’attenzione su questi rischi, che potrebbero generare crescenti pressioni sui bilanci pubblici, sia a livello dell’Unione che nazionale».
Secondo l’ECA ci sono «una serie di strategie, piani d’azione e programmi di spesa, come la Pac (Politica agricola comune), la strategia forestale dell’Unione europea e la strategia dell’Ue sull’adattamento ai cambiamenti climatici, che sono pertinenti ai fini della lotta contro la desertificazione, ma non specificamente mirati ad essa».
I progetti dell’Ue riguardanti la desertificazione sono inoltre suddivisi in diversi settori di intervento: lo sviluppo rurale, l’ambiente e l’azione per il clima, la ricerca e la politica regionale.

La Commissione Ue e gli Stati membri raccolgono dati su vari fattori che incidono sulla desertificazione e sul degrado del suolo. «Tuttavia, non è stata condotta una valutazione completa sul degrado del suolo a livello dell’Ue, né è stata concordata alcuna metodologia al riguardo» – denuncia l’Eca – «vi è stato un limitato coordinamento fra gli Stati membri, e l’esecutivo europeo non ha fornito orientamenti concreti. La Commissione non ha valutato i progressi compiuti riguardo all’impegno di cercare di conseguire, entro il 2030, la neutralità in termini di degrado del suolo nell’Ue».

La Corte dei conti europea raccomanda quindi di «definire una metodologia per valutare l’estensione della desertificazione e del degrado del suolo nell’Ue e, su tale base, analizzare i dati pertinenti e presentarli regolarmente; valutare l’adeguatezza dell’attuale quadro normativo per l’uso sostenibile del suolo nell’intera Unione europea, anche per quanto riguarda la lotta alla
desertificazione e al degrado del suolo; illustrare in maniera dettagliata come potrà essere assolto l’impegno assunto dall’Ue di raggiungere, entro il 2030, la neutralità in termini di degrado del suolo e riferire periodicamente i progressi compiuti; fornire orientamenti agli Stati membri sulla preservazione del suolo e la realizzazione della neutralità in termini di degrado del suolo nell’Ue, compresa la diffusione di buone pratiche; ove da questi richiesto, fornire agli Stati membri supporto tecnico nell’elaborare piani d’azione nazionali per raggiungere entro il 2030 la neutralità in materia di degrado del suolo».

Il termine “desertificazione” descrive i processi, legati all’azione dell’uomo e del clima, che comportano problemi per le zone aride, quali una minore produzione alimentare, infertilità del suolo, diminuzione della resilienza naturale del terreno e una qualità dell’acqua inferiore. Le proiezioni relative ai cambiamenti climatici in Europa indicano che il rischio di desertificazione è in aumento. Zone calde semidesertiche esistono già nell’Europa meridionale, e il fenomeno si sta estendendo a Nord.

La desertificazione non è solo una conseguenza, ma anche una delle cause del cambiamento climatico: il degrado del suolo dà luogo all’emissione di gas a effetto serra, e i suoli degradati hanno una minore capacità di trattenimento del carbonio. Tredici Stati membri dell’Ue hanno dichiarato, nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sulla lotta contro la desertificazione (UNCCD, United Nations Convention to Combat Desertification), basandosi sulle proprie autovalutazioni, di essere colpiti da desertificazione: Bulgaria, Grecia, Spagna, Croazia, Italia, Cipro, Lettonia, Ungheria, Malta, Portogallo, Romania, Slovenia e Slovacchia.

 

Elena Boschi

Foto © Shanghai Daily, ONU, BBC, ECA (European Court of Auditors)

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