Come cambia l’Ue per italiani, tedeschi, danesi, portoghesi, finlandesi e polacchi

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Nell’indagine di Eurobarometro le opinioni sul Vecchio Continente dei cittadini (2)

16 Settembre 2014 | di | Attualità - Costume - Economia - Europa

Nello studio qualitativo Eurobarometro – TNS Qual+ emergono informazioni interessanti su come gli europei percepiscano oggi l’Ue, sebbene la ricerca svolta su richiesta della Commissione europea non sia stata svolta per finalità statistiche bensì per segnalare i punti di vista e i sentimenti differenti per ogni Stato membro.

In Italia per la maggior parte degli intervistati, l’Unione europea significa sicurezza finanziaria, tutela dei valori umani e pensare oltre i confini nazionali. Sentimento non condiviso dagli euroscettici, più inclini a vedere l’Ue come una raccolta frammentaria di culture, economie e lingue disparate. In generale, l’identità europea è considerata come un’entità che si sta ancora sviluppando e che, nonostante non sia ancora percepita su larga scala, diverrà automatica per le generazioni future. L’Italia è stato l’unico Paese in cui gli intervistati si sono rivelati generalmente a favore di un esercito europeo, principalmente per ridurre la spesa nazionale per la difesa. Una maggiore cooperazione in materia di sicurezza è stata comunque ampiamente auspicata in tutti i Paesi.

Le opportunità sorte dalla libertà di circolazione e di commercio sono state smorzate dagli aspetti più negativi di quella che è considerata come una politica monetaria inflessibile, non favorevole all’Italia e che ha avuto un impatto diretto sulla qualità di vita nel Paese. In generale, i partecipanti in Italia hanno espresso il desiderio di vedere un’Europa più flessibile in futuro, specialmente per quanto riguarda la politica monetaria. Tuttavia nessun intervistato ha detto di voler lasciare l’eurozona, una scelta dettata da motivazioni differenti a seconda dell’attitudine nei confronti dell’Ue: i neutrali e i pro-Ue vedono nella permanenza in Europa un’opportunità per il futuro, mentre gli euroscettici ritengono sia ormai impossibile uscire dall’eurozona.

L’ambiente economico nei diversi Paesi dell’Unione europea è stato ritenuto una sfida fondamentale per il futuro. Nonostante l’obiettivo iniziale fosse il rafforzamento dei legami economici, i partecipanti hanno avuto l’impressione che il divario economico tra i diversi Stati membri dell’Ue si stia allargando sempre più e che queste disuguaglianze stiano impedendo all’Ue di raggiungere il proprio potenziale in quanto unione fondata su una reale parità.

In Germania il senso dell’essere europei sembra manifestarsi in modo più positivo, la diversità viene vista come fonte di arricchimento, anche se da una parte anche come potenziale barriera tra i Paesi. L’Europa è stata associata a una qualità della vita e a standard elevati, a una maggiore sicurezza e a valori di democrazia, pace e stato sociale. La storia dell’Europa è stata enfatizzata per i suoi  successi. Gli intervistati teutonici si sono detti notevolmente orgogliosi, grazie alle scoperte scientifiche e allo sviluppo costante. I partecipanti più giovani si sono rivelati maggiormente favorevoli a più integrazione. In  generale, c’è sostegno a favore di una più stretta collaborazione in merito alla supervisione delle banche e alle tematiche socio-economiche. È stato inoltre auspicato un approccio unificato per la gestione dei rifugiati.

La crisi economica e finanziaria ha tuttavia esacerbato la percezione delle differenze tra i Paesi dell’Ue da parte dei partecipanti. Un sentimento emerso esclusivamente in Germania è la frustrazione nei confronti del proprio ruolo percepito, ovvero quello di finanziatore degli Stati europei che versano in difficoltà finanziarie. Così come in Danimarca, la solidarietà è sinonimo di “aiutare le persone ad aiutare se stesse” piuttosto che un’assistenza puramente finanziaria.

In Danimarca gli intervistati si sono rivelati molto più inclini ad associare l’essere europei a valori come libertà e democrazia, mentre l’Unione europea viene spesso considerata burocrazia e mancanza di trasparenza. Pochi partecipanti, oltretutto, si definiscono europei o pensano che questo sentimento possa cambiare in futuro. Nonostante la maggior parte abbia votato alle elezioni europee molti hanno espresso la propria insoddisfazione nei confronti della democrazia nell’Ue, ritenendo che il Parlamento europeo abbia un potere insufficiente rispetto alla Commissione. Al contempo, molti hanno ritenuto che il dibattito svoltosi durante le ultime elezioni europee abbia rispecchiato un approccio più costruttivo e meno polemico in Danimarca rispetto alle elezioni precedenti e che l’appartenenza all’Ue abbia  favorito la stabilità economica, mentre la solidarietà economica è stata giudicata problematica e ha rivelato chiare divisioni tra il Nord e il Sud dell’Europa.

In Portogallo gli intervistati hanno associato l’essere europei con valori condivisi e con i benefici concreti della libertà di circolazione, viaggio e lavoro in altri Stati membri. Tuttavia, in Portogallo più che altrove, è emersa l’idea secondo cui il principale ostacolo che impedisce di sentirsi europei è l’enorme disuguaglianza tra gli Stati membri, un divario enfatizzato ulteriormente dalla crisi economica e finanziaria. Secondo quasi tutti gli intervistati, il Portogallo trae vantaggio dall’appartenenza all’Unione europea, soprattutto in termini di mobilità e accesso ai finanziamenti, che hanno stimolato miglioramenti significativi alle infrastrutture nel settore dei trasporti, dell’energia e dei servizi igienico-sanitari. La disuguaglianza tra gli Stati membri percepita sia in materia di forza economica che di influenza all’interno dell’Ue è il principale svantaggio.

In Finlandia l’identità nazionale è percepita fortemente. Le persone si sono dimostrate piuttosto scettiche in merito all’esistenza, in futuro, di un’identità europea condivisa. Sono stati tuttavia espressi alcuni sentimenti positivi nei confronti dell’Unione europea e dell’essere cittadini europei, specialmente in termini di unificazione e cooperazione, secondo numerosi partecipanti. La libertà di circolazione e di commercio, così come la valuta comune, sono state viste come elementi più pratici che hanno migliorato la vita dei cittadini. È emersa una critica diffusa, invece, all’assistenza finanziaria fornita ai Paesi afflitti più gravemente dalla crisi economica e finanziaria. Secondo gli intervistati, gli aiuti sarebbero controproducenti e peggiorerebbero la situazione non affrontando le cause all’origine del problema. Altre forme di aiuto, come consulenza o investimenti, sono state giudicate preferibili. Sono state registrate opinioni discordanti sull’effetto della crisi per il futuro dell’Ue e sulla possibilità che, nel lungo termine, possa influenzare la storia complessiva dell’Europa.

In Polonia, infine, nonostante si sia collegato l’essere europei a valori condivisi (per lo più valori cristiani) e ad altri concetti di libertà, giustizia, democrazia e tolleranza, i partecipanti sono stati più inclini a enfatizzare gli aspetti pragmatici dell’appartenenza all’Unione europea, come la libertà di circolazione e l’accesso all’istruzione e al mercato del lavoro in altri Stati membri. Anche l’elemento geografico, ovvero l’appartenenza al continente europeo, è risultato più importante per gli intervistati in Polonia che non per quelli in altri Paesi. I partecipanti si sono detti particolarmente ottimisti a proposito della credibilità internazionale conquistata dal Paese grazie all’appartenenza all’Ue e generalmente favorevoli a un continuo ampliamento dell’Unione, pur avendo alcune riserve sulle implicazioni finanziarie e il potenziale incremento dei flussi migratori. Per i partecipanti più giovani l’essere europei è un atteggiamento mentale che supera i confini nazionali e implica un senso di comunità con gli altri cittadini europei. Anche la solidarietà, così come l’aiuto fornito agli Stati membri in difficoltà, è considerata come uno dei capisaldi dell’appartenenza all’Ue. Tuttavia è emerso il sentimento secondo cui la voce della Polonia non è considerata alla pari di quella di altri Paesi. Inoltre si ritiene che la storia dell’Europa sia scritta dalle economie più sviluppate: Germania, Francia e Regno Unito. Gli intervistati hanno espresso sentimenti ambivalenti nei confronti dei finanziamenti Ue, rispecchiando l’impressione che la Polonia stia passando dal  ruolo di beneficiario a quello di contribuente.

Aphrotiti Papadopoulos

Foto © Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento Politiche Europee

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