Commercio elettronico: analisi della disciplina in Italia

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Il trend è ancora distante dai livelli europei per la lentezza delle aziende nella vendita online rispetto alle richieste dei consumatori

7 Agosto 2014 | di | Attualità - Economia

Il settore dell’e-commerce,nonostante la crisi o, forse, proprio grazie a essa,si sta dimostrando sempre più un profittevole business per le aziende del commercio.

Negli e-shopper si riscontra una sempre maggiore praticità nell’utilizzo della rete come canale particolarmente fondamentale per ricerche di acquisto migliori e più convenienti.

Per le aziende, soprattutto PMI, il commercio elettronico può rivelarsi un ottimo canale di vendita per raggiungere nuovi mercati, nazionali ed esteri, con costi di intermediazione ridotti e tale da proporre prodotti a prezzi molto più interessanti rispetto alla distribuzione tradizionale.

Anche per le grandi aziende, meglio collocate sul mercato, il web si rivela un canale di vendita alternativo per attrarre utenti che altrimenti sarebbero fuori portata con ulteriori opportunità di crescita proponendosi sul mercato autonomamente e senza alcuna intermediazione.

Realizzare un progetto per il commercio elettronico e promuoverlo con una piattaforma online è oggigiorno relativamente semplice e con costi non impossibili.

In Italia tuttavia, nonostante la complessiva crescita del settore, il commercio elettronico, non si è sviluppato come negli altri Paesi europei e, nella classifica del livello di diffusione, elaborata sulla base di specifici indicatori Eurostat, relativi all’utilizzo dell’e-commerce da parte di imprese e cittadini dei 28 Paesi facenti parte dell’Unione Europea, l’Italia si colloca al quartultimo posto.

Tale analisi è stata resa nota dal Centro Studi di MM-One Group, web agency veneta specializzata in soluzioni e servizi per l’e-business, sulla base di una ricerca realizzata di recente con l’obiettivo di fornire indicazioni per la creazione di strategie tali da valorizzare il canale dell’e-commerce.

Nella ricerca sul trend dell’e-commerce per il segmento aziende sono state prese in considerazione cinque variabili: la percentuale di imprese che ricevono ordini e che acquistano tramite reti informatiche, che offrono all’utenza la possibilità di acquistare online dal proprio sito web, che ricevono ordini da un sito web ed infine la percentuale di fatturato che deriva dalle vendite tramite lo strumento del commercio elettronico.

Per quanto riguarda l’utilizzo dell’e-commerce da parte dei web shoppers, gli indicatori utilizzati sono stati quelli relativi all’internet banking, all’acquisto online di software per computer o per videogiochi e l’acquisto di viaggi.

Sul grado di utilizzo dell’e-commerce è emersa una palese spaccatura fra Nord e Sud Europa. Ad un valore convenzionale pari a 100 punti dato alla Danimarca si contrappone l’Italia con 14,2, passando per i 30,6 della Spagna, i 52,6 della Francia e i 67,8 della Germania.

L’evidente ritardo riscontrato nell’utilizzo del commercio elettronico in Italia si può ascrivere sia ai consumatori che ignorano e spesso temono ancora questo metodo di acquisto, per la diffidenza nei confronti della sicurezza dei sistemi di pagamento, e per il timore di non ricevere il prodotto acquistato in rete, sia alle imprese che mostrano scarsa fiducia nell’e-commerce, spesso attribuibile a una scarsa conoscenza delle potenzialità e degli ambiti di applicazione delle piattaforma di vendita online come uno strumento per diversificare i canali di vendita e aumentare la competitività. Solo il 33% delle aziende è dotata di un negozio elettronico, a conferma di una tendenza già emersa nel 2012 e pari al 29%. Il mercato e-commerce in Italia ha registrato, nel 2013, una flessione che ha ridotto per la prima volta la crescita a una sola cifra (6%), rispetto al +12% rilevato nel 2012 e il +32% del 2011. In Europa la quota media di fatturato nel 2013 delle imprese, derivata dalla vendita online, si attesta al 15%.

Nella generale contrazione dei consumi, il calo è stato più significativo soprattutto nel settore dell’editoria, oltre il 20%, assorbito in gran parte dai canali dei centri commerciali online (Amazon, Ebay e altri big player), e nel settore salute e bellezza, con un calo del 19%.

Il giro di affari è stato valutato intorno ai 22,3 miliardi di euro con una platea di web shopper passata in un anno da 12 a 14 milioni di individui, in crescita del 55% negli ultimi due anni e che ha raggiunto l’82% della popolazione italiana tra gli 11 e i 74 anni.

La spesa pro-capite è stata di circa 490 euro nelle assicurazioni, 240 nell’informatica ed elettronica di consumo, 280 nel turismo, 195 nell’abbigliamento, 125 nei beni alimentari, e poco più di 40 nell’editoria.

Il trend è comunque ancora positivo ed è stato stimato che nel 2015, in Italia, l’Internet Economy avrà una crescita del 20%, si attesterà tra il 3,3% e il 4,3% del PIL, anche se il saldo commerciale sul canale digitale è sfavorevole in quanto le importazioni superano le esportazioni.

Tali dati sono stati resi noti dall’Osservatorio e-Commerce B2c della School of Management del Politecnico di Milano, nella sua dodicesima edizione nell’ambito del Netcomm e-Commerce forum tenutosi a Milano lo scorso maggio 2014, e che si pone l’obiettivo di monitorare l’evoluzione del commercio elettronico in Italia (evidenziando il valore di mercato, i trend e i modelli di business di riferimento), facendo il confronto con quanto accade nello scenario internazionale.

Una crescita significativa è stata registrata nell’utilizzo di dispositivi mobili per acquisti online: nel 2013 sono stati infatti rilevati valori rispettivamente del 38% tramite smartphone e del 6% tramite tablet. Il Mobile Commerce si conferma tra i principali fattori trainanti il commercio elettronico ed è stato stimato che nel 2014 raggiungeranno il 19% del totale.

 

Fabrizio Lucci

 

Foto © European Community, 2014

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One thought on “Commercio elettronico: analisi della disciplina in Italia

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