Commissione raccomanda tassazione porti a Italia e Spagna

  • Condividi questo articolo

Rixi: confronto con Ue, pronti a rivedere legge Delrio. Rampelli: i Paesi del Nord Europa hanno l’obiettivo di ridurre le due nazioni interessate a semplici territori di attraversamento

8 Gennaio 2019 | di | Europa - Politica

Nuove discussioni all’orizzonte tra Roma (ma è interessata anche Madrid) e Bruxelles: l’oggetto del contendere, questa volta, rischia di essere la tassazione dei porti. L’esecutivo Ue ha annunciato di aver proposto, in due decisioni distinte che fanno seguito a quelle già prese nei confronti di Paesi Bassi, Belgio e Francia tra il 2016 e il 2017, che Italia e Spagna conformino i rispettivi sistemi di tassazione dei porti alle norme in materia di aiuti di Stato.

Nel caso italiano i porti sono integralmente esentati dall’imposta sul reddito delle società. In quello spagnolo sono totalmente esentati nei Paesi Baschi, mentre nel resto del Paese lo sono per quanto riguarda i loro principali cespiti, ad esempio le tasse portuali o i redditi derivati da contratti di locazione o concessione. Tali regimi fiscali, ritiene in via preliminare Bruxelles, concederebbero delle forme di vantaggio selettivo che potrebbero violare le regole europee in materia di aiuti di Stato.

La proposta avanzata è quindi che i due Paesi facciano pagare l’imposta dall’1 gennaio del 2020 anche ai porti, esattamente come già fanno per le altre imprese attive. «Per garantire condizioni eque di concorrenza in tutta l’Ue, i porti che generano profitti esercitando attività economiche vanno tassati allo stesso modo degli altri operatori economici: né più, né meno», nella sintesi della commissaria per la Concorrenza Margrethe Vestager.

I regimi fiscali applicabili ai porti in Italia e in Spagna, va comunque detto, esistevano prima dell’entrata in vigore in tali Stati membri del trattato sull’Unione europea. Tali misure sono pertanto considerate “aiuti esistenti” e la loro valutazione è soggetta a una specifica procedura di cooperazione tra gli Stati interessati e la Commissione. I beneficiari, inoltre, non sono tenuti a rimborsare gli aiuti percepiti in passato.

In più, sostiene Bruxelles, eliminare tali vantaggi non significa che i porti non possano più ricevere contributi sociali, visto che in seguito all’estensione del regolamento generale di esenzione per categoria agli investimenti non problematici, gli Stati membri possono ora investire fino a 150 milioni di euro nei porti marittimi e fino a 50 milioni nei porti interni, nella piena certezza giuridica e senza previo controllo della Commissione stessa. Roma e Madrid hanno ora due mesi di tempo per replicare.

«Avvieremo un confronto con la Commissione europea perché le osservazioni sui presunti aiuti di Stato, così come sono state formulate, di fatto significherebbero una limitazione gravissima nel piano degli investimenti infrastrutturali del Belpaese», commenta – con un comunicato – il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Edoardo Rixi. «Le peculiarità dei nostri porti, che insieme a quelli spagnoli sono fondamentali per lo sviluppo del Mediterraneo, vanno preservate» – osserva Rixi dopo i rilievi della Commissione europea sull’esenzione fiscale di cui beneficiano i porti italiani e spagnoli – «in quest’ottica siamo disponibili a una eventuale revisione del ruolo delle Autorità di sistema portuale e quindi della legge Delrio, che oggi penalizza e ingessa i nostri scali rispetto ai competitors del Nord Europa».

«Ci sono ben altri aiuti di Stato che la commissaria dovrebbe porre in evidenza, cosa che non fa. Così come nelle garanzie di concorrenza leale dovrebbero essere chiuse le frontiere verso Cina e India, che stanno mettendo in ginocchio la capacità produttiva continentale, questione altrettanto trascurata. Vuoi vedere che i Paesi del Nord Europa, captata l’enorme ricchezza che dall’Asia – attraversando il nuovo e più capiente Canale di Suez – finisce in bocca al Mediterraneo, si vogliono “pappare” i porti spagnoli e italiani, prima che lo facciano direttamente i cinesi? Con l’obiettivo di ridurre le due nazioni interessate a semplici territori di attraversamento su cui non lasciare nemmeno un euro?”. È quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati, Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

 

Marketa Barčíka

Foto © Bridges and Balloons, PlanetWare, The Telegraph

  • Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *