Confcommercio: recuperare 66 miliardi di inefficienze regionali

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Dubbi sulla rimodulazione dell’Iva con finalità redistributive. Lombardia la più virtuosa nella spesa per abitante, le piccole a statuto speciale spendono pro capite il 37% in più

9 Ottobre 2019 | di | Attualità - Economia - in evidenza

Le scelte del governo Conte in vista della prossima legge di Bilancio sono strettamente legate alla necessità di reperire risorse, difficili da trovare ma l’Ufficio Studi di Confcommercio ha presentato ieri alla stampa, a Roma in Piazza Belli, un interessante rapporto sulla spesa di tutte le Regioni italiane dal quale emerge che, presa la Lombardia la più virtuosa nella spesa per abitante, (dato 2016) per i servizi che eroga riducendo gli sprechi, a fronte dei 173,9 miliardi di spesa pubblica effettivamente erogati, questa si potrebbe ridurre a 107,9 miliardi. Insomma l’attuale sistema di spesa locale potrebbe con maggiori efficienze far risparmiare ben 66 miliardi di euro, dei quali 5,2 miliardi sarebbero di sprechi netti.

Nel rapporto presentato da Mariano Bella, Direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio emerge che le regioni piccole a statuto speciale spendono per abitante il 37% in più rispetto alle regioni a statuto ordinario, Val D’Aosta 6.376 euro per abitante e Trentino Alto Adige 5.417 euro pro-capite, rispetto alla virtuosa Lombardia 2.528 euro e Veneto 2.709 euro. Risulta poi che le regioni piccole a statuto ordinario come il Molise spende ben 3.731 euro per abitante, la Sardegna 3.948, il Lazio 2.686, la Campania 2.476, la Sicilia ben 3.220 euro per abitante.

La Val D’Aosta spende per abitante il 18% in più del Trentino Alto Adige e oltre due volte e mezzo della Puglia 2.540 euro per abitante, con Campania e Lombardia.

A diffuse riduzioni nel Centro Nord fanno invece riscontro incrementi della spesa per consumi finali della Pubblica Amministrazione nel Sud, in termini assoluti e in percentuale del Pil. Nel 2018 poi le uscite locali per spesa pubblica hanno sfiorato gli 854 miliardi di euro, in lieve riduzione rispetto l’incidenza del 2016 ma quasi due punti percentuali al di sopra del dato del 2007. Mariano Bella nell’illustrare i dati ha precisato: «abbiamo preso 25 indicatori di spesa dai Servizi Pubblici Generali, agli affari economici, alla protezione ambientale, alla Sanità, alla Protezione Sociale, all’istruzione confrontandoli Regione per Regione».

     Mariano Bella, direttore ufficio studi Confcommercio

I dati di spesa finale pro capite, ad esempio nella Sanità, la tabella dell’ufficio Studi  Confcommercio ci dice che a fronte di 1.773 euro per abitante spesi in Lombardia, la Val d’Aosta ne ha spesi 2.056 e il Trentino 2.085, la Sardegna 2.060, l’Emilia Romagna 1.814, la Calabria 1.810 e la Sicilia al penultimo posto con 1.739 euro pro-capite, ultima la Campania 1.710. Secondo quanto esplicitato da Mariano Bella «il 60 per cento degli oneri di spesa del Paese, dipendono dalle inefficienze del Sud». E riguardo l’aumento dell’Iva: «se dovesse aumentare al 25,2% dal 22% attuale, nel 2020, l’impatto sulla spesa delle famiglie sarebbe di 834 euro annui e di 357 a persona; inoltre l’aumento dell’imposta determinerebbe un calo generalizzato dei consumi delle famiglie, non si arriverebbe alla cifra necessaria con la necessità di reperire ulteriori risorse nel 2021».  A margine della presentazione del rapporto, il presidente Carlo Sangalli ha commentato: «il governo ha detto che l’Iva non aumenterà e che i pagamenti elettronici saranno incentivati senza penalizzare l’uso del contante».

 

Giancarlo Cocco

Foto © Giancarlo Cocco

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