Conte pressa subito Bruxelles su migranti e patto di stabilità

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Il premier italiano incontra i vertici comunitari attuali e prossimi. Aperture di Parigi alla modifica del regolamento di Dublino. A breve il completamento della squadra di governo

11 Settembre 2019 | di | Attualità - Europa - in evidenza - Politica

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, appena ricevuta la fiducia dei due rami del Parlamento, si è presentato a Bruxelles per incontrare Ursula von der Leyen, Jean-Claude Juncker, Donald Tusk e Charles Michel, e il leader dell’Eurocamera David Sassoli con le idee chiare: porre le due questioni che più interessano l’Italia, immigrazione e flessibilità nei conti. L’intenzione del premier è di forzare la mano – in questo momento in cui si pesa sia la nascita del governo giallorosso sia i voti di fiducia che hanno permesso alla nuova presidente dell’esecutivo Ue di ottenere la maggioranza – per chiedere ciò che non è stato ottenuto finora: il ricollocamento automatico di coloro che sbarcano in Italia (e Malta) e la possibilità di ottenere nuova libertà di bilancio.

L’inusuale voglia diattaccare” da parte di un capo del governo italiano, approfittando della «grande disponibilità a trovare subito un accordo temporaneo», per chiedere che i Paesi riluttanti ad accettare profughi e migranti «ricevano penalità finanziarie consistenti» ha ottenuto l’insperato appoggio della Francia, segno evidente che qualcosa è davvero profondamente cambiato fra i due Paesi. «L’Italia è un alleato storico, condividiamo la necessità di avere una politica europea dell’asilo» è stata l’immediata risposta da Parigi, mentre la questione continua a esser calda, con la nave ong Ocean Viking in attesa di un porto sicuro dal 31 agosto che resta ferma in acque internazionali.

  Ursula von der Leyen e Giuseppe Conte

Una strategia già tentata dal governo Renzi che aveva proposto di tagliare i fondi europei ai Paesi dell’Est Europa che sbarravano le porte alla ricollocazione dei migranti. Il presidente del Consiglio è andato oltre e ha aperto il capitolo delle espulsioni: «In Italia non possiamo dirci soddisfatti sul sistema dei rimpatri, dobbiamo fare molto di più. Anche su questo abbiamo piena attenzione. Non possono essere affidati a singoli accordi tra due Stati». Mentre Conte sollecitava la riforma del sistema di asilo, è insorto il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli: «Pensano di risolvere il problema dell’immigrazione tenendo in mare 100, 200, 300 persone? Noi abbiamo bisogno di una politica dell’immigrazione. Ecco perché è importante quello che ha detto il presidente Conte: subito la riforma del regolamento di Dublino. Chi arriva in Italia, arriva in Europa. Ed è l’Europa che si organizza, non solo per qualche centinaio di persone, ma per affrontare la questione dell’immigrazione».

Critico ovviamente per la prima destinazione post fiducia e per la possibile riapertura dei porti l’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini: «Mi auguro che l’attuale governo rispetti le leggi che sono in vigore e quindi impedisca l’ingresso a chi illegalmente vuole arrivare in Italia. Lo vedremo nelle prossime ore». La gestione dei flussi migratori sarà il tema scottante dell’incontro col presidente francese, Emmanuel Macron, il prossimo 18 settembre, e poi del vertice a 5 tra Italia, Francia, Germania, Malta e Finlandia (presidente di turno dell’Ue, ndr) con la Commissione europea, in programma il 23 settembre a La Valletta per arrivare a un punto comune sulla redistribuzione dei migranti e sbarchi.

Un accordo prospettato anche sul debito da ridurre: l’Italia giocherà la carta degli investimentigreenfinanziati dall’Unione europea, per una crescita sostenibile e quanto più possibile verde. Il governo avvia i primi passi del negoziato con Bruxelles sulla prossima manovra e gioca subito una delle carte che incontrano la sensibilità della nuova Commissione: l’impegno a destinare risorse fresche a quel “green new deal” al centro della nuova politica europea. E ottenere in cambio nuovi margini di flessibilità per circa 10 miliardi, portando così il deficit almeno al 2-2,1%. Cornice e obiettivi della prima legge di Bilancio giallorossa saranno oggetto anche del “debutto” europeo di Roberto Gualtieri nella nuova veste di ministro dell’Economia, dopo essere stato per anni presidente della commissione omonima all’Europarlamento.

  Pierre Moscovici e Valdis Dombrovskis

Gualtieri, in occasione delle riunioni informali Ecofin ed Eurogruppo a Helsinki, avrà bilaterali con gli attuali “guardiani” dei conti, Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici, e anche con il suo omologo francese Bruno Le Maire, oltre ad aver già parlato al telefono con Mario Centeno, presidente dell’Eurogruppo. Il tema degli investimenti per l’ambiente è uno di quelli che più unisce la nuova maggioranza, e che potrebbe, quindi, essere portato avanti fin da subito. «Occorre sostenere gli investimenti, a partire da quelli ambientali e sociali nell’ottica di uno sviluppo sostenibile che dia nuovo impulso al mercato del lavoro italiano», aveva infatti dichiarato Conte partendo per la sua missione europea.

Nuovi fondi da immettere nell’economia sono, peraltro, una delle leve indispensabili per dare fiato a una crescita sempre più anemica e che potrebbe spostarsi appena dallo zero, allo 0,1% come indicato anche in un rapporto estivo della Ragioneria. E allo stesso tempo possono essere la chiave per ottenere nuova flessibilità, altrettanto indispensabile per comporre la legge di Bilancio. Un’idea, che ancora non è stata approfondita, potrebbe essere quella di replicare il meccanismo del “fondo sviluppo e investimentigià sperimentato negli ultimi tre anni, dandogli finalità più specifiche come appunto l’economia ecosostenibile, per rendere l’Italia un Paese digitalizzato, verde e votato all’economia circolare, per una crescita sostenibile checrei occupazioneeriduca il debito“. Per questo un patto con la nuova Europa su migranti e crescita sono i due nodi più spinosi su cui si gioca il futuro del governo giallorosso, e l’unica soluzione è porsi in piena sintonia col programma della legislatura comunitaria nascente di Ursula von der Leyen.

Contenuti che il premier ha messo sul tavolo in tutti gli incontri fatti con i presidenti di Commissione e Consiglio europeo entranti ed uscenti, ottenendo quel sostegno che era chiaramente indirizzato a togliere terreno al sovranismo, in uno dei Paesi (fondatori) in cui più aveva attecchito. Un’Unione europea che ora darà prova in ogni modo della volontà di essere davvero al fianco dell’Italia. E di cui il Belpaese deve assolutamente approfittare.

 

Giovanni De Negri

Foto © WHTC, EurActiv, AgenSIR

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