Copyright, cosa cambia dopo l’accordo europeo

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Le istituzioni comunitarie puntano ad assicurare una corretta distribuzione dei proventi dei contenuti valorizzati in rete, incentivando le piattaforme ad adeguarsi

2 Marzo 2019 | di | Attualità - Economia - Europa - Hi-Tech

La riforma sul copyright raggiunta il 13 febbraio attraverso il lungo lavoro del Parlamento europeo e delle altre istituzioni comunitarie consiste nel fornire alle piattaforme di internet un valido incentivo a retribuire artisti e giornalisti. Le nuove regole prevedono che – anche in futuro – alcuni materiali (ad esempio meme o GIF) possano essere condivisi liberamente, così come i link ad articoli di attualità presentati assieme a “singole parole o brevissimi estratti”. In questo modo, i giornalisti riceveranno una quota delle entrate legate al diritto d’autore (ottenute dalla loro casa editrice). In pratica, i legislatori mirano a garantire che i diritti e gli obblighi derivati dal copyright si applichino anche a internet. Tra le aziende che saranno chiamate a seguire le norme di cui si parla qui, ci sono YouTube, Facebook, Google News.

I titolari dei diritti d’autore (musicisti, artisti, interpreti, sceneggiatori, editori di notizie) verranno rafforzati nella loro capacità di negoziare accordi con igiganti del web“, riguardo all’utilizzo delle opere di ingegno sulle piattaforme online. La condivisione di frammenti degli articoli continuerà ad essere possibile, senza che sia considerato violato il diritto d’autore, però sono state introdotte misure per evitare che gli aggregatori di notizie approfittino troppo di questa eccezione. Testi molto brevi potranno apparire ancora nel news feed di Google News oppure su Facebook.

Resta assicurata agli utenti la disponibilità di piccole parti di opere protette (citazione, critica, recensione, caricatura o parodia). Alcune piattaforme rimarranno libere dalle restrizioni previste, sono quindi esclusi dalle nuove regole: il caricamento di opere su enciclopedie online a scopi non commerciali, come Wikipedia, o piattaforme software open source, come GitHub. Gli obblighi saranno più leggeri per le start-up. Gli autori e gli artisti, interpreti o esecutori, avranno la possibilità di ottenere una remunerazione aggiuntiva quando il compenso originariamente concordato è sproporzionatamente basso rispetto ai benefici prodotti dalle idee utilizzate.

Fino ad oggi le società di internet non sono state propense a firmare accordi equi e che tutelino abbastanza i titolari di diritto d’autore, questo è avvenuto perché le aziende che realizzano profitti sul web non sono considerate responsabili dei contenuti che gli utenti caricano, perciò solo se gli autori ne fanno richiesta le imprese sono obbligate a rimuovere i contenuti che violano i diritti (un procedimento difficile per gli autori). Con l’arrivo di una vera responsabilità attribuita alle società online, i titolari dei diritti saranno invece sostenuti nella loro richiesta di giungere ad accordi di licenza equi: l’intenzione è facilitare musicisti, interpreti, sceneggiatori, giornalisti, editori di notizie, nella contrattazione di una giusta remunerazione.

Le istituzioni europee hanno sottolineato più volte la rilevanza delle industrie culturali per la vitalità dell’economia dell’Ue, evidenziando anche che queste attività generano occupazione per circa 12 milioni di persone. Mettere le grandi aziende del web di fronte alla necessità di contribuire alle risorse fiscali e alle opportunità professionali dell’Unione europea è un passo che può contribuire allo sviluppo dei Paesi componenti, dato che tuttora, esistono significativi profitti (ottenuti dai cosiddetti “giganti” del web sulla base di contenuti elaborati in Europa) che vengono di fatto trasferiti negli Stati Uniti, in Cina o altrove. Un altro obiettivo della legislazione approntata per regolare il web è il superamento delle differenze normative tra un paese e l’altro in Europa.

 

Aldo Ciummo

Foto © Vvox, EuropaToday, European data journalism network

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