Vuoi vedere il nuovo sito in versione beta?

Covid-19, l’Italia terza al mondo per contagi. Allerta in Europa

  • Condividi questo articolo

L’Austria ferma temporaneamente i collegamenti ferroviari, la Romania impone la quarantena, così come Israele. Mentre la Francia e la Svizzera ci pensano

23 Febbraio 2020 | di | Mondo - Primo Piano

Con più di 150 casi di contagio, compresi i tre deceduti e un guarito, l’Italia affronta la prima vera emergenza legata al Covid-19, il virus che da inizio anno si sta diffondendo su scala globale. Sei le Regioni colpite, stando all’aggiornamento più recente del capo della protezione civile Angelo Borrelli: Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto, Trentino Alto Adige e Lazio. L’ultimo caso mortale si è verificato all’ospedale di Crema: la vittima è una donna anziana di Cremona, malata oncologica, già ricoverata. A Milano la terza persona positiva al test del coronavirus è un medico del Policlinico meneghino, mentre la zona “rossa” dove si è sviluppato il focolaio nel Basso lodigiano è stata “cinturata” con un’attività di vigilanza delle forze dell’ordine: vietati i contatti e gli spostamenti fuori dall’area per i residenti, abbassate le serrande di ristoranti e bar. Annullata dalla prefettura di Napoli, invece, l’ordinanza emessa dai sindaci di Ischia per impedire lo sbarco sull’isola di persone provenienti da Lombardia e Veneto.Tra i contagiati anche uno studente di 17 anni residente in un paese della Valtellina e iscritto all’istituto agrario di Codogno, in provincia di Lodi.

La fulminea diffusione del coronavirus nelle regioni del Nord ha fatto balzare l’Italia al terzo posto per numero di contagi in tutto il mondo: a parte la Cina, resta dietro solo alla Corea del Sud (602 casi), superando il Giappone (fermo a 135, secondo i dati della Johns Hopkins University). Il caso Italia allarma ora tutta Europa e in particolare i Paesi vicini, con Francia, Svizzera e Austria che seguono con attenzione gli sviluppi, al momento senza panico ma non escludendo eventuali contromisure se la situazione dovesse peggiorare. E c’è già chi, tra i più oltranzisti, chiede controlli alle frontiere, come la leader dell’ultradestra d’oltralpe Marine Le Pen. In serata è stata la Romania ad annunciare le prime misure di contenimento in Europa disponendo la quarantena obbligatoria per tutte le persone in arrivo dalla Lombardia e dal Veneto o che siano state nelle due regioni italiane negli ultimi 14 giorni. Mentre un treno è stato bloccato al Brennero dalle autorità austriache per due casi sospetti di coronavirus a bordo.

L’Austria ha al momento bloccato i collegamenti ferroviari da e per l’Italia, ma non è chiaro quanto durerà lo stop, ha detto un portavoce delle ferrovie austriache Obb, precisando che i prossimi passi verranno decisi in consultazione con le Ferrovie dello Stato. In Austria non c’è al momento «alcuna ragione per farsi prendere dal panico», aveva detto qualche ora prima il ministero della Salute, chiarendo comunque di essere in grado di «prendere misure immediate» qualora ci fossero minacce per la popolazione, finora risparmiata dal contagio. Dopo gli oltre 150 contagi e i 3 morti registrati in appena 2 giorni, l’Italia è diventata insomma uno dei principali fronti nella lotta al coronavirus fuori dalla Cina. Un picco arrivato improvvisamente perché, almeno secondo la versione del commissario per l’emergenza Angelo Borelli, «i medici non sono stati in grado di riconoscere immediatamente i sintomi del virus». Non per “colpa” dei sanitari, ha precisato il capo della Protezione civile, quanto per la “difficolta’” di individuare i sintomi.

Per il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri invece i casi sono emersi rapidamente grazie ad uno screening «approfondito e capillare», così come aveva sostenuto sabato il premier Conte, che pure oggi si è detto «sorpreso» da un’esplosione simile. Fatto sta che l’emergenza italiana trova ampio spazio nei media stranieri, che in molti casi vi dedicano l’apertura di siti e giornali. Oltre confine il livello di attenzione si è inevitabilmente alzato. A partire dalla Svizzera, dove circa 68.000 italiani vanno a lavorare ogni giorno come transfrontalieri. «In base alla situazione attuale non vi sono limitazioni all’ingresso», ha spiegato l’ufficio federale della Sanità Pubblica (Ufsp), che allo stesso tempo dichiara di «monitorare attentamente da vicino la situazione in Italia». E anche se finora non si registrano contagi, le autorità elvetiche considerano la possibilità di una diffusione anche all’interno della confederazione. Tanto che qualche politico locale, come il deputato della destra dell’Udc Tiziano Galeazzi, ha invocato controlli della temperatura per i transfrontalieri.

Sulla stessa linea i populisti francesi. «Prima o poi bisognerà controllare le frontiere», anche con l’Italia «se l’epidemia diventa fuori controllo», è la richiesta di Marine Le Pen al governo. In Francia i casi accertati sono 12 (e 10 sono guariti), ma il ministro della Sanità Oliver Veran ha ammesso che la situazione «è seria e se l’epidemia raggiunge l’Europa» bisogna essere «pienamente operativi». Per questo motivo quello che succede in Italia è oggetto di “attenzione”. Tuttavia ha escluso la chiusura dei confini («non avrebbe senso, i virus non si fermano alle frontiere»), mentre Air France e le ferrovie Sncf continuano normalmente i collegamenti con l’Italia. Una stretta verso il Belpaese, invece, è già stata adottata da Israele. Le autorità hanno disposto che chiunque sia stato nella Penisola, in Australia, in Cina e altri asiatici colpiti dal coronavirus nelle ultime due settimane e ha avuto febbre sopra i 38 gradi, tosse, difficoltà respiratorie o sintomi analoghi dovrà sottoporsi a controlli al rientro.

Da Bruxelles l’Unione europea segue l’evolversi della situazione e ha promesso ogni possibile sostegno. Nel frattempo i commissari per la gestione delle crisi e per la salute, Janez Lenarcic e Stella Kyriakides, lavorano alle misure, anche finanziarie, di contrasto dell’epidemia. «L’Ecdc sta monitorando attentamente la situazione italiana. Siamo stati in contatto con le autorità del Paese per fornire tutta l’assistenza necessaria in questa fase per limitare la trasmissione locale sostenuta» di coronavirus. Lo evidenzia in una nota Andrea Ammon, direttore del Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (Ecdc). «L’Ecdc» – prosegue nel comunicato, dedicato all’emergenza coronavirus nel nostro Paese – «è inoltre in stretto contatto con la Commissione europea e l’Oms Europa e continua a lavorare con tutti gli altri Stati membri dell’Ue, per assicurarsi che ricevano il miglior supporto». «Secondo l’Istituto superiore di sanita (Iss)» – ricorda l’Ecdc – «i casi sospetti di Covid-19 vengono prima testati nei laboratori di riferimento della regione e della provincia. Quelli che risultano positivi vengono ritestati nell’Iss e solo quelli validati vengono riportati come casi confermati». L’Oms ha confermato 78.811 casi di coronavirus in tutto il mondo, con un aumento di 1.017 in 24 ore, mentre i morti sono 2.462, 103 nuovi, e per voce del direttore per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità, Hans Kluge, si è detto «pronto ad aiutare il ministero della Salute italiano in materia di controlli, sorveglianza e coordinamento clinico».

 

Elodie Dubois

Foto e video © Pagine mediche, El Pais, Time

  • Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *