Coworking: organizzazione e condivisione di spazi e idee

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L’avvio di una nuova attività, per chi si affaccia al mondo del lavoro autonomo e professionale, appare sempre più come una necessità piuttosto che una scelta

14 Luglio 2016 | di | Lavoro

La crisi economica, perdurante da oltre otto anni, ha determinato un forte calo dell’occupazione inducendo molte aziende a ricorrere a politiche di flessibilizzazione della forza lavoro o, addirittura, all’esternalizzazione dei servizi alla produzione tali da permettere una gestione produttiva a basso prezzo, malleabile e suscettibile di aggiustamenti sulla base delle fluttuazioni del mercato. La transizione verso il lavoro autonomo si rivela dunque sempre più spesso l’unica opzione come alternativa alla disoccupazione. In questo scenario ha preso piede il fenomeno del coworking, che letteralmente significa persone che lavorano insieme, come stile lavorativo che comporta la condivisione di un ambiente di lavoro, servizi (connessione internet, utilizzo sala riunione e strumenti quali stampanti e fotocopiatrici, servizi di pulizie e segreteria).

Un importante presupposto di coworking è la situazione speciale dei coworkers (collaboratori), siano essi liberi professionisti, autonomi o imprenditori, che lavorano per lo più in situazioni di autonomia e individualità e che non hanno bisogno di grandi organizzazioni, di attrezzature né di dipendenti, pur potendo contare sulle sinergie e collaborazioni derivanti dalla condivisione dell’ambiente di lavoro.

blog.thefetch.com_inspire9La possibilità dunque di trovare nello stesso ambiente lavorativo un commercialista, un avvocato, un ingegnere eccetera con cui, oltre dividere i costi, poter interagire o soddisfare la più semplice necessità di consulenza, può rendere la propria esperienza lavorativa migliore e più completa.Tale modello organizzativo del lavoro, a metà tra la libera professione e il lavoro dipendente, è nato dall’idea del programmatore informatico californiano, Brad Neuberg, che nel 2005 creò il “San Francisco Coworking Space”.  Ad ottobre 2007 il termine coworking compare su Wikipedia e poco dopo il fenomeno inizia a prendere piede anche in Europa, in particolar modo a Londra e a Berlino. Il Regno Unito è stato quello più reattivo al concetto di lavoro collaborativo tanto che, nel giugno 2013, il governo ha avviato un progetto pilota per incoraggiare le autorità pubbliche a collaborare al riutilizzo o al rilascio di immobili e terreni ritenuti in eccesso rispetto al fabbisogno e favorirne quindi una migliore diffusione. Altrettanto importante è stato l’esempio della Germania, in particolar modo a Berlino, dove sono state create collaborazioni tra spazi di coworking e gli ambienti accademici.

In Italia il fenomeno ha cominciato a diffondersi nel 2008, favorito dal fattore crisi che si stava profilando, trovando poi riscontro nella Legge n. 221 del 17.12.2012, che ha dato attuazione alle “start up” innovative alle quali il coworking è fortemente correlato.

Di solito gli spazi preposti al coworking sono strutturati sulla modalità dell’open space ove sono collocate le singole postazioni, facilmente rimovibili o ampliabili e dotate di tutti i servizi necessari.  In tali ambienti di lavoro condivisi può essere compreso anche il personale di segreteria per l’attività di back office ed il servizio di domiciliazione postale in alternativa alle ormai superate “caselle postali”.

78a39cedc4448b05545a6f7a3527599b-20-07-2015-14-31In questo contesto diventa quanto mai necessario regolamentare il rapporto, tramite un contratto di utilizzo di struttura tra il gestore dello spazio di coworking ed i coworkers ospitati per: gli aspetti chiave del negozio riguardanti la protezione dei dati personali nel rispetto della normativa sulla privacy; l’impegno al rispetto della privacy altrui; l’assunzione di responsabilità per eventuali danni causati; l’impegno a non navigare su siti illegali; il divieto di condotte che possano dar vita ad attività illecite in generale ed il divieto di stabilirvi la sede legale.

Un aspetto certamente positivo è quello per cui gli utilizzatori non dovranno farsi carico direttamente dei costi relativi alle spese condominiali, ai servizi di pulizia, alle utenze, ecc… Tali costi vengono sostenuti dal gestore il quale poi li addebita agli utilizzatori delle postazioni in base a tariffe che possono essere anche orarie.

Il contratto di coworking, che non è una locazione e dunque senza vincoli di durata, è un utilizzo di strutture e come tale è inquadrato legalmente nel contratto di utilizzo della postazione.

Rientra nel novero dei contratti atipici i quali, pur non essendo espressamente disciplinati dal diritto civile, sono creati ad hoc dalle parti in base alle loro specifiche esigenze di negoziazione in virtù dell’autonomia contrattuale prevista dall’articolo 1322 del codice civile.

Berlin-Business-Guide-Die-besten-Coworking-Spaces-und-Cafs-20-07-2015-14-59Gli spazi adibiti al coworking devono avere la destinazione catastale a “uso ufficio” e devono essere conformi ai requisiti generali degli ambienti di lavoro previsti dal cd. “Testo unico” in materia di salute e sicurezza sul lavoro (D.Lgs 9 aprile 2008, n. 81 e s.m.i.). L’apertura di uno spazio di coworking deve essere conseguente ad una richiesta in carta semplice, da inviare alla Questura territorialmente competente, con l’istituto del silenzio assenso dopo un’inerzia di sessanta giorni. Qualora il coworker abbia la disponibilità delle chiavi per accedere autonomamente diventa necessario provvedere a comunicare alla medesima Questura la cessione di fabbricato.

 

Fabrizio Lucci

Foto © Erste Coworking Spaces Berlin (apertura), Coworking London e Berlin Business Guide Die

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One thought on “Coworking: organizzazione e condivisione di spazi e idee

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