Cultura in movimento, le madri della Repubblica raccontano

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Un progetto tutto al femminile per favorire il dialogo generazionale. Primo gioco europeo sperimentale e pedagogico. A Foggia esponenti istituzionali e tanti professionisti

13 Giugno 2019 | di | Attualità - Cultura

La sala del Tribunale, Palazzo Dogana, di Foggia è stata la cornice in cui si è svolto il 30 maggio scorso il Convegno scientifico e interattivo dal titolo Donne in Gioco 3.0, un progetto ideato da Elena Luviso, giurista informatica che non ha mai dimenticato di occuparsi, tra l’altro, di temi molto duri come la violenza sulle donne, sui minori, la pedofilia e la tratta di esseri umani, impegnandosi sempre con grande professionalità e sensibilità.

Quella foggiana è stata la 14° tappa di un percorso che ha coinvolto numerose città italiane e i palazzi delle istituzioni, intitolata “Cultura in Movimento, Donne in Gioco 3.0 Le madri della Repubblica raccontano”.

Titolo non casuale in quanto come una cornice, intorno alla platea, sulle pareti laterali della sala, imperavano le carte parlanti delle 21 costituenti sulle quali era un QrCode che consentiva di ascoltare le voci delle donne che hanno dato il loro contributo gratuito e volontario sposando questo progetto.

Era visibile anche una mappa dell’Italia dove i presenti hanno potuto individuare la presenza di queste “madri” sul proprio territorio anche se, purtroppo, alcune attendono ancora di essere riconosciute per il loro contributo al Paese.

Lo scopo perseguito dall’intero progetto è stato quello di creare un dialogo generazionale, promuovendo l’alfabetizzazione di genere e insieme la conoscenza di una storia troppo spesso dimenticata: le 21 donne della nascente Costituente nel 1946. Ventuno donne che possiamo chiamare anche Madri Costituenti, cui ognuno di noi deve la lotta per il riscatto del ruolo della donna nella società.

Il 2 giugno del 1946 l’Italia fu chiamata a scegliere tra Monarchia e Repubblica e la vittoria di quest’ultima permise il 25 dello stesso mese di iniziare le prime riunioni per la formazione dell’Assemblea Costituente, l’organo preposto alla stesura della futura Costituzione repubblicana.

Ricordiamo che le 21 Madri della Repubblica, provenivano da partiti diversi e con varie esperienze maturate durante la recente guerra, ma si unirono in una sola voce comune per la lotta sull’emancipazione femminile, al di là delle bandiere di appartenenza, per una partecipazione sempre più attiva nelle politiche al femminile, nel lavoro e per il diritto alla maternità; compito non facile per l’oscurantismo in cui la popolazione femminile italiana era vissuta per troppo tempo.

Interessante è stata la presentazione di un Manifesto storico, sulla base di quello pubblicato nel 1948, ma attualizzato e rivisitato da Elena Luviso, con l’aiuto del giovane artista di San Giovanni Rotondo, Louis Antonio Palumbo; le immagini non più in bianco e nero, ma a colori, dei volti delle Costituenti hanno riscosso un grande successo tanto che la ex ministra Valeria Fedeli in un video messaggio ha elogiato le capacità di Elena Luviso non solo come giurista, ma anche la sua caparbietà e tenacia; è riuscita infatti a ottenere significativi risultati, offrendo alle nuove e future generazioni una conoscenza storico-politico-giuridica attraverso l’utilizzo di metodi sia classici che digitali; Valeria Fedeli ha ricordato inoltre inoltre, che quando era ministra della Pubblica istruzione ha voluto fortemente la diffusione del Manifesto in tutte le scuole, di qualsiasi ordine e grado, proprio per il forte valore formativo.

Un progetto, dunque, molto vasto e ambizioso, che ha già avuto il riconoscimento di Primo gioco europeo sperimentale e pedagogico per il suo valore storico, giuridico e politico sul ruolo della donna, nonché altri premi di grande importanza istituzionale; la data del battesimo del Gioco non poteva essere che il 70esimo anniversario del voto delle donne nel 2016, presso la Camera dei Deputati; Donne in Gioco edito Modiano, veniva presentato nella sua veste innovativa, formato da due mazzi di carte da 46, numero che rievoca il 1946 anno del referendum; nulla viene lasciato al caso, con le immagini delle onorevoli da un lato e dall’altro le loro biografie, infine a corredo del gioco un timer, quattro dadi e due alfabeti.

Lo scopo del gioco è quello di riconoscere attraverso i pittogrammi, il nome dei personaggi femminili che hanno avuto un ruolo nelle nostre vicende recenti, offrendo una vera una ricostruzione storica attraverso le carte.

Tra le autorità locali politiche e istituzionali che hanno partecipato: Maria Rosaria Emma Judice per il Comitato Pari Opportunità dell’Ordine Forense di Foggia e la psicologa Claudia Cammeo Emanus, la prefetta Caterina De Mutiis, per Raffaele Grassi neoprefetto, in rappresentanza del questore la commissaria Alfonsina de Sario, il presidente della Provincia Nicola Gatta, la consigliera e vicesindaca di Apricena Anna Maria Torelli, per la ConfCommercio Lucia La Torre, il presidente del Rotary Club di Foggia Angelo Michele Corbo e la Fondazione Buon Samaritano con Pasquale Bonni, Stefano Pio Foglia come presidente dell’Ordine degli Avvocati di Foggia e la figlia Claudia Foglia, i quali con la loro presenza hanno evidenziato l’importanza di questa staffetta generazionale, l’antropologa Gioia Longo fondatrice del Tribunale 8 marzo, per l’università di Foggia, il medico legale Luigi Cipolloni, la senatrice Assuntela Messina, la consigliera nazionale Franca Bagni Cipriani e la senatrice Mariapia Garavaglia tramite videomessaggi e la ormai presenza costante, nonché ospite d’onore, la senatrice Elena Marinucci fondatrice della Commissione nazionale parità in Italia negli anni Ottanta. La Moderatrice dell’evento, anch’essa presente in quasi tutte le tappe, è stata Fiorenza Taricone, ordinaria di Storia delle dottrine politiche, e studiosa della questione femminile.

Tutti i partecipanti hanno condiviso i principi e l’importanza di questo progetto sottolineando come ognuno di noi può fare la sua parte, coi propri mezzi e la propria cultura. A Foggia, come nelle altre località visitate in questi anni, è stata determinante la presenza di tantissimi giovani che hanno ascoltato con grande partecipazione le storie affascinanti e dolorose che venivano raccontate per l’emancipazione femminile, ponendo molte interessanti domande ai loro interlocutori e partecipando attivamente a questa staffetta generazionale, vero scopo del progetto. Possiamo affermare che Donne in Gioco è riuscito nel suo intento, coinvolgendo in questo passaggio del testimone anche le moderne generazioni.

Una grande soddisfazione per la sua ideatrice e conoscendo “l’uragano” che è Elena Luviso, non poteva essere altrimenti. D’altronde da una donna così in gamba e attenta, che sa farti “vivere” non semplicemente partecipare alle sue iniziative, il cui punto di forza è il vedere il traguardo non come un semplice punto di arrivo, ma come una base solida da cui dar vita a nuovi progetti e iniziative sempre più grandi.

Non ci resta che attendere e vedere quale nuovo progetto verrà alla luce.

 

Gianfranco Cannarozzo
Foto © Chiara Bagni Morandi, Angelina Bibba, Wikipedia, Gianluigi Sansonetti
 
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