Festival del Cinema Turco in Italia: dal 22 prima versione istituzionale

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Villa Borghese ospiterà la rassegna che sarà inaugurata dal film di Nuri Bilge Ceylan “L’albero dei frutti selvatici”. Il noto regista, pluripremiato a Cannes, sarà l’ospite d’onore

17 Novembre 2019 | di | Cinema - Eventi

La Roma d’Occidente incontra quella d’Oriente. Con questo legame che ricalca la storia prende il via il primo Festival istituzionale che si terrà nei prossimi giorni alla Casa del Cinema della capitale. Sarà un vero e proprio avvenimento culturale che vedrà l’incontro di due grandi realtà mediterranee, la Turchia e l’Italia, attraverso la settima musa dell’arte: il Cinema organizzato dall’Istituto Yunus Emre Centro Culturale Turco di Roma. La Città Eterna sarà impegnata per due giorni a seguire un evento unico nel suo genere, perché farà conoscere non solo un ricco patrimonio artistico, ancora troppo poco studiato in Occidente, ma anche gli aspetti della società turca con le nuove correnti di pensiero.

La direttrice dell’Istituto Yunus Emre, Centro Culturale Turco di Roma, Sevim Aktas ha dichiarato: «questa prima versione istituzionale del Festival del Cinema Turco sarà una chiave per la presentazione del patrimonio culturale e letterario della Turchia e del nostro cinema. Cominciando da questa prima versione sugli ultimi film premiati del cinema turco moderno, si presenterà al pubblico italiano negli anni successivi l’evoluzione culturale della società turca attraverso il cinema che ha un ruolo importante nella storia del Paese». Per questo primo incontro sono stati scelti otto film che si sono fatti apprezzare anche in campo internazionale riscuotendo grande successi e meritati premi.

L’ospite d’onore del festival sarà il pluripremiato al Festival di Cannes, il regista Nuri Bilge Ceylan che ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria già nel 2003 per il film “Uzak”, il premio per la miglior regia nel 2008 per il film “Le tre scimmie”, nuovamente il Grand Prix Speciale della Giuria nel 2011 per il film “C’era una volta in Anatolia” e la Palma d’oro per il film “Il regno d’inverno” – nel 2014 – e l’ultimo “L’albero dei frutti selvatici” che, appunto, inagurerà la manifestazione capitolina.

Il film narra di Sinan, un aspirante scrittore che ritorna nel suo villaggio natale nella Turchia rurale, e viene travolto dalla disperazione del padre che ha accumulato tanti debiti. Ma dice qualcosa di più: solitario, informe, apparentemente privo di armonia, ma orgoglioso di essere lì, e di esistere, e di dare frutti. Nella convinzione che c’è sempre qualcuno, nel mondo, che preferisce i frutti selvatici a quelli tutti uguali, levigati e omologati, che luccicano insapori nelle vetrine dei blockbuster globalizzati.

Parlare di Ceylan è oggi conoscere oltre alla cultura cinematografica turca anche una società giovane in grande espansione sociale e artistica che certamente dovremo imparare a comprendere meglio. Dopo aver completato gli studi e il servizio militare, lo troviamo non solo attore nel cortometraggio diretto dal suo amico Mehmet Eryilmaz, ma anche come in parte nella realizzazione tecnica.

Nel 1993 è il suo cortometraggio “Cocoon”, proiettato a Cannes nel maggio 1995, il primo corto turco ad essere in concorso al Festival. I seguenti tre lungometraggi che gira negli anni successivi sono considerati un sequel: “Cocoon: The Small Town” del 1997, “Nuvole di maggio” del 1999 e “Uzak” del 2002, che vince il Grand Prix al Festival di Cannes del 2003. Improvvisamente Ceylan diventa un autore riconosciuto a livello internazionale e il film, dopo aver vinto un totale di ben 47 premi in tutto il mondo, è certamente il più premiato nella storia del cinema turco.

 

Ginevra Larosa

Nel video il trailer del film “L’albero dei frutti selvatici” che inagurerà il Festival

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