Dazi: Casa Bianca conta su fine negoziati con Ue in 30 giorni

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Esenzione utilizzata da Trump come leva per costringere i partner ad accettare nuove condizioni. Canada e Messico nella stessa situazione dei Ventotto. Reazioni a catena

2 maggio 2018 | di | Economia - Europa - in evidenza - Politica
Jean-Claude Juncker, Donald Trump

L’amministrazione Usa si aspetta di concludere i negoziati con Unione europea, Canada e Messico sui dazi per acciaio e alluminio entro la fine di maggio, dopo i 30 giorni concessi come proroga dell’esenzione. «È un’estensione di 30 giorni e ci aspettiamo che questi negoziati siano completati alla fine di questi 30 giorni», ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders. «Speriamo di poter ottenere qualcosa che funzioni per tutti», ha aggiunto. Sulla stessa linea la posizione dell’Ue, ben rappresentata da Guy Verhofstadt, capogruppo dei Liberali (Alde) al Parlamento europeo, nonché responsabile per conto della stessa istituzione nei negoziati per la Brexit: «un altro mese di esenzioni dai dazi offre a Usa e Ue la possibilità di negoziare. Chiudere questa fase d’incertezza e abbassare i dazi su entrambe le sponde dell’Atlantico dovrebbe essere il nostro scopo comune».

Luca Jahier, presidente EESC 2018-2020

«Qualsiasi cosa accada, l’Ue deve continuare a parlare con una voce sola» è l’auspicio che lo stesso Verhofstadt, così come altri autorevoli esponenti comunitari, hanno esposto nei giorni scorsi. Importante era stata la presa di posizione dei leader dei principali Stati europei, oltre al contemporaneo lavoro delle diplomazie, proficuo per ridurre le tensioni commerciali, come commentato dal segretario al commercio Usa Wilbur Ross in un’intervista alla Cnbc. Perché una guerra commerciale tra alleati non è ancora stata scongiurata del tutto. «Bisogna abbassare i toni e cercare soluzioni concrete. Non possiamo permetterci una guerra commerciale su settori chiave delle nostre economie. Potrebbe determinare ben più vaste crisi e conflitti deflagranti e cambiare in modo definitivo gli equilibri geopolitici mondiali», come ha sottolineato il presidente del Comitato economico e sociale europeo Luca Jahier.

«La nuova globalizzazione rischia di essere un sistema che definirei il Wto meno uno: con gli Stati Uniti come nazione pirata, che si sottrae alle regole anziché farle rispettare». Il punto di vista autorevole – intervistato dal quotidiano italiano Repubblica – è del premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, notoriamente critico della globalizzazione ma ora anche dell’offensiva protezionistica del presidente Usa: «Donald Trump ha una fissazione con i rapporti commerciali bilaterali, è una visione primitiva dell’economia. Un’altra sua ossessione riguarda il manifatturiero, gli scambi di merci, ma anche questo è anacronistico perché l’economia americana è forte nei servizi, come l’istruzione, noi siamo una nazione che esporta corsi di laurea universitari».

Trump dice che la Cina bara al gioco, non rispetta neppure quelle regole del Wto che pure continua a invocare, «e allora» – osserva Stiglitz – «che l’Amministrazione Trump si muova per farle rispettare, quelle regole», invece «è l’America che rischia probabilmente di essere colta a violare le regole del sistema che ha fondato». Oltre a inimicarsi Stati con cui è legata dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Basti pensare al Giappone, il cui ministro dell’Economia (Hiroshige Seko) si è detto «estremamente rammaricato» per la mancata esclusione del suo Paese dall’imposizione dei dazi sull’acciaio e l’alluminio decisa dagli Stati Uniti, malgrado le attività di lobbying predisposte da Tokyo e le osservazioni che le esportazioni giapponesi di acciaio e alluminio non rappresentano un problema per la sicurezza nazionale statunitense, ma, al contrario, contribuiscono a rafforzare l’economia e il mercato del lavoro.

Esenzione permanente dai dazi chiesta ora da tutti gli Stati europei. Lo hanno sottolineato ieri per l’Italia il presidente della Repubblica Mattarella («preoccupa anacronistico nazionalismo», in un passaggio dedicato nel discorso del primo maggio), il premier Gentiloni e il ministro Calenda («prove di forza tra Usa e Ue sono sbagliate/pericolose», come ha scritto su twitter il responsabile del dicastero dello sviluppo economico). «L’incertezza è dannosa per l’industria su entrambe le sponde dell’Atlantico. Ci aspettiamo che l’Ue sia esentata dai dazi una volta per tutte» ha chiesto il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. «L’Ue ha indicato la sua disponibilità a discutere le questioni di accesso al mercato di interesse, ma ha anche chiarito che, come partner e amico di lunga data degli Usa, non negozierà sotto minaccia» come rileva in una nota la Commissione europea dopo la decisione del presidente Donald Trump di prorogare l’esenzione.

 

Nicola Del Vecchio

Foto © EUobserver, EESC, dw.com

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