Diciotti, il governo minaccia il ritiro dei contributi all’Unione europea

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Bilancio Ue, l’Italia è tra primi quattro contributori netti. Lo spread intanto continua ad aumentare. Chi si professa tranquillo prospetta aiuti americani o cinesi

24 agosto 2018 | di | Economia - Europa - in evidenza - Politica

Nella recente storia d’Italia mai si era toccato un punto più basso per le relazioni con il resto dei Paesi dell’Unione europea. Per carità, negli ultimi anni il sentimento degli italiani, da sempre fra i più europeisti del Vecchio Continente, si era decisamente raffreddato. Ma mai si era arrivati, almeno nel Belpaese, a minacciare di ritirare i contributi italiani all’Ue se non sarà trovata una soluzione sui migranti a bordo della Diciotti, come ha fatto il vicepremier, Luigi Di Maio. «Le minacce non funzionano in Europa, non portano da nessuna parte, l’unico modo di arrivare alle soluzioni è lavorare insieme in maniera costruttiva» – ha spiegato Alexander Winterstein, portavoce della Commissione europea – «stiamo lavorando più duramente che mai sulla questione Diciotti, se ci vuole più tempo non è certo per mancanza di impegno da parte nostra».

                    Alexander Winterstein

Eloquente il tweet di Günther Oettinger, commissario (tedesco) europeo al Bilancio: «se l’Italia rifiutasse di versare il suo contributo all’Eurobudget, sarebbe la prima volta nella storia dell’Unione europea. Questo comporterebbe interessi per i pagamenti ritardati. E una violazione degli obblighi del Trattato che porta a possibili ulteriori pesanti sanzioni». La risposta del membro dell’esecutivo comunitario è la diretta conseguenza del post sul profilo Facebook del vicepremier e ministro dello Sviluppo economico, riferendosi al nulla di fatto del vertice europeo degli sherpa sul tema dell’immigrazione, da cui si attendevano novità sul caso della Diciotti, la nave della Guardia costiera con a bordo circa 150 migranti ancora bloccata nel porto di Catania: «Oggi l’Unione europea ha deciso di voltare le spalle all’Italia ancora una volta».

Scrive Di Maio: «hanno deciso di fregarsene dei principi di solidarietà e di responsabilità nonostante nell’ultimo Consiglio europeo – riunione dei capi di Stato e di governo Ue che assume le principali decisioni – avessero assicurato che chi sbarcava in Italia sbarcava in Europa», ha sottolineato di Maio. «L’Unione europea non vuole ottemperare ai principi concordarti nell’ultimo Consiglio europeo? Noi siamo pronti a tagliare i fondi che diamo all’Ue. Vogliono 20 miliardi dei cittadini italiani? Dimostrino di meritarseli e si prendano carico di un problema che non possiamo piu’ affrontare da soli. I confini dell’Italia sono i confini dell’Europa», ha concluso il vicepremier. Rincara la dose l’altro vicepremier e ministro degli Interni Matteo Salvini: «l’Ue si era impegnata ad accogliere 35 mila profughi e non ne ha preso neppure un terzo. Con 5 milioni di italiani che vivono in povertà assoluta, un milione dei quali minorenni, le tasse pagate dagli italiani e dagli immigrati regolari, che sono miei fratelli», secondo Salvini non si può deflettere dalla linea dura sull’immigrazione clandestina.

                    Günther Oettinger

Lo scontro tra Italia ed Europa sulla questione migranti continua in queste ore. A Bruxelles il vertice tecnico dei 12 Stati membri convocato dalla Commissione europea ha prodotto un nulla di fatto: nessun accordo è stato trovato sulla ripartizione dei 150 migranti presenti a bordo della nave Diciotti ferma al porto di Catania da 4 giorni. Dura la replica del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha affidato a Facebook la posizione del governo: «L’Italia ne trarrà le conseguenze e, d’ora in poi, si farà carico di eliminare questa discrasia» che c’è tra parole e fatti. Secondo quanto si apprende, il governo esclude l’ipotesi di “Italexit” anche se l’orientamento è di mettersi di traverso e fare la voce grossa su tutti i temi che saranno affrontati in sede europea.

Il bilancio comunitario è lo strumento di attuazione delle politiche europee, dall’Erasmus ai fondi strutturali, da quelli per i migranti all’agricoltura. L’Italia è il quarto contributore netto al bilancio Ue, ovvero versa più di quanto riceve, dopo Germania, Gran Bretagna e Francia. Nel 2017 ha infatti ricevuto quasi 9,8 miliardi di euro a fronte di 12 versati. La Germania è il Paese con lo scarto maggiore (ne ha messi 19,6 ma ne ha avuti meno di 11), poi seguono Gran Bretagna (con circa 10,6 erogati alle casse europee e 6,3 recuperati in fondi Ue) e Francia (con 16,2 pagati e 13,5 “riavuti indietro”). Molti Paesi hanno brandito la minaccia in passato di non pagare per il bilancio comunitario, ma nessuno l’ha mai concretamente attuata. Dal 2001 al 2017 l’Italia è sempre stata nella posizione di contributore netto, con scarti variabili tra il dare e l’avere che hanno raggiunto un picco passivo nel 2011 di quasi 5 miliardi.

                    Giuseppe Conte

Tra la fine degli anni Settanta e la metà degli anni Novanta, invece, l’Italia è stata nella posizione di beneficiario netto, ovvero ha ottenuto più soldi dall’Europa di quanti ne abbia messi nel bilancio comunitario. Oltre all’Italia, i maggiori contribuenti netti al bilancio comunitario sono i già citati Germania, Francia, Gran Bretagna, poi Paesi Bassi, Svezia, Austria, Danimarca e Finlandia. In termini assoluti, le maggiori economie sborsano contributi più alti, in quanto questi vengono calcolati per il 70% sul reddito nazionale lordo dei Paesi. I grandi beneficiari dei fondi europei sono i Paesi dell’Est Europa, con la Polonia in testa (quasi 12 miliardi ricevuti su 3 messi) e gli altri Visegrad – Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia – tra i primi sette che hanno ricevuto di più rispetto a quanto versato. Sono diversi gli Stati membri che di fronte al rifiuto dei Visegrad di rispettare gli impegni sui migranti chiedono di tagliare i fondi Ue a loro destinati. La Commissione ha quindi proposto di introdurre una condizionalità legata al rispetto delle regole europee e allo stato di diritto.

Altro capitolo lo spread. Il differenziale Btp/Bund sale verso quota 278 portando il rendimento del decennale italiano al 3,13%. Un livello che sfiora i massimi da fine maggio (3,18%) toccati a Ferragosto. Gli investitori aspettano il Documento di Economia e Finanze. Ma il Financial Times annuncia da giorni massicce vendite di Btp da parte degli investitori stranieri: fra maggio e giugno sono stati venduti oltre settanta miliardi di titoli italiani: 38 a giugno e 34 a maggio. La voce opposta è che tutto andrà bene perché Donald Trump avrebbe offerto all’Italia sostegno sul finanziamento del debito pubblico del prossimo anno. In mezzo c’è la concretezza del viaggio del ministro Giovanni Tria in Cina, dove sarà accompagnato dal vice direttore generale della Banca d’Italia Fabio Panetta. L’obiettivo della missione è quello di rafforzare i rapporti economici fra i due Stati e convincere gli investitori cinesi a investire nel Belpaese. Per questo sono previsti incontri con il ministro delle Finanze Liu Kun e con il governatore della banca centrale Yi Gang.

 

Lena Huber

Foto © EurActiv

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