Elezioni in Austria: l’ecologista Van der Bellen è il nuovo presidente

  • Condividi questo articolo

L’Europa tira un momentaneo sospiro di sollievo. L’estrema destra sfiora la vittoria, mentre i partiti populisti ed euroscettici aumentano i loro consensi

24 Maggio 2016 | di | in evidenza - Politica

Per quanto tempo ancora l’Europa riuscirà ad arginare l’avanzata dell’estrema destra? E’ questa la domanda che occorre porsi in questo difficile momento storico. La vittoria di misura, solo 31mila voti di scarto, dell’ecologista Van der Bellen non deve illudere riguardo un orientamento dell’elettorato europeo ormai generalizzato.

Tutti i Paesi dell’unione, nessuno escluso, sono interessati da questo preoccupante fenomeno. La cosa è vera sia per quanto riguarda i membri storici e fondatori della Ue, ma anche rispetto a quelli di più recente adesione. I casi della Polonia e dell’Ungheria sono eclatanti.

L’esempio dell’Austria merita poi ulteriori riflessioni. Siamo di fronte a un Paese ricco e stabile, con un livello di disoccupazione estremamente basso, anche se in leggera crescita. Eppure, anche su questo terreno apparentemente infecondo per gli estremismi, attecchiscono le idee del populismo più estremo. Questo perchè i cittadini temono di perdere la loro posizione privilegiata, e quindi si orientano verso chi stimola le loro paure, promettendo benessere e prosperità.

Alle formazioni politiche di estrema destra basta sbandierare lo spettro dell’immigrato, mediante l’adozione della più trita retorica nazionalista, per acquisire consensi. L’Europa deve interrogarsi sul perchè di questo fenomeno, pena la sua stessa sopravvivenza.

P030910001302-818444La crisi economica ha innescato meccanismi di solidarietà mal visti dai Paesi ricchi. La vicenda greca è a tale proposito emblematica. L’emergenza migrazioni e la minaccia terroristica hanno fatto il resto. Eppure non bisognerebbe mai dimenticare che, se il mediooriente e l’Africa sono così instabili, una percentuale di colpa grava anche sulle spalle dell’occidente.

La chiusura nel ristretto ambito dei propri confini non è la soluzione. Eppure il popolo ha la memoria corta, e viene facilmente orientato da chi sa sfruttarne le debolezze verso derive pericolose. Per questo conquiste che sembravano ormai acquisite, come la libera circolazione delle merci e dei cittadini Ue all’interno dello spazio Schengen, sono ora a rischio.

Occorrerebbe sfruttare il momento per instillare nei popoli un maggiore senso di solidarietà e coesione. Se i governi saranno in grado di farlo, cosa della quale personalmente dubito, sarà il tempo a dirlo. La concessione di maggiore flessibilità, come è accaduto ad esempio di recente all’Italia, potrebbe essere un segnale in questa direzione. Una crescita economica più decisa naturalmente aiuterebbe a frenare gli euro scettici, infondendo nuova fiducia in un continente che appare stanco e fiaccato.

I conflitti più sanguinosi hanno sempre avuto origini economiche. Per questo l’incubo di una guerra, evocato ad esempio dal premier britannico David Cameron per convincere il proprio elettorato riguardo gli effetti nefasti della cosiddetta Brexit, non deve essere sottovalutato. L’uscita della Gran Bretagna dalla Ue sarebbe un colpo duro all’edificio europeo, le cui conseguenze potrebbero rivelarsi fatali.

Riccardo Cenci

Foto:

Van der Bellen © Commons Wikimedia (author of the image Christian Jansky)

David Cameron © European Union , 2016

  • Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *