Erdogan puntava a distensione con l’Ue, ma sono scintille con Macron

  • Condividi questo articolo

Per il presidente francese «Ankara non può stare in Ue», «basta ipocrisie, lontani su diritti». E offre partenariato. Ma il turco ribatte «siamo stanchi d’implorare»

6 gennaio 2018 | di | Europa - Eventi - Politica

Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan è stato ricevuto ieri a Parigi dal suo omologo francese Emmanuel Macron, in una visita ritenuta cruciale per la riapertura del dialogo tra Ankara e l’Unione europea dopo le forti tensioni seguite al fallito golpe del 2016. Oltretutto prima dell’incontro, nei giorni scorsi, il leader turco ha espresso la volontà di migliorare le relazioni con l’Europa nel corso del nuovo anno, in cui punta a «ridurre il numero dei nemici e accrescere gli amici». Uno sforzo diplomatico testimoniato anche dal faccia a faccia previsto oggi in Germania tra il ministro degli Esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu e quello tedesco Sigmar Gabriel.

Grande attesa con sorpresa, soprattutto da parte francese, col presidente Macron che ha bacchettato l’omologo turco sulle libertà fondamentali e seppellito (forse definitivamente) il processo di adesione della Turchia all’Unione europea. Una posizione molto simile a quella assunta a suo tempo dall’ex presidente Nicolas Sarkozy. Per il nuovo inquilino dell’Eliseo è giunto il tempo di «uscire dall’ipocrisia»: l’attuale contesto non permette «alcun progresso» in termini di adesione di Ankara all’Unione europea, anzi «bisogna vedere se non possiamo ripensare questa relazione non nel quadro del processo di integrazione ma forse di una cooperazione, di un partenariato con la finalità (…) di garantire l’ancoraggio della Turchia e del popolo turco all’Europa».

In mattinata, dinanzi all’ambasciata di Ankara a Parigi, la polizia aveva bloccato una manifestazione di Reporters sans frontie’res (Rsf) che chiedeva alla Ue di essere “inflessibile” con l’ospite turco, alla sua prima visita in un grande Paese europeo dopo il gelo seguito al fallito golpe del 2016. Evidentemente Erdoğan aveva già saggiato il clima ostile a cui si prestava, e in conferenza ha ribattuto alle parole del giovane presidente francese dichiarandosi «stanco» di «implorare» l’adesione comunitaria, un processo avviato oltre mezzo secolo fa e mai arrivato in porto.

Non sono mancati attimi di tensione quando un giornalista di Envoye’ Spe’cial (France 2) ha interrogato il leader di Ankara sulla presunta consegna di armi da parte degli 007 turchi all’Isis nel 2014. Rivelata l’anno dopo, la vicenda venne già seccamente smentita dal presidente, che denunciò un complotto orchestrato da Fethullah Gülen, il “predicatore” suo nemico giurato e che accusa, tra l’altro, di aver fomentato il fallito golpe del 2016. «Tu parli con le parole del Feto», ha sbottato Erdoğan, in riferimento a quella che definisce «l’organizzazione terrorista dei partigiani di Fetullah». «No, parlo come un giornalista francese», ha replicato il reporter dinanzi alla folta platea riunita nel Salone delle Feste dell’Eliseo prima dell’affondo di Erdogan: «Mi rivolgi questa domanda, ma perché non ti interroghi sugli Usa che hanno inviato 4.000 camion carichi di armi in Siria? Sei un giornalista o no? Avresti dovuto indagare anche su quello». Il riferimento, in questo caso, è al sostegno di Washington alle milizie curde in Siria, che Ankara ritiene terroristi al pari dell’Isis.

Il leader turco ha poi liquidato le critiche sui giornalisti arrestati ribadendo che la Turchia è uno Stato di diritto e che quindi gli arresti dipendono dai giudici e non dall’esecutivo. Poi un’annotazione ai presenti: «Vedete, il terrorismo non nasce così, da solo, ma ci sono anche dei “giardinieri del terrorismo”: uomini di pensiero, di idee, che scrivono nei giornali. Sono loro che portano l’acqua al mulino» del terrorismo. «Abbiamo avuto 35.000 martiri del terrorismo, spero che la Francia non paghi mai questo tributo», ha tagliato corto Erdoğan, che poi ha assicurato sul fatto che la Turchia continuerà a combattere l’Isis in modo “intenso” e ad accogliere i rifugiati siriani, «un dovere umanitario».

Presente all’Eliseo anche l’ambasciatore d’Italia in Francia, Giandomenico Magliano, per la firma di un primo accordo in materia di Difesa missilistica tra il consorzio franco-italiano Eurosam-Mdba e la Turchia. Intervistato l’altroieri da Lci (La Chaîne Info, canale televisivo all news francese), il leader turco aveva detto che tra «Francia, Italia e Turchia abbiamo una cooperazione a tre nel settore dell’industria della Difesa, penso che questo sia molto importante, anche riguardo alla solidarietà tra i nostri Paesi». Siglato, tra l’altro, anche un protocollo per la vendita di 25 Airbus A350 a Turkish Airlines.

 

Ayla Şahin

Foto © Express

  • Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *